Per un bambino l’uscita di casa di uno dei due genitori è sempre un evento traumatico: ecco come aiutarlo
La separazione non è solamente scelta sentimentale, relazionale e sociale, rappresenta per chi la vive un evento traumatico con importanti ripercussioni sulla salute sia mentale che fisica. Il divorzio, come conclusione ultima di una storia affettiva, è un evento estremamente doloroso per tutti i membri che compongono il nucleo familiare, che porta innanzi tutto alla rottura dell’organizzazione familiare ed affettiva ed alla perdita di quelle sicurezze, derivanti dalla condivisione della quotidianità.
Bambini sotto stress
I bambini che assistono a scene di violenza in famiglia, quali i ripetuti litigi tra i genitori, subiscono danni nello sviluppo fisico, psicologico e sociale che possono essere paragonati a quelli dei piccoli che vengono maltrattati. È, infatti, accertato che gli stress più insidiosi sono quelli che i bambini vivono nel rapporto con i genitori o con gli adulti da cui sono affettivamente dipendenti o cui sono emotivamente legati. I bambini allevati in famiglie nelle quali esiste una notevole ostilità tra i genitori sono più aggressivi, irritabili o remissivi e non hanno un buon rendimento scolastico.
La cosa più preoccupante è però rappresentata dal fatto che i bambini tendono a vivere la separazione dei genitori come un tradimento o se ne assumono la colpa, vergognandosi per quello che accade in famiglia. Il bambino nella maggioranza dei casi penserà che il genitore non gli voglia più bene, sentendosi abbandonato, tradito e deluso. Se è vero che i figli soffrono a vedere litigare i genitori, è pur vero che desiderano avere accanto entrambi ad ogni costo. Inoltre sembrerebbe che, a differenza degli adulti, che tendono ad adattarsi agli stress ripetuti, i bambini reagiscono come se tutto accadesse per la prima volta, non riuscendo ad elaborare il dolore psichico connesso alla perdita degli affetti cari.
I segnali di un disagio
I segnali qui sotto elencati sono quelli a cui prestare attenzione e che devono funzionare come campanello d’allarme:
Età diverse, approcci diversi
Per proteggere il più possibile i bambini da una situazione così stressante quale è quella della separazione coniugale, bisogna per prima cosa tenere conto della loro età.
Il bambino fino a 5-6 anni non è in grado di ragionare sulle sue emozioni. Per questo è necessario cercare di non coinvolgerlo, parlargli di quello che sta accadendo in modo sintetico e senza scendere nei particolari, rassicurandolo sull’affetto di entrambi i genitori. Spiegazioni troppo accurate di ciò che accade porterebbero solamente ad un innalzamento del livello di tensione del bambino, che non è in grado di elaborarla mentalmente.
Il bambino un po’ più grande (10 anni) è invece in grado di rimuovere i pensieri sgraditi e le emozioni dolorose. Questo non vuol dire però che debba diventare un’arma impropria nelle mani del genitore alla ricerca di un presunto appoggio, complicità o autorizzazioni da parte del figlio.
Occorre sempre aspettare i tempi del bambino. Aspettare che sia lui a fare delle domande per poi rispondere in modo sincero ed autentico. Cosa ancora più importante è indispensabile rassicurare il bambino sull’affetto di entrambi i genitori, laddove la separazione non significa la perdita dei uno dei due, che, anche vivendo in un’altra casa, continuerà sempre ad amarlo.
Dott.ssa Ilaria Ronchetti
Psicologo