
Non solo malattie respiratorie, ma anche un aumentato rischio cardiovascolare. È quello che rischiano i figli dei fumatori. E non basta fumare sul terrazzo o areare gli ambienti per proteggerli. A essere incriminato infatti non è solo il fumo passivo, ma anche quello cosiddetto di terza mano, ossia quello originato dai prodotti di combustione sprigionati dalla sigaretta che si deposita sui vestiti, sulle pareti, sui mobili, sugli oggetti e che, a contatto con i gas dell’aria, sprigionano sostanze tossiche che rimangono negli ambienti anche per mesi. Sostanze che vengono inalate o assorbite dall’organismo anche semplicemente attraverso il contatto con la pelle.
A indagare gli effetti del fumo di sigaretta passivo sul sistema cardiovascolare nelle popolazioni ad alto rischio come quella pediatrica è uno studio italiano pubblicato su Thorax, una delle principali riviste di medicina respiratoria al mondo, condotto dai Dipartimenti di Medicina interna e di Pediatria e Neuropsichiatria della Università di Roma – La Sapienza. I risultati sono appena stati presentati al Congresso della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica – SIAIP. È stato dimostrato che si verificano effetti cardiovascolari a lungo termine: il figlio di fumatori può rischiare un infarto nell’infanzia, ma potrebbe avere un rischio aumentato di eventi cardiovascolari in età adulta. In particolare è stato studiato lo stress ossidativo e la presenza di disfunzione endoteliale nei piccoli, due condizioni fisiopatologiche che favoriscono la genesi della placca aterosclerotica e di conseguenza aumentano il rischio di complicanze cardiovascolari. I ricercatori della Sapienza aveva evidenziato in precedenza che negli adulti il fumo di sigaretta aumenta lo stress ossidativo, attivando un enzima – NADPH ossidasi – e diminuendo la biodisponibilità di ossido nitrico, con la funzione dilatatoria e antiossidante, quindi protegge da aterosclerosi e rischio cardiovascolari. Lo studio italiano ha valutato la produzione di ossido nitrico in un gruppo di bambini figli di fumatori e in un gruppo di controllo. I figli di fumatori hanno dimostrato di avere una minore produzione di ossido nitrico e più stress ossidativo rispetto ai figli di non fumatori con conseguente alterazione della dilatazione arteriosa.
Spesso i genitori pensano che basti evitare di fumare in casa per proteggere i figli dai danni del fumo. Non si fa caso per esempio all’automobile, il luogo più a rischio In Italia: a causa della limitatezza dello spazio, le concentrazioni tossiche in automobile possono essere più di venti volte superiori a quelle osservate nell’ambiente domestico. Eppure il 65% dei fumatori italiani ha dichiarato di fumare in auto regolarmente, anche in presenza dei bambini. La convinzione che abbassare i finestrini serva a evitare rischi cardiovascolari e respiratori si è dimostrata del tutto errata. Un danno silente che si renderà evidente quando saranno grandi. Per questo tra i compiti del pediatra moderno c’è anche quello di prevenire le malattie dell’adulto che originano prevalentemente nell’infanzia. Sono i pediatri che devono creare un’azione sinergica di rendere consapevoli i genitori, intervenendo con misure educazionali, per cercare di correggere gli stili di vita genitoriali e sociali, puntualizzando come semplici misure comportamentali, smettere di fumare, possano incidere positivamente sullo stato di salute dei più piccoli. Il danno che si può procurare loro con il fumo è anche e soprattutto nascosto e silente, ma si renderà evidente proprio quando loro saranno grandi e nel pieno della loro attività sociale e lavorativa. Gli adulti hanno il dovere morale di esserne consapevoli.
Sahalima Giovannini