

Siamo ancora nel pieno dell’inverno ma, chi non ha ricevuto il vaccino e non ha avuto l’influenza può forse tirare un sospiro di sollievo, la stagione influenzale sta volgendo al termine. Non è però il caso di abbassare la guardia: dopo il calo dell’attività dei virus influenzali, sono in arrivo altri germi patogeni come l’adenovirus, il coronavirus e il rotavirus. Questi agenti patogeni, assieme agli sbalzi termici, colpiscono con più facilità e possono causare forme di malessere con tosse, raffreddore ma anche nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. Queste forme sono più lievi, durano in genere poco più di una giornata, ma non vanno sottovalutati perché possono dare complicanze.
A correre il rischio di avere disturbi conseguenti a queste forme più lievi, anche se i sintomi sono spiacevoli: nausea, vomito e diarrea, sono soprattutto i bambini piccoli, che a causa di vomito e dissenteria corrono un maggior rischio di disidratazione. È quindi opportuno far bere molti liquidi ai bambini, perché il loro organismo è composto per la maggior parte di acqua e un calo di questa percentuale di liquidi può predisporli a febbre, spossatezza e perfino aritmie cardiache. Quindi via libera a brodo vegetale, spremute di agrumi, tè deteinato, camomilla, oltre alle specifiche soluzioni reidratanti suggerite dal pediatra o dal farmacista. Se il bambino ha vomito, la bevanda deve essere proposta a piccoli sorsi, fredda, subito dopo la crisi in modo che il liquido riesca a entrare nel circolo sanguigno. Nei primi giorni seguenti la malattia, il bambino deve osservare una dieta leggera a base di riso bollito, patate e carote cotte a vapore, mela o banana. Se il bambino è allattato al seno, può continuare a essere nutrito in questo modo perché il latte materno offre protezione contro le infezioni ed è ricco di probiotici. Dopo i primi giorni si può introdurre gradualmente carne bianca lessata.
Nel caso in cui il bambino abbia un po’ di febbre, gli si può somministrare del paracetamolo nella dose adeguata all’età e al peso: sulle confezioni è espressa la quantità in modo molto chiaro. Non occorre somministrare subito il farmaco, ma attendere che raggiunga almeno i 38° di temperatura. Infatti, il lieve rialzo febbrile contribuisce a combattere i virus responsabili dell’infezione. Se però la febbre è più alta e il bambino mostra segni di malessere, oppure ha mal di testa, si può somministrare il farmaco, eventualmente dopo aver chiesto il parere del pediatra. La formulazione va scelta in base al disturbo del bambino. Se il piccolo vomita, è bene evitare le gocce o lo sciroppo che potrebbero essere rigettate, a meno che non siano somministrate subito dopo la crisi. In questo caso si può ricorrere alle supposte, che sono invece sconsigliate in caso di dissenteria. Il farmaco va proposto ogni sei ore al massimo, per non oltre due-tre giorni. Se il disturbo persiste si deve contattare il pediatra.
Sahalima Giovannini