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La città dei bambini

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E’ il titolo di un progetto internazionale che coinvolge decine di comuni italiani: ecco le iniziative più curiose

Qual è il modo migliore per insegnare anche a mamma e papà a rispettare le strisce pedonali quando guidano? “Semplice, consentire ai bambini di andare a scuola da soli”. Se ascoltiamo i bambini e progettiamo con loro, e non per loro, un ambiente più sicuro e rispettoso ci si accorge subito che prima di trasformare le nostre città bisogna rieducare i grandi. Questi poi, soddisfatti e un po’ meravigliati, capirebbero finalmente che per vivere tutti meglio “il bambino deve essere assunto come parametro per una città a misura di tutti i cittadini”.
Sono queste le considerazioni nate dall’analisi dei risultati del progetto “La città dei bambini”, nato nel 1991 a Fano e portato avanti con impegno dal professor Francesco Tonucci del Consiglio nazionale delle ricerche e dal suo staff . Una iniziativa che negli ultimi anni ha varcato i confini nazionale e chi fino ad oggi ha coinvolto oltre quaranta amministrazioni comunali in Italia, dieci in Spagna e quaranta in Argentina, in una sperimentazione volta a modificare la qualità di vita nelle città. Ma quali sono i progetti proposti dai ragazzi e realizzati dalle amministrazioni locali?

Dai “nonni vigili” alle “multe morali”
Tra le iniziative che hanno avuto più seguito e che hanno coinvolto diverse città figura il progetto A scuola ci vado da solo. Alcune città hanno modificato la viabilità intorno alle scuole creando percorsi protetti, a volte segnalati con strisce colorate, spazi di sosta e di incontro e cartelloni, voluti e realizzati dagli stessi bambini, che spiegano ai grandi l’importanza dell’iniziativa. Ciò che maggiormente ha avuto un riflesso positivo su quest’occasione di progettazione partecipata è stato il coinvolgimento degli adulti, anziani e negozianti, ed in particolare l’invenzione dei “nonni vigili” che, posti in prossimità delle strisce pedonali, si adoperano per consentire ai bambini di attraversare in tutta sicurezza. Ma come educare i grandi a tutto questo? Il prezzo da pagare per chi proprio non vuole capire è la multa morale, che i bambini appongono sulle automobili in sosta sulle strisce o nei passaggi, costituita da un cartellino che recita così: “Lei è un maleducato ha lasciato la moto/macchina in uno dei pochi spazi riservati ai pedoni e IO DOVE PASSO? “.

Se il consiglio comunale lo fanno loro
Lo spirito che anima l’iniziativa Il consiglio dei bambini, cui hanno aderito alcune città tra cui Roma, non è giocare a fare i politici,ma la possibilità di sperimentare la condizione di cittadino e la vita democratica, al fine di sviluppare il senso della partecipazione e di sollecitare il desiderio di essere propositivi. A Roma, ad esempio, sono stati sorteggiati circa 40 bambini, dai 19 municipi della città, e scelti affinché potessero rappresentare oltre ai maschi e alle femmine, anche gli stranieri, i nomadi, i portatori di handicap e i bambini malati costretti in ospedale. I piccoli, di IV e V elementare, si riuniscono in Campidoglio una volta al mese, con l’obiettivo di elaborare proposte per la città e presentarle al consiglio comunale dei grandi, con cui avranno modo di confrontarsi. L’esperienza, preziosa e formativa, che si svolge sotto il coordinamento attento dei ricercatori del CNR e dell’Assessorato all’Infanzia, consente ai bambini non solo di divenire consapevoli di alcune modalità di lavoro collettivo e propositivo, ma anche, di essere partecipi di alcuni cambiamenti che su loro consiglio si provvederà ad attuare, perché “sono convinti che, se il sindaco ha voluto un consiglio comunale dei bambini”, sarà anche capace di ascoltarlo e di rispettare e prendere in considerazione le sue proposte.
Tra le proposte che più hanno fatto comprendere agli adulti quante sono le potenzialità inespresse dei bambini in termini di ricchezza umana è il desiderio di essere investiti da compiti specifici che implichino responsabilità quali, ad esempio, la possibilità di svolgere attività di volontariato presso i reparti pediatrici degli ospedali, dove altri bambini hanno espresso il desiderio di poter giocare con dei compagni. E il gioco come spazio di crescita rimane la principale preoccupazione per bambini malati e non, che chiedono, oltre al tempo e agli amici per giocare, anche una città aperta ai bambini e liberata dal traffico.

Questo lo faccio io
L’idea della progettazione partecipata, che nutre ed ispira l’intero progetto, si estende anche ad altre iniziative come ad esempio alla riqualificazione di aree periferiche o della costa urbana, a Piombino, alla creazione di parchi, alla progettazione di piazze, alla ristrutturazione dei cortili delle scuole affinché possano essere fruiti non solo durante l’orario di scuola, fino alla creazione di un intero arredamento dell’ottocentesca Villa Falanga a S. Giorgio a Cremano in provincia di Napoli . L’edificio, privo di suppellettili e destinato proprio ai bambini da un lascito, è divenuto teatro per il laboratorio E per gioco progetto. Gli stessi bambini, assistiti dagli operatori hanno ideato arredi ispirati al mondo circostante che suggeriscono morbidezza e comodità, come le sedie ed il tavolo nuvola. Questi, poi, sono stati realizzati in gran parte da professionisti adulti eccetto i mobili di alcuni ambienti, come, ad esempio, le scope pattino, realizzati dagli studenti di una scuola media che hanno un laboratorio di falegnameria.
Anche il Laboratorio della bicicletta, nato all’interno dell’esperienza scolastica con il supporto e le competenze specifiche degli insegnanti, è un modello che si è rivelato presto esportabile sul territorio, anche grazie alla realizzazione di una pista ciclabile. Così, dal momento che imparare a riparare una bicicletta può essere interessante e divertente e che l’uso della bicicletta, per fare passeggiate, ma anche per sostituire l’automobile quando non sia indispensabile, coinvolge le intere famiglie, si è pensato di realizzare un laboratorio della bicicletta permanente al quale possano partecipare con le loro famiglie anche i ragazzi che provengono dai paesi vicini.

 

Elena Paloscia

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