Antidepressivi e antipsicotici se dovuti sono ammessi in gravidanza

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Antidepressivi e antipsicotici se dovuti sono ammessi in gravidanza

antidepressivi in gravidanza
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Inversione di tendenza a proposito degli psicofarmaci in gravidanza: antidepressivi, ansiolitici e antipsicotici da sempre erano fortemente sconsigliati, quando non addirittura vietati, nei nove mesi della gravidanza. Lo si faceva per tutelare il benessere del feto, il cui sistema nervoso poteva essere influenzato dall’assunzione, da parte della madre, di questi medicinali. Oggi, secondo le ultime tendenze scientifiche, questi medicinali possono essere somministrati, se necessario, alle donne emotivamente più sensibili e che abbiamo sofferto in passato di problemi di ansia, depressione o puossè deliranti.

 

A volte i farmaci sono necessari

La gravidanza e il parto stesso possono rappresentare un fattore di rischio per i disturbi psichici a causa degli intensi sbalzi ormonali, della fatica fisica e psicologica e dei cambiamenti nella ruotine quotidiana. Gli psicofarmaci possono quindi rappresentare una salvaguardia per il benessere della mamma e del bambino, soprattutto in considerazione dei numerosi casi di depressione post partum e di alcune forme di psicosi, con esiti talvolta drammatici. Si è parlato di questo problema in occasione di – La depressione in gravidanza: strategie terapeutiche per una good clinical practice –  tematica introdotta dal professor Cesario Bellantuono, specialista in Psichiatria e Psicofarmacologia Clinica e responsabile degli ambulatori di Psicopatologia Perinatale a Verona, Rimini e Ancona. L’incontro  è stato parte del convegno nazionale di psicopatologia perinatale sugli  – Scenari della maternità: Normalità e patologia nei primi 1.000 giorni – nell’ambito del Festival della Maternità. A parere dell’esperto, nel bilancio che i medici stilano sui rischi connessi alla somministrazione dei farmaci in gravidanza, deve essere valutato anche il rischio che potrebbe comportare il mancato trattamento farmacologico sulla salute della madre, del neonato e sul decorso della gestazione.

 

Diversi tipi di disagio post partum

Nel post partum, il baby blues olpisce solitamente circa il 70% delle donne. Si tratta di una lieve caduta del tono dell’umore, accompagnata da occasionali crisi di pianto e insonnia. Questa forma ha quasi sempre un’evoluzione spontanea verso la guarigione e nell’arco di una o due settimane tende a scomparire. Se, però, baby blues dura più di un mese, esiste il rischio che possa sfociare in una vera depressione post partum, condizione assolutamente non trascurabile. Disturbi come quelli d’ansia o depressivi, infatti, se non vengono trattati incidono sulla salute della mamma, il decorso della gestazione e la salute del neonato. Numerosi studi dimostrano che quasi la metà delle donne che manifestano depressione post partum hanno avuto disturbi depressivi o ansiosi anche durante la gravidanza. Una donna in gravidanza può stare male a tal punto da non escludere il rischio di suicidio. In casi come questi, è senza dubbio necessaria una cura farmacologica, meglio se associata ad un trattamento psicoterapico. Gli psicofarmaci oggi sono tanti e con caratteristiche di efficacia e sicurezza molto diverse tra loro, quindi lo psichiatra, l’unico specialista in grado di gestire la psicofarmacologia, sa come intervenire sia in gravidanza sia in allattamento.

 

Benefici anche sul neonato

Una depressione materna non curata può avere ripercussioni anche sul benessere del neonato, a parere degli esperti nasce già con livelli plasmatici dell’ormone dello stress, il cortisolo, elevati. Anche il parto prematuro è un evento che ha un’incidenza quasi doppia nelle donne ansiose o depresse. Al contrario, non sembra che gli antidepressivi di nuova generazione causino un significativo aumento delle malformazioni congenite, che sono ancora oggi maggiormente legate ad anomalie e molte sono tuttora di origine sconosciuta. Per quanto riguarda gli antipsicotici, si tratta di farmaci adoperati per curare gravi disturbi psichiatrici,  diversi da quelli depressivi. Gli antipsicotici di nuova generazione sono in commercio da più di venti anni e come gli antidepressivi sono da considerare relativamente sicuri anche in gravidanza. Di conseguenza, nel caso la donna soffra di un serio problema depressivo o psicosi, lo psichiatra deve valutare attentamente il rapporto rischio beneficio. Lo stress causato da sintomi psicotici gravi e persistenti nelle donne durante la gestazione si ripercuote sul feto e sul decorso della gravidanza.

 

Antidepressivi in allattamento

Per quanto riguarda l’allattamento, tra gli antidepressivi di ultima generazione, noti come – SSRI – sono disponibili farmaci assolutamente compatibili con l’allattamento al seno. Le linee guida raccomandano alle donne in trattamento con questi farmaci di allattare dal momento che passano solo tracce di farmaco nel latte di nessun rilievo per il neonato. I bambini allattati al seno corrono meno rischi di sviluppare, nei giorni successivi al parto, sintomi simil-astinenziali dovuti alla brusca sospensione del farmaco, rispetto a quelli allattati con latte in formula. Questi sintomi sono rappresentati da pianto, qualche difficoltà nell’addormentamento, una temporanea disregolazione della temperatura corporea e ipoglicemia. Sono problematiche che possono riguardare il 20-30% dei casi, in particolare i neonati molto prematuri, ma si risolvono, nella maggior parte dei casi, al massimo in due-tre settimane dal parto. È quindi essenziale che la donna in gravidanza, soprattutto se ha sofferto di disturbi ansiosi o depressivi, anche lievi, ne parli con il proprio ginecologo, oppure si rivolga a un centro di riferimento o agli esperti di Guidagenitori.it.   Si tratta infatti di un disagio troppo serio per poter essere sottovalutato.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini

Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica

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