Donne, madri, casalinghe
12 Maggio 2006
A dieta tutti insieme
29 Maggio 2006

Quanto mi costi, figlio?

Condividi sui social

La nascita di un figlio fa lievitare del 19,4% la spesa, ma pesano anche i sacrifici di tempo e carriera.

In Italia nascono sempre meno bambini. Le statistiche parlano chiaro: in dieci anni si è verificata una diminuzione di 1.675.618 unità. Un dato importante che rappresenta il 17,2% dell’intera popolazione. Tra le varie cause del calo della natalità nel nostro paese non è secondario l’alto costo economico che una famiglia si trova ad affrontare quando decide di aumentare il numero dei suoi componenti. I dati illustrati qualche giorno fa a Roma, durante il convegno “Famiglia, quanto mi costi?! Fare famiglia, scelta responsabile e…costosa” – tenuto presso la sede del Cnel dal Forum delle associazioni familiari e dall’Osservatorio nazionale sulla famiglia – sono esplicativi.

In media la spesa cresce di 250 euro al mese
La nascita di un figlio fa lievitare del 19,4% la spesa domestica – rispetto a quella di una famiglia senza prole – stimata in media in 1.300 euro al mese. In soldoni significa che un bambino con meno di 6 anni costa alle famiglie italiane circa 252 euro al mese, una cifra che varia di poco quando il figlio ha tra i 6 e i 13 anni e che scende a 212 euro, ma risale a 233 euro dai 14 fino ai 18 anni. Crescere un figlio quindi, dalla nascita sino alla sua maggiore età, costa in media 250 euro al mese, ma solo per le esigenze primarie, come l’alimentazione ed il vestiario, cosiddette spese di mantenimento a cui poi vanno aggiunte quelle di accrescimento che comprendono anche il costo del tempo che i genitori dedicano alla cura dei figli e che in Italia, nella maggior parte dei casi, paga soprattutto la madre. Anche in termini di carriera.

Costi più alti per il genitore solo
Il risultato della ricerca, coordinata da Federico Perali e realizzata dal dipartimento di Scienze economiche dell’Università di Verona, è stato presentato durante il convegno e rientra negli eventi organizzati in occasione della XIII Giornata internazionale sulla famiglia che si celebra il 15 maggio. Una ricerca che mette in evidenza quanto sia soprattutto il primo figlio ad incidere in maniera rilevante sull’economia familiare perché una coppia, fino ad allora senza bambini, si trova a dover far fronte ad un costo aggiuntivo di mantenimento per il neonato pari a quasi il 20% in più rispetto al passato, una spesa che non varia di molto per i primi 6 anni. Ma, nel caso ci fosse un unico genitore, può raggiungere il 38,7% del bilancio familiare. Lo studio su “quanto costa mettere su famiglia” dimostra anche che la spesa per il mantenimento dei figli è indipendente dal reddito ed è uguale sia per la famiglia ricca sia per quella povera, e varia da regione a regione. In questo senso la ricerca dell’Università di Verona potrebbe essere utile per applicare, qualora venisse introdotto, “il quoziente familiare” – a cui si fa riferimento ogni qualvolta si parli della necessità di interventi a sostegno dei redditi familiari – e per il quale si intende la quota delle tasse fissate in base al numero dei componenti la famiglia.

In ritardo le politiche di sostegno
Se è vero, come ha detto il vicepresidente del Cnel Giuseppe Acocella, che la famiglia mantiene la sua centralità nonostante i diversi modelli che si profilano, è anche vera la necessità di politiche sociali e del lavoro che rendano possibile alla famiglia di esplicare i propri compiti. Un’altra ricerca, sulle politiche familiari e le condizioni di disagio economico, coordinata da Francesco Belletti del Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia), riporta che circa il 10% delle famiglie povere italiane rientra in una condizione di gravissima vulnerabilità sociale. E’ urgente quindi identificare in fretta i bisogni delle famiglie disagiate, se si vuole rendere gli aiuti più efficaci e non tardivi.

 

Marina Zenobio

Registrati o Accedi

Lascia un commento