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Capire e farsi capire

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Due libri per riconoscere i comportamenti dei nostri figli e per scoprire quali sono le frasi che li fanno infuriare

La vita dei bambini di età compresa tra 1 e 3 anni è piena di domande, quelle poste da loro ma soprattutto quelle che i genitori rivolgono a se stessi nel tentativo di capire il mondo segreto, le emozioni, i pensieri dei loro figli. Perché ai bambini piace ascoltare sempre le stesse storie? Perché ripetono sempre le cose peggiori che sentono dire? Perché giocano con la scatola invece che con il regalo? Perché tanta fatica per abituarli a farla nel vasino? E ancora, perché dicono sempre no, o pensano che tutto sia “mio, mio, mio”? Sono solo alcune delle 51 domande a cui prova a rispondere Jana Murphy, – giornalista, scrittrice con tre figli e ventiquattro nipoti – nel libro Capire i nostri bambini. (Edizioni Red, €.13,50). Una ricerca coadiuvata da pediatri e psicologi che conferma quanto la maggior parte dei comportamenti inspiegabili, misteriosi, caotici, frustranti e adorabili dei nostri bambini hanno sempre una motivazione sensata e razionale. Qualche volta sarà il piccolo stesso a spiegare il perché di un suo comportamento, ma più spesso si tratterà di una logica che il bambino non è ancora in grado di comprendere così chiaramente al punto di spiegarla. Questo perché nella fascia di età osservata le capacità cognitive sono ancora in evoluzione, tra 1 e 3 anni si vive la “via di mezzo” tra un neonato e un bambino in crescita con ancora davanti molta strada da percorrere per raggiungere lo sviluppo delle proprie potenzialità. Proponendo risposte alle domande più comuni che mamme e papà si fanno, o dovrebbero porsi prima di decidere se è il caso o meno di punire i comportamenti “originali” dei loro figli, Jana Murphy offre una chiave per riuscire a crescere il bambino mantenendosi al confine tra indulgenza e rigore, per riuscire ad ottenere sia il rispetto sia l’amore dei nostri figli attraverso l’affetto e la comprensione.

Ma ottenere il rispetto e l’amore da parte dei nostri figli è solo una prima conquista. Più complicato può risultare conservarli nel tempo, quando con la crescita dei bambini cambiano anche gli interrogativi da porsi. “Ma che gli ho detto per farlo arrabbiare così?”, “Possibile che non si possano dire due parole senza che metta il muso?”. Quello proposto da Nessia Laniado, Tutte le frasi che fanno infuriare i nostri figli (Edizioni Red € 10.00) è un libro-manuale sulla comprensione tra genitori e figli, un aiuto a metterci nei panni dei ragazzi per capire che cosa comprendono davvero quando parliamo con loro, perché spesso quando parliamo con i nostri figli, nonostante tutte le buone intenzioni, spesso andiamo incontro a risultati disastrosi, le parole ottengono l’effetto contrario e diventano un blocco che ostruisce ogni comunicazione. E allora, come prima cosa, proviamo a liberarci delle frasi fatte, quelle ereditate e che si ripetono per abitudine, quelle che noi stessi ci siamo sentiti ripetere all’infinito da genitori, insegnanti e predicatori, tipo “Sei sempre il solito”, “ su di te non si può contare”, “lo dico per il tuo bene”, “vedi di non farmi fare brutta figura”. Forse sarà il caso di fermarci ad analizzare il messaggio che queste frasi trasmettono – recriminazioni, sfide, ricatti, esortazioni, paragoni -, che il più delle volte fanno infuriare i nostri figli proprio come facevano infuriare noi. Nessia Laniado, scrittrice, giornalista e già direttrice delle riviste “Donna e mamma” e “Insieme”, ci offre qualche consiglio per sostituire le frasi fatte con quelle che nascono dall’ascolto e dal dialogo, uno strumento in più per imparare l’arte di ascoltare e di farsi ascoltare dai propri figli.

In Rete
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Marina Zenobio

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