PANS e PANDAS: quando i sintomi compaiono all’improvviso

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14 Ottobre 2026

PANS e PANDAS: quando i sintomi compaiono all’improvviso

pans e pandas
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Un bambino che fino a pochi giorni prima affrontava serenamente la scuola comincia a lavarsi continuamente le mani, teme che ogni oggetto sia contaminato oppure rifiuta il cibo per paura di soffocare. Contemporaneamente non vuole separarsi dai genitori e dorme male. Un cambiamento così rapido può disorientare tutta la famiglia. Tra le condizioni da considerare esistono PANS e PANDAS: quadri neuropsichiatrici pediatrici che richiedono una valutazione accurata. Conoscerli significa offrire al medico informazioni utili, senza attribuire autonomamente un’etichetta ai sintomi.

PANS e PANDAS: che cosa significano

  • PANS indica la sindrome neuropsichiatrica pediatrica a esordio acuto. Il suo elemento centrale è la comparsa improvvisa e marcata di sintomi ossessivo-compulsivi oppure di una grave restrizione dell’alimentazione. Devono associarsi almeno altri due gruppi di sintomi, come ansia, cambiamenti dell’umore, irritabilità, regressione, peggioramento scolastico, alterazioni sensoriali o motorie, disturbi del sonno o urinari.
  • PANDAS identifica un quadro a esordio pediatrico con disturbo ossessivo-compulsivo e/o tic, il cui andamento presenta un’associazione temporale con infezioni da streptococco di gruppo A.

Le due denominazioni sono collegate, ma non perfettamente sovrapponibili. Nella PANS, infatti, non è necessario documentare un’infezione streptococcica. Facciamo la conoscenza con lo streptococco

Il cambiamento improvviso è il segnale centrale

Le ossessioni sono pensieri o paure ricorrenti e indesiderati; le compulsioni sono azioni ripetute che il bambino sente di dover compiere per ridurre il disagio. Possono comparire controlli continui, richieste insistenti di rassicurazione o rituali che impediscono le normali attività. Altri segnali comprendono tic, forte ansia di separazione, perdita di abilità già acquisite o un cambiamento della scrittura. Il punto decisivo è la rapidità con cui il quadro emerge: i sintomi possono raggiungere un’intensità importante in pochi giorni. Tuttavia, avere tic o aver contratto lo streptococco non significa automaticamente avere una PANDAS.

Le cause sono ancora oggetto di ricerca. Si studia il possibile ruolo di una risposta immunitaria anomala, talvolta successiva a un’infezione. Non è però dimostrato che tutti i casi abbiano un’origine autoimmune, né ogni episodio presenta un fattore scatenante identificabile. L’American Academy of Pediatrics sottolinea che le prove sulle cause e su diversi trattamenti restano limitate. Questa incertezza non diminuisce la sofferenza del bambino: rende necessaria una valutazione capace di considerare spiegazioni diverse.

Come aiutare il medico a comprendere

Il primo riferimento è il pediatra, che può coinvolgere la neuropsichiatria infantile e altri specialisti. Non esiste un singolo esame capace di confermare PANS o PANDAS; gli accertamenti vanno scelti sulla base della storia e della visita. Per preparare l’incontro, i genitori possono annotare quando sono iniziati i cambiamenti, come si manifestano e quali attività ostacolano. È utile raccogliere anche le osservazioni degli insegnanti, distinguendo ciò che accade realmente dalle interpretazioni. Per esempio, “impiega un’ora per vestirsi perché ripete la stessa sequenza” descrive il problema meglio di “è diventato ingestibile”. Una cronologia chiara facilita il confronto.

Le cure e il sostegno quotidiano

La cura deve affrontare i sintomi e le eventuali condizioni associate. La terapia cognitivo-comportamentale, con tecniche specifiche per il disturbo ossessivo-compulsivo, e quando indicati i farmaci possono aiutare. Gli antibiotici servono a trattare un’infezione batterica documentata: non sono una terapia da iniziare autonomamente per cambiamenti comportamentali. Le terapie immunomodulanti richiedono particolare cautela e valutazioni specialistiche; non rappresentano un trattamento ordinario.

A casa è utile mantenere un atteggiamento calmo, evitare rimproveri per comportamenti involontari e concordare con i curanti come rispondere ai rituali. Anche la scuola può contribuire con adattamenti temporanei. Se il bambino smette di bere o mangiare, appare confuso o presenta comportamenti pericolosi, occorre una valutazione urgente. Il compito dei genitori è osservare, ascoltare e chiedere aiuto: la diagnosi appartiene al percorso clinico del pediatra e del neuropsichiatra dell’infanzia.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico Guidagenitori.it

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