Virus Respiratorio Sinciziale, la prevenzione è essenziale

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Virus Respiratorio Sinciziale, la prevenzione è essenziale

virus respiratorio sinciziale

Il Virus Respiratorio Sinciziale è la prima causa di ricoveri per i neonati. Nel 2015, nei bambini sotto i cinque anni, nel mondo, ha provocato 33 milioni di infezioni delle basse vie respiratorie, oltre tre milioni di ospedalizzazioni e quasi centoventimila morti. I pediatri italiani invitano a una maggior prevenzione nei primi mesi di vita e, nella stagione critica, andrebbe considerata la possibilità di estendere la profilassi a tutti i neonati, oggi limitata ai soli nati pretermine  particolarmente a rischio.

L’importanza della prevenzione del Virus Respiratorio Sinciziale

L’infezione da Virus Respiratorio Sinciziale – RSV – colpisce tra novembre e aprile e soprattutto nei bambini al di sotto dei due anni può richiedere cure semi-intensive e intensive. Oltre a esser pericolosa per la vita stessa, l’infezione rappresenta un evento sfavorevole allo sviluppo sano dell’apparato respiratorio e può avere conseguenze anche nell’età adulta e avanzata. Per le famiglie, il ricovero è associato a notevoli perdite in termini di tempo, finanze e produttività. Inoltre, richiede numerose visite di follow-up e possibili successivi ricoveri ospedalieri. L’infezione determina anche effetti negativi in termini economici per il sistema sanitario, sia per la gestione territoriale sia ospedaliera. Contro questo virus non abbiamo ancora un vaccino, per ora l’unico trattamento è l’eventuale supporto respiratorio. Un notevole passo avanti è stato compiuto grazie agli anticorpi monoclonali, infatti, consentono la prevenzione di gravi affezioni del tratto respiratorio inferiore. Tuttavia ad oggi sono indicati solo per i nati pretermine e con malattie, quindi una piccola percentuale di neonati, tralasciando le conseguenze che il virus può causare in tutti gli altri bambini.

La terapia monoclonale è efficace

In particolare è efficace un anticorpo monoclonale, il Nirsevimab, ha dimostrato di ridurre del 70% il bisogno di assistenza medica e del 78% le ospedalizzazioni causate dall’infezione da virus respiratorio sinciziale. La protezione immunitaria fornita da una singola dose si è dimostrata prolungata nel tempo, ovvero per cinque mesi, che corrispondono alla durata tipica della stagione epidemica. I risultati dello studio di Fase 2b su Nirsevimab somministrato ai neonati pretermine sani hanno dimostrato una riduzione significativa del bisogno di assistenza medica e delle ospedalizzazioni dovute alle infezioni del tratto respiratorio inferiore, principalmente bronchioliti e polmoniti. I risultati che sono stati pubblicati su New England Journal of Medicine dimostrano per la prima volta che un anticorpo monoclonale a dose singola può proteggere i neonati per tutta la durata della stagione epidemica. Nirsevimab è un anticorpo monoclonale  – mAb – a lunga emivita per l’immunizzazione passiva dall’RSV che potrebbe costituire un nuovo standard di prevenzione offrendo una forma di immunizzazione innovativa che fornisce a tutti i bambini una protezione immediata e sostenuta per tutta la loro prima stagione di esposizione al virus, vale a dire nel momento in cui sono maggiormente a rischio di infezione o complicanze. Si stima infatti che il 90% dei bambini sia destinato ad essere esposto all’infezione da RSV prima dei due anni.

Giorgia Andretti

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