Premiato il gesto d’amore di un bambino che ha donato il midollo osseo alla sorellina malata
Ha nove anni, si chiama Vincenzo Monaco, abita con i genitori e tre fratelli a San Giuseppe Vesuviano (Napoli) ed è l’alunno più buono d’Italia. E’ stato premiato per il gesto d’amore compiuto nei confronti della sorellina ammalata di leucemia alla quale ha donato il midollo spinale che le ha salvato la vita. Tra le molte segnalazioni giunte al Comitato “L’alunno più buono d’Italia” che fa capo all’Associazione Ex alunni Nazareno di Poli (Roma) è stata scelta quella inviata dal I Circolo didattico del paese vesuviano per raccontare la storia di Vincenzo.
Ora il bambino è in quarta elementare, ma era alunno della materna nella stessa scuola – frequentata all’epoca anche dalle sorelle maggiori, Mariangela e Valentina – quando nove anni fa alla più piccola di casa, Luana, che allora aveva 18 mesi, fu diagnosticata una “leucemia mieloide acuta”. Per la famiglia furono giorni difficilissimi, con il papà, Francesco, operaio, e la mamma, Speranza, costretti a seguire la figlia nella sua odissea tra specialisti e ospedali. Per la bimba sembrava non ci fossero possibilità di salvezza fino a quando i medici non decisero di ricorrere al trapianto di midollo e Vincenzo, che aveva tre anni, fu individuato come donatore compatibile. L’intervento fu eseguito in novembre e tra gli alunni della scuola frequentata dai tre fratelli Monaco fu raccolta una somma da devolvere all’ospedale a nome della piccola Luana. Adesso la bambina frequenta la prima elementare nel I Circolo didattico di San Giuseppe Vesuviano: sta bene, anche se è costantemente sotto controllo medico.
Vincenzo è diventato “il piccolo grande eroe della scuola – ha scritto nella segnalazione la dirigente scolastica Maria Rosaria Fornaro – esempio di coraggio e di bontà da proiettare nella società futura perché venga emulato”. La mamma di Vincenzo, Speranza, ha accettato che la scuola segnalasse la sua storia perché “è importante capire che le donazioni di midollo possono salvare vite. Ciò che è accaduto nella nostra famiglia può essere un esempio per altri”. “Negli ospedali – racconta la mamma di Vincenzo – ho visto molte persone dire “no” all’ espianto di midollo per ignoranza o per paura. Ho visto tanti familiari di bambini ammalati disposti ad autorizzare la donazione da parte di fratellini o sorelline, soltanto con la certezza della guarigione. Anche a noi i medici dissero che non era sicuro che Luana si sarebbe salvata, ma io volli soltanto sapere se Vincenzo avrebbe corso pericoli. Quando ci assicurarono che non correva alcun rischio decidemmo per il trapianto”.
E Vincenzo? “A lui, anche se allora era piccolo, spiegammo tutto – racconta la madre -. Gli descrivemmo le condizioni della sorella e gli facemmo capire che avrebbe dovuto subire un intervento. Non disse nulla, accettò la situazione con tranquillità. Quando, dopo il trapianto, la sorellina migliorò, ripeteva soltanto tutto contento: Ho salvato Luana”.
Matteo De Matteis