L’importanza di difendere i neonati dalla bronchiolite

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L’importanza di difendere i neonati dalla bronchiolite

difendere i neonati dalla bronchiolite

La bronchiolite compare soprattutto da ottobre ad aprile e può essere responsabile di serie infezioni respiratorie che, nei bambini molto piccoli, talvolta richiedono il ricovero ospedaliero. Stiamo parlando del virus respiratorio sinciziale o VRS, un agente patogeno che causa la bronchiolite e la polmonite. Tra i genitori, esiste ancora una scarsa consapevolezza sulla pericolosità di questo virus. È invece importante sapere come difendere i neonati dalla bronchiolite e anche dalla polmonite veicolate dal virus respiratorio sinciziale.

Difendere i neonati dalla bronchiolite è importante

Il virus respiratorio sinciziale – VRS è un agente patogeno pericoloso soprattutto per i bambini molto piccoli, fino all’anno di età. I più piccoli, infatti, non possiedono gli anticorpi diretti contro questo virus. Negli ultimi inverni, il virus respiratorio sinciziale è circolato meno, ma solo per le indispensabili misure di sicurezza per contenere la diffusione del Covid-19. Il distanziamento sociale, le mascherine, il lavaggio ossessivo delle mani, ci hanno difeso da molti virus, anche dal respiratorio sinciziale. Le donne in età fertile o addirittura in gravidanza non hanno contratto questa forma patologica impedendo la formazione di anticorpi che sarebbero stati trasmessi al feto, costituendo una sorta di immunizzazione naturale. Per questa ragione, i bambini nati dalla fine del 2020 in poi hanno corso e corrono tuttora un rischio maggiore di ammalarsi di bronchiolite. Ecco perché in questo periodo è particolarmente importante difendere i neonati dalla bronchiolite.

Bronchiolite: facciamo conoscenza con i sintomi della malattia

Il virus respiratorio sinciziale penetra nelle vie respiratorie attraverso i colpi di tosse, gli starnuti o la manipolazione degli oggetti in comune. Così il virus raggiunge le strutture più profonde, come i polmoni o i bronchioli: la parte terminale dell’albero bronchiale. I bronchioli regolano gli scambi respiratori, eliminando anidride carbonica e incamerando ossigeno i quali, attraverso i piccoli capillari sanguigni prima e i vasi più grossi, raggiungono tutti i distretti dell’organismo. Il virus si inserisce nei bronchioli creando una infiammazione tale da non far più assolvere il loro lavoro. Il sangue diviene povero di ossigeno e saturo di anidride carbonica, quindi compaiono i sintomi tipici della bronchiolite:

  • difficoltà respiratoria
  • colorazione bluastra della pelle e delle labbra
  • febbre 
  • malessere generalizzato

Le cure, nei bambini più piccoli, consistono spesso nel ricovero in ospedale per qualche giorno, per la somministrazione di ossigeno necessario alla respirazione ottimale.

La malattia è sottovalutata tra i genitori

La consapevolezza sulla pericolosità della bronchiolite è ancora abbastanza scarsa tra i genitori, che spesso ritengono questa malattia poco pericolosa. In realtà la bronchiolite deve essere affrontata in modo serio, pensando alla prevenzione. Con questo obiettivo si è conclusa da poco la quarta edizione di #PerchéSì, del contest e hackathon di una casa farmaceutica che ha premiato la migliore campagna di comunicazione su questo insidioso virus respiratorio. Obiettivo è stato appunto aumentare la conoscenza del virus tra i genitori ancora troppo bassa: ben il 45% delle mamme e dei papà intervistati ha dichiarato, infatti, di non conoscerlo. E buone speranze arrivano anche dalla ricerca scientifica. Alcuni ospedali stanno sperimentando un vaccino per le gestanti, per indurre la formazione di anticorpi protettivi sul feto. Di recente la Commissione europea ha autorizzato l’uso di Nirsevimab, la prima e unica forma di prevenzione in grado di proteggere tutti i neonati e bambini dal VRS. I risultati hanno mostrato sicurezza ed efficacia per la prevenzione delle infezioni da RSV che richiedono cure mediche e ospedaliere.

Lina Rossi

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