Gli esperti sono sicuri: carezze, dialoghi e ninne-nanna fanno bene al bebè sin da quando è
nel pancione
Coccole, carezze, dialoghi e ninne-nanna fanno bene al bebè sin da quando è nel pancione. Così come è vero che uno stato di stress
prolungato e particolarmente intenso della mamma può rivelarsi la causa di disturbi del comportamento e di malattie nella vita adulta del bambino che
sta per nascere. Sull’importanza della relazione tra genitori e bambino che si instaura al momento del concepimento si sono trovati
d’accordi gli esperti riuniti a Roma nei giorni scorsi in occasione del congresso “Nove mesi e un giorno” organizzato dall’Anep,
l’Associazione nazionale per l’educazione prenatale.
Più coccole prima, meno problemi dopo
“Studi e ricerche
– ha spiega Gabriella Ferrari, presidente dell’Anep Italia – hanno dimostrato che il carattere e la personalità dell’essere umano iniziano
a strutturarsi già nel grembo materno, nel corso delle prime esperienze di relazione con la madre, il padre e ciò che loro propongono. Ogni emozione o
stress vissuto dalla mamma viene vissuto dal piccolo, si riflette su di lui, modificando anche i suoi parametri fisici. Tanti bambini nascono già
depressi”.
Altri studi, ha proseguito, “hanno evidenziato che i bambini accuditi durante la gravidanza, con carezze al pancione e
dialoghi, hanno poi minori problemi di alimentazione, di insonnia, piangono di meno, hanno una buona autostima e una maggiore capacità di
apprendimento”.
Le emozioni influenzano la biochimica
Le emozioni, ha aggiunto Marina Enrichi, ginecologa all
‘Università di Padova e vicepresidente Anep,”influenzano la nostra biochimica e quindi hanno delle ripercussioni sullo stato di salute o
malattia. La stessa cosa accade durante la vita fetale, influendo sulla biochimica del bimbo”. Molte malattie, ha proseguito, che compaiono in età
adulta hanno un’origine fetale: possono essere sia fisiche che psichiche (schizofrenia, depressione, disturbi comportamentali): “di certo –
ha concluso – sia la salute che la malattia affondano le loro radici nella vita prenatale”.
Matteo De
Matteis