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Quando il miele non fa bene

dicembre 18, 2000 12:00 pm

Anche se i casi di allergia sono rari, meglio evitare la somministrazione nel primo anno di vita.

Il miele è un alimento conosciuto fin dall’antichità tanto che questo nome è entrato nel parlare figurato per esprimere dolcezza e soavità. Alimento preferito dagli Dei, costituisce un concentrato di notevole valore energetico e di facile digeribilità, per cui può essere usato come edulcorante, emolliente, espettorante e blando lassativo.

Dal punto di vista commerciale, il miele viene definito come un prodotto di elaborazione delle api per trasformazione del nettare da esse prelevato dai fiori. Si può ottenere direttamente dai favi per semplice colamento dopo l’esposizione al sole, o per estrazione mediante centrifughe dette “smielatori”, o per torchiatura dei favi. A seconda della provenienza e delle piante che hanno dato alimento alle api, viene classificato commercialmente in miele di bosco, di acacie, di castagno. Chimicamente esso contiene per oltre il 70% zucchero invertito, miscela di destrosio e levulosio, piccole quantità di saccarosio, destrine, sostanze aromatiche, residui di polline e acqua per meno del 20%.
Dal punto di vista immunologico il miele non dovrebbe quindi essere allergizzante. Infatti, non sono mai state segnalate reazioni allergiche verso allergeni di natura esclusivamente carboidratica.
Il miele in realtà è una sostanza molto più complessa in quanto al nettare dei fiori si aggiungono, durante la raccolta, pollini, spore fungine, e componenti del corpo stesso delle api.
Per quanto riguarda i pollini, si possono contare fino a 10.000 granuli per g di miele e la loro varietà è quanto mai estesa. Si pensi che si è arrivati a riconoscere fino a centocinquanta specie diverse di polline in un solo alveare; inoltre il miele viene ulteriormente elaborato dalle api e si arricchisce delle secrezioni delle loro ghiandole salivari e faringee che sono ricche di enzimi. Sebbene sotto l’aspetto epidemiologico il problema del miele come sostanza allergizzante sia uno dei minori, tuttavia sono stati segnalati casi di sensibilizzazione allergica spesso con associazioni crociate verso pollini e veleno di imenotteri.
I sintomi prevalenti sono:

prurito generalizzato
dolori addominali
vomito
diarrea
orticaria
tosse
asma
angioedema

Più della metà dei pazienti allergici al miele presenta una reattività crociata nei confronti dei pollini in quanto le proteine del polline conservano la loro attività allergenica durante il processo di produzione del miele da parte delle api. Circa il 40% degli allergici al miele può essere inoltre sensibile al veleno di imenotteri come è stato dimostrato dalla presenza di anticorpi specifici nel sangue di questi soggetti verso le ghiandole faringe delle api; questo può far pensare che la sensibilizzazione al veleno delle api possa venire indotta dalla ingestione di miele.
Uno studio recente conferma tuttavia che la sensibilizzazione al miele è un evento statisticamente molto raro, invece diventa una cattiva abitudine la somministrazione precoce del miele ai bambini e questo per due motivi: il primo è che abitua al sapore dolce, indirizzando e condizionando il comportamento alimentare nel futuro; il secondo motivo è che il miele può essere responsabile, nel primo anno di vita, di una malattia che si chiama botulismo infantile. Sebbene abbastanza rara, si tratta di una infezione causata dalle tossine prodotte da un batterio presente nel miele che può attecchire superando le difese dello stomaco, solo se è ingerito nel primo anno di vita e può provocare paralisi temporanee ma molto pericolose. E’ bene quindi che il ciuccio abbia il sapore solo della saliva del bambino.

Dott. Giuseppe Baviera
Medico chirurgo,Pediatra di famiglia, specialista in Allergologia

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