Ed il bello è che noi ben poco possiamo fare per modificare questo andamento che sempre più mostra il suo lato oscuro. Siamo semplicemente disarmati davanti al fenomeno in costante evoluzione.
L’altra sera con Gabriele abbiamo ascoltato l’intervista a Karim, un ragazzo poco più che ventenne che vive nella provincia romagnola e che per mesi ha combattuto per difendere la città di Kobane dalle forze dell’Isis. Siamo rimasti entrambi colpiti dalla semplicità con la quale ha raccontato il suo coinvolgimento: andato a portare aiuti umanitari, si è trovato nella necessità di imbracciare il fucile per difendere la popolazione. Quando gli è stato chiesto se aveva ucciso, ha evitato di rispondere con pudore. In fondo, non era li per quello.
Senza tracciare facili parallelismi, ho pensato ad altri servizi visti di recente. Giovani che hanno assistito a casi di cronaca – la ragazza romana investita da un coetaneo che non avrebbe fatto neppure un giorno di prigione, l’inspiegabile morte del ragazzo di Padova in gita con la scuola – e che hanno reagito con paura o, peggio, indifferenza. Nessuno sa niente, a nessuno – forse – importa davvero. Hanno studiato Dante queste nuove generazioni? Annovero’ l’ignavia tra i peccati capitali. Ĺ’ignavia che è figlia di un’assenza. Di carattere, di struttura, di qualcuno che ti insegni come fare – da un lato – a tutelare fisicamente se stessi, dall’altro la propria integrità. Si tratta di due difese diverse ma altrettanto importanti: non esiste coscienza, serenità, senso di sé senza integrità morale.
Il mondo, senza più bene e male, si fonde nel grigio di un misero orizzonte per il futuro, è il giogo di chi ha già perso in partenza la propria battaglia per un’identità libera e completa. Senza arrivare ad affrontare una guerra vera, come ha fatto Karim per un ideale di giustizia, possiamo insegnare ai nostri figli ad abbandonare l’indifferenza per diventare più umani. A reagire con misura, esercitare la compassione, ma non tollerare i soprusi. Il compianto Giorgio Gaber sosteneva che ‘libertà è partecipazione’. Partecipare alla vicenda umana del prossimo ci dona la possibilità di essere davvero vivi e la forza di superare le nostre difficoltà, nella consapevolezza che esiste qualcosa di più grande.