Scrivo questo post il 25 aprile, giorno della liberazione, perché vorrei rappresentasse la giornata della liberazione dal pregiudizio verso tutto ciò che è diversità a partire dalla disabilità fisica e psichica.
Quello che rende le diverse forme di disabilità un ghetto, per cui le mamme che si ritrovano in alcuni siti hanno tutte bambini tra i più belli, sani, performanti del mondo. Le mamme dei bimbi in difficoltà hanno invece i propri forum, ad esempio il nostro di GuidaGenitori.it, in cui farsi forza a vicenda. Due mondi che non si incontreranno mai.
Salvo che molti ragazzi disabili convivono nelle stesse scuole con gli altri. Perché il mondo è fatto di persone e abilità diverse.
Facendo periodici corsi nelle scuole, noto che la gestione del disabile risulta critica nell’emergenza. E in altri contesti? Apprendo che in una scuola la classe non va in mensa perché è al primo piano e non c’è il servoscala per la compagna in sedia a rotelle. In un’altra si è svolta una gita in agriturismo non attrezzato per il compagno non deambulante, con disagi per tutti. Questa non è integrazione. È mera sopportazione. I casi estremi, anche di abusi, si verificano con la disabilità cognitiva per cui il ragazzino o la ragazzina diventa una sorta di personaggio alieno, imprevedibile, solo un elemento di disturbo e mai spunto educativo per una futura convivenza. In questo, molte nostre famiglie non sono poi tanto diverse dai gerarchi nazisti che predicavano una supposta, e inesistente, purezza della razza eliminando sistematicamente le diversità. In un processo senza soluzione di continuità che, portato all’estremo, salverebbe solo, forse, la famiglia del Mulino Bianco. Tutti sorridenti, in forma, belli e vestiti alla moda. Sotto quelle spoglie tranquillizzanti, tutti uguali. Gestibili. Prevedibili. E chissà se davvero felici.