Eccoci qua, siamo arrivati al livello massimo del fiume in piena, che fare? Rinforzare gli argini, obbligare ad indossare giubbetto salvavita o insegnare a nuotare tra le onde fluviali?
Ed eccoci di nuovo in città, dopo vacanze tutto sommato tranquille e la nuova sfida delle scuole superiori che si avvicina a grandi passi.
Sarebbero tanti gli spunti da trattare, dopo la pausa estiva, ad esempio ospitare un amico per qualche giorno al mare, i momenti sociali e quelli di solitudine – quasi inevitabili per un figlio unico – o come affrontare le prime fastidiose reticenze… nell’imbarazzo della scelta opto per l’ultimo tema, il più caldo di oggi.
Eh già. Perché mentre Gabriele cincischia in attesa del primi giorno di Liceo, io mi trovo a dover ripartire con il lavoro, con un occhio all’anziana madre e l’altro sul pargolo. E capite che quando scopro che il secondo, il quale dovrebbe starsene tranquillo dalla nonna, se ne esce a fare un giro senza avvertirmi per incontrare – amici – che non conosco in un luogo non meglio identificato magari inizio a chiedere, magari metto dei paletti, magari suggerisco di farmi prima una telefonata. Un’adolescente è pero’ per propria natura talebano, quindi è sempre tutto bianco oppure tutto nero.
Guai poi a sbirciargliarli il cellulare, lesa maestà! Tradisco me stessa solo a pensarci, poi mi dico che esiste un bene superiore e prima o poi…
– Allora, se non volete che incontri gli amici di via xxxx ditemelo chiaro!
– Ma è proprio il contrario, tesoro mio: e fammeli conoscere una buona volta!
La fatica è solo agli inizi, lo so. A seconda del ragazzino, o ragazzina, che ci è toccato in sorte può essere una sfida anche dura, insegna l’esperienza di amiche. Mi guardo allo specchio e mi accolgo da sola: benvenuta nel club!