Prima l’appello ad una profilassi di massa, poi polemiche e smentite: come ci si deve comportare?
Se mai ce ne fosse stato bisogno, quello che è accaduto in questi giorni conferma che l’informazione sui temi della salute è questione delicata. E che il rischio di creare allarmismo è, in questo ambito, davvero dietro l’angolo. Da giorni anche il nostro servizio di pediatria on line, così come la maggior parte dei medici pediatri, riceve domande di genitori preoccupati dopo i titoli dei giornali e dei telegiornali che nei giorni scorsi hanno parlato delle necessità di vaccinare tutti i bambini contro l’influenza. Ad alcuni l’invito è apparso più che altro un allarme, da collegare magari allo spettro della Sars. Ma le cose non stanno davvero così. Non c’è nessun motivo d’allarme. E, così come previsto delle linee guida del ministero, la vaccinazione antinfluenza resta raccomandata e gratuita per quanti hanno compiuto di 65 anni e per i bambini che soffrono di specifiche patologie mediche.
Storia di un allarme inesistente
Ma cosa è accaduto, allora, in questi giorni? Come è scoppiato “l’allarme vaccinazione”? Tutto è iniziato il 29 settembre scorso quando le agenzie di stampa hanno ripreso l’appello dei medici della Società Italiana di Pediatria che, riuniti a convegno, hanno sostenuto la necessità di “vaccinare tutti i bambini, e non solo quelli a rischio, contro l’influenza”. L’appello era, in fondo, la conclusione di uno studio sui risultati ottenuti con l’allargamento della vaccinazioni in altri Paesi e più che essere rivolto ai genitori era destinato alla Regioni, perché prendessero in considerazione la necessità di programmare, anche da punto di vista del budget, un ampliamento della campagna di vaccinazione. Sui quotidiani del giorno dopo, l’invito dei medici Società Italiana di Pediatria ha però cominciato a trasformarsi, complice la necessità di sintesi richiesta dai titoli, in un allarme. “L’appello dei pediatri «Contro l’influenza vaccinate tutti i bambini»”: era, ad esempio, il titolo del Corriere della Sera. Una battuta del ministro della Salute Girolamo Sirchia, raccolta il 30 settembre a margine di un convegno, ha poi contribuito ad aumentare l’incertezza: “Il vaccino fa bene a tutti – ha affermato il ministro – perché previene complicanze batteriche e broncopolmoniti senza nessuna controindicazione”. La frase è sembrata ad alcuni una specie di benedizione all’appello del medici della Società Italiana di Pediatria. Appello contestata però, nel giro di pochi giorni, dai pediatri di altre associazioni. Il 2 ottobre sono i medici che partecipano al Congresso della Società italiana di Pediatria ad affermare che “la vaccinazione antinfluenzale di massa dei bambini è inutile”, mentre il 4 ottobre sono i medici della Federazione Italiana Medici Pediatri a “dissociarsi” dall’iniziativa della Società Italiana di Pediatria e a dichiararsi “contrari alla vaccinazione di massa contro l’influenza”. A questo punto il caso è già sovrano, i telegiornali riportano la cronache delle polemiche, i genitori non sanno più a chi dar retta ed il ministro Sirchia è costretto ad intervenire per affermare ufficialmente che non ritiene “si debba procedere ad vaccinazioni di massa, perché non vi è alcun motivo”. Anche la Società Italiana di Pediatria è costretta a gettare acqua sul fuoco e a ricordare alla famiglie, per bocca del neo presidente Giuseppe Saggese, che spetta al pediatra di famiglia il compito di valutare la necessità reale di una vaccinazione antinfluenzale.
Come dobbiamo comportarci?
Placate le polemiche, restano i dubbi: come dobbiamo comportarci? Partiamo dal fatto che non c’è nessun allarme e dunque nessuna necessità di una vaccinazione antinfluenzale di massa. Cosa, tra l’altro impossibile da realizzare, per il semplice fatto che non sarebbero a disposizione neppure tutte le dosi necessarie. Restano allora in vigore le linee guida del ministero della Salute che prevedono la vaccinazione antinfluenzale gratuita per i bambini con malattie croniche, in particolare dell’apparato respiratorio, o che soffrono di asma. Situazione che sono ben note ai genitori e al pediatra di famiglia. Ci possono poi essere delle situazione nelle quali l’ipotesi di una vaccinazioni antinfluenzale può essere comunque presa in considerazione. E’ il caso di quei bambini che hanno già manifestato una debolezza del sistema immunitario o che vivono con persone adulte affette da patologie croniche. In questo caso si può ricorrere ad una vaccinazione antinfluenzale, non tanto per proteggere la salute del bambino quanto quella degli anziani con cui vive. Al pediatra di famiglia spetta, comunque, la valutazione complessiva. E’ con lui, dunque, che possiamo parlare della necessità di vaccinare anche il nostro bambino ed è insieme a lui che possiamo decidere.
In Rete:
”Speciale Influenza” sul sito del Ministero della Salute
Matteo De Matteis