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Figli con il telefonino

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Un’indagine sui consumi dei minori ci svela come lo usano, quanto spendono, cosa ci fanno davvero

Molti genitori riescono a patteggiare per un po’. Almeno per tutto il periodo delle elementari. Difficile, infatti, che prima degli 11 anni un bambino stia da solo ossia lontano da genitori, nonni, insegnanti per molto tempo. Ma quando il ragazzino arriva alle medie e inizia ad andare a scuola con gli amici, a recarsi da solo al corso di tennis o in piscina, dire di no diventa difficile. E, forte della classica frase “così sai sempre dove sono”, che tranquillizza e fa leva sul senso di colpa di mamma e papà, il ragazzo ottiene l’oggetto del desiderio: il telefonino. Un piccolo apparecchio, più o meno tecnologico, che in realtà significa molto di più di quello per cui è stato inventato. Almeno per i giovanissimi. Almeno per l’84 per cento di ragazzini di età compresa tra 8 e 15 anni, che ne possiedono uno. Per loro, il cellulare è uno status symbol, un modo per dimostrare di essere adulti. Di più: è una “coperta di Linus” delle nuove generazioni, che non fa sentire soli, che permette di intensificare le relazioni a distanza con gli amici. E che aiuta a sottrarsi al controllo degli adulti, assolvendo al tempo stesso la funzione di “controllo parentale”, visto che offre ai genitori la possibilità di rintracciare sempre i figli.

Un consumo consapevole
È questa la fotografia del piccolo consumatore italiano alle prese con il telefonino, scattata dalla prima indagine sull’uso dei cellulari da parte di bambini e adolescenti, contenuta in “Baby Consumers e nuove tecnologie”, il 2° Rapporto sui consumi dei minori del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) Dipartimento Junior, presentato lo scorso 21 settembre a Milano. Una vera e propria indagine sul campo, che ha sottoposto un questionario di 35 domande a 2.693 studenti di età compresa tra gli 8 e i 15 anni, prendendo in esame i consumi mediatici e le nuove tecnologie, affrontando anche il rapporto dei minori con le nuove tecnologie (computer, internet, Ipod, videogiochi), oltre al tema delicato e complesso dell’uso del cellulare da parte dei più piccoli. Per la metà degli intervistati, il primo telefonino arriva già a 9-10 anni. Presto, quindi, troppo, per farne buon uso? Sembra di no: a sorpresa, i ragazzini italiani mostrano di avere con il telefonino un rapporto responsabile. Infatti, i piccoli consumatori lo usano soprattutto per essere sempre rintracciabili dai genitori (46,6 per cento), per comunicare cose utili (25,8 per cento) o per essere sempre in contatto con gli amici (21,1 per cento). Lo portano sempre con sé, soprattutto in tasca (76,6 per cento), ma conoscono il galateo del cellulare e ritengono opportuno tenerlo spento a scuola (71 per cento) o in chiesa (68 per cento), perché potrebbe disturbare o semplicemente per rispetto (57 per cento). Sono anche abbastanza oculati: oltre la metà degli intervistati spende ogni mese non più di 10 euro per le telefonate.

Il pericolo della solitudine
Insomma, sembra che i genitori italiani non possano lamentarsi dell’uso che i figli fanno del cellulare. Sembra che, almeno nell’adolescenza, siano al riparo dalle telefonate-fiume e dal rischio di intossicazione da sms. Vale la pena di continuare su questa linea, soprattutto perché il telefonino è quello che è cioè uno strumento per la comunicazione ma non può e non deve sostituirsi ai rapporti umani, né quelli tra genitori e figli, né quelli tra amici. Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino che ha condotto l’indagine, è di questo avviso: “Se l’indagine rassicura sull’uso che i nostri figli fanno del cellulare, dall’altro evidenzia una sempre più crescente solitudine dei bambini, che già prima dei dieci anni vengono dotati da genitori di cellulare, Ipod, videogiochi. I ragazzi ci si rifugiano, proiettandosi in un mondo spesso irreale. Dobbiamo recuperare la dimensione della presenza fisica e genitori, dei nonni, dei fratelli”. Insomma, le nuove tecnologie sono fondamentali e non vanno demonizzate, anzi: i ragazzi italiani ne hanno di strada da fare in fatto di linguaggio informatico. Le nuove tecnologie, però, che i giovani dimostrano di padroneggiare meglio dei genitori non devono sostituire un sano rapporto fatto di tempo trascorso insieme, chiacchiere e, perché no, litigi.

Il controllo sulla spesa
Lucia Moreschi, responsabile del Dipartimento Junior di MDC, punta l’attenzione sull’educazione all’uso corretto del cellulare, mettendosi in guardia da eventuali pericoli e, perché no, preparandosi anche per il futuro. “Prima di tutto, c’è il fattore economico” sottolinea la dottoressa. “Saper gestire in modo maturo il denaro che occorre per ricaricare il cellulare è un modo semplice che insegna a dare il giusto valore ai soldi. Quindi, divieto assoluto di appoggiare la bolletta telefonica del figlio in banca. È meglio patteggiare una cifra, tanto più modesta quanto più il ragazzino è piccolo, superata la quale si deve imparare a rinunciare alle telefonate. Poco alla volta il bambino imparerà che non tutto è dovuto, ma che certe cose vanno conquistate”. Attenzione anche alla salute, visto che la maggior parte dei giovani tiene per molte ore al giorno il cellulare in tasca, quindi vicino ai genitali. Prove scientifiche vere e proprie non esistono, ma è certo che l’organismo dei più giovani è maggiormente sensibile alle onde elettromagnetiche. Quindi, non c’è da preoccuparsi, ma per non correre rischi si può imparare a portare il cellulare in un marsupio, nello zaino o al collo, per poi riporlo quando si è in casa.

Le regole per evitare rischi
Un rischio che si corre su internet, ma che esiste anche con il telefonino, è quello di poter entrare in contatto con individui pericolosi o con pedofili. Anche in questo caso i ragazzi vanno educati, senza falsi pudori. “Una volta i genitori dicevano ai figli di non parlare con gli sconosciuti” continua Lucia Moreschi “oggi si potrebbe dire loro di non rispondere a un numero sconosciuto e, se succede, di interrompere la comunicazione, senza dire il proprio nome o dare notizie di sé. Si tratta di regole importanti, che i genitori devono impartire ai figli, soprattutto se hanno meno di 12-13 anni”. A proposito di rischi, è anche bene spiegare ai figli che scattare foto o fare filmati può essere un reato e che esiste una precisa legge che difende il diritto di non essere fotografati. L’indagine del MDC ha rilevato che il 48 per cento dei ragazzi crede non ci sia niente di male nel fotografare o filmare con il cellulare una persona senza chiederle il permesso. In questo senso i figli vanno educati, perché la sicurezza di loro stessi e degli altri passa anche attraverso questa piccola, grande responsabilità.

 

Roberta Raviolo

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