Con il passaggio dall’allattamento al cibo solido il bambino vive un fase importante della propria crescita fisica e psicologica: vediamo insieme come procedere e quali errori evitare.
Lo svezzamento rappresenta una delle tappe più importanti della crescita di un bambino. L’abbandono progressivo dell’allattamento, l’approccio con il cibo solido, la scoperta di nuovi sapori sono passaggi decisivi nella conquista dell’autonomia fisica e psicologica. Passaggi non sempre lineari, nei quali difficoltà e resistenze devono essere considerate fisiologiche ed accolte con comprensione e pazienza. Per un bambino di pochi mesi anche solo l’approccio con uno strumento nuovo come il cucchiaino non è una esperienza secondaria: ci vuole, ad esempio, un po’ di tempo perché il piccolo impari a spostare la forza delle guance utilizzata nella suzione verso le labbra che devono chiudersi sul cucchiano. E non c’è dunque da stupirsi se i primi tentativi sono accompagnati dal rifiuto della pappa, inevitabilmente sputata sul bavaglino. Agli elementi fisologici bisogna poi aggiungere quelli psicologici: lo svezzamento, che vuol dire soprattutto allontanamento dall’allattamento, è, di fatto, la prima vera occasione di distacco dalla figura materna. Anche per questo è importante non affrettare i tempi dello svezzamento – detto anche divezzamento – rispettando l’ostilità del piccolo ed imparando a cogliere, viceversa, eventuali segnali di disponibilità e apertura.
Quando cominciare
Attorno al sesto mese di vita gli organi di un bambino coinvolti nel processo di digestione – intestino, fegato e pancreas – sono finalmente in grado di assimilare cibi più complessi del latte. Si consiglia dunque di iniziare lo svezzamento più o meno in questo periodo, lasciando la possibilità al piccolo di godere il più a lungo possibile dei preziosi benefici del latte materno. Nel caso in cui il bambino venga ormai allattato artificialmente è possibile che il pediatra consigli di anticipare lo svezzamento verso il quarto/quinto mese di vita. In linea generale, tuttavia, anticipare di troppo il divezzamento comporta qualche rischio per quel che riguarda il sovrappeso, per un’eccessiva introduzione di calorie, e le intolleranze o le allergie alimentari, spesso dovute proprio all’introduzione prematura di un determinato cibo allergenico nell’alimentazione del picolo.
La prima pappa
In genere la prima pappa che si offre al bambino è quella che va a sostituire la poppata di mezzogiorno. Cominceremo con un brodo vegetale, veicolo dei principali nutrienti di cui il bambino necessita. All’inizio, nel brodo cuoceremo una carota e una patata per poi man mano inserire altre verdure, come la zucchina, la lattuga, la zucca e preferibilmente sempre verdure di stagione. Occorre introdurre un alimento nuovo per volta, in media uno ogni tre/quattro giorni, per accorgersi di eventuali allergie o intolleranze del bambino. Al brodo vegetale, privo delle verdure – queste infatti verranno proposte al bambino a distanza di qualche giorno semplicemente schiacciate con la forchetta – si aggiungeranno creme di cereali in vendita nei supermercati e in farmacia, che renderanno il brodo più denso e sostanzioso. Si comincia con la crema di riso, mais e tapioca: farine di cereali prive di glutine che eliminano il rischio di complicazioni nel caso di bambini celiaci. Nel giro di pochi giorni il bambino potrà poi conoscere e apprezzare il sapore di un nuovo alimento ricco di proteine e ferro: la carne. Si inizia da quella bianca – come l’agnello, il coniglio, il pollo e il tacchino- per poi passare al vitello e al manzo. La carne potrà essere lessata, e proposta inizialmente al piccolo come un vero e proprio brodo di carne, oppure potrà essere cotta a bagnomaria o a vapore – sistema questo per disperdere il meno possibile i nutrienti della carne – per essere poi presentata al bambino sotto forma di omogeneizzato nella pappa, o ridotta a pezzetti molto piccoli. Il sale è altamente sconsigliato nella cottura o per il condimento della pappa dei bambini almeno fino ai due anni di vita. È invece utile e consigliabile rendere la pappa più sapida condendola con un cucchiaino di parmigiano reggiano e uno di olio extra vergine di oliva. A fine pasto si può poi proporre al bambino della frutta omogeneizzata prima e grattuggiata poi: si inizia con la mela, la pera e la banana per passare poi alla frutta di stagione, ma per i kiwi, le fragole e i frutti di bosco in genere è bene aspettare oltre i 12 mesi.
La seconda pappa
Dopo circa un mese dall’introduzione della prima pappa sarà possibile inserirne una seconda, che sostituirà la poppata della sera. Con la pappa serale si può cominciare a introdurre il formaggio, preferibilmente non grasso, come la ricotta fresca, la robiola o il primo sale, che si può offrire al bambino a piccoli tocchetti. Il formaggio, è la fonte principale per un giusto apporto di calcio, elemento importante per irrobustire ossa e scheletro, ma non dimentichiamoci che anche con l’introduzione della seconda pappa, è buona norma che il bambino continui ad assumere almeno 500 ml di latte, quello materno o quello di proseguimento che sia. Crescendo, in genere verso l’ottavo mese, inizia a spuntare qualche dentino nella bocca dei nostri piccoli: questo è il momento ideale per passare dalle creme di cereali alle prime pastine per arrivare poi alle pastasciuttine.
L’inserimento graduale degli alimenti
Con il progredire dello svezzamento il bambino potrà introdurre nella sua dieta nuovi alimenti, fino a giungere, intorno all’anno di vita, ad aver assaggiato quasi tutto quello che normalmente finisce sulla tavola della famiglia. Ma alcune attenzioni nella progressione dell’inserimento dei cibi sono importanti. Il tuorlo dell’uovo può esser proposto intorno agli otto mesi, mentre per l’albume è preferibile aspettare l’anno di vita essendo questo altamente allergizzante. Anche per il pesce occorre attendere i sette/otto mesi: preferendo la sogliola o la platessa ed evitando categoricamente molluschi e crostacei. Verso i nove mesi è possibile introdurre i legumi: lenticchie decorticate, ceci, fagioli borlotti o cannellini freschi, lessati e resi crema con un passaverdure. Attorno ai 10 mesi si possono proporre nuovi tipi di formaggi, come il parmigiano reggiano o formaggi semistagionati. Mentre per il latte vaccino è meglio aspettare che il piccolo compia l’anno di vita e proporlo per i primi giorni allungato con dell’acqua, in proporzione 1 a 3. Quello che dovrebbe davvero differenziare l’alimentazione di un bambino da quella di un adulto è il tipo di cottura e di condimento degli alimenti: è preferibile infatti che i cibi per i più piccoli vengano cotti senza l’utilizzo di soffritti ed è fortemente sconsigliato proporre loro cibi fritti o a elevato contenuto di grassi polinsaturi.
Maria Germana Imbrighi