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Non smette di piangere, cosa far

marzo 14, 2018 10:00 am

Ha pochi mesi e piange disperato, anche se ha qualche mese in più, il pianto è la lingua universale per esprime un forte disagio che può andare dal dolore alla fame fino alla richiesta di abbracci

 

Appena nato un bimbo ha un solo modo per comunicare un suo bisogno: il pianto. Il piccolo può allora piange perché ha fame o sonno, oppure prova dolore, le famose coliche gassose che tormentano prima o poi tutti i neonati indipendente mente se allattati al seno o alimentati con il latte ricostituito. Un bambino più grandicello può piangere perché annoiato o semplicemente perché vuole essere preso in braccio dalla mamma: famosi capricci, ma, non possiamo ignorare che anche l’abbraccio è un bisogno irrinunciabile dei bambini.

 

Il pianto di un neonato e rimedi

Un bambino di pochi mesi piange per avvisare la mamma che è arrivata l’ora della poppa, in questo caso il pianto inizia con un lamento per divenire via via sempre più forte e acuto spostando la testolina d a una parte all’altra alla ricerca del capezzolo o della tettarella.  In questo caso la soluzione è semplice: offrire il nutrimento orale. Può piangere perché ha sonno, il pianto in questo caso è più una nenia, inizia lo sbadiglio e il piccolo si porta le mani sugli occhi e verso la testolina. E’ bene non far innervosire ulteriormente il piccolo, avvolgerlo quindi nella sua copertina con le braccine chiuse all’interno, non aver timore di fasciarlo, i neonati hanno bisogno di sentirsi stretti per abbandonarsi al sonno. Non possiamo dimenticare che per nove mesi sono stati ben compressi dal liquido amniotico all’interno dell’utero, per loro è la posizione di maggior rilassamento. In questo modo viene anche soddisfatto il bisogno di contratto. Possono poi piangere per il malessere fisico, come quello delle coliche gassose. In genere si tende a cullare il bambino con la faccia rivolta in alto, in realtà per alleviare il dolore la faccia deve essere rivolta in giù, La mano deve sostenere ii pancino e il viso deve essere adagiato su tutto l’avambraccio. La pressione esercita sulla sua pancia può contribuire ad alleviare la fuori uscita dello bolle di gas e conseguentemente il dolore.  Il pianto può anche arrivare perché al piccolo mancano tutta una serie di suoni che hanno accompagnato la sua crescita nei nove mesi d gravidanza, far ascoltare dei rumori di sottofondo come il rumore di una lavastoviglie, ovvero un rumore dai toni bassi e  costante aiuta a tornare ai rumori del copro materno. Se a questo di offre il famosi ciuccio pacificatore, compensiamo il bisogno di succhiare tipico dei neonati, oltre a proteggerlo dalla morte improvvisa in culla – SIDS

Altra cosa che non possiamo ignorare è che i bambini  nell’utero sono stati abituati al movimento della mamma, soprattutto se ha lavorato sino all’ultimo giorno utile. Fare un giro in macchina o nella carrozzina, facilita il sonno e il rilassamento del bambino. Insomma non è facile interpretare il pianto di un neonato ma l’esperienza affina le competenze.

Il pianto di un bambino più grandicello

E’ luogo comune, se un bambino non più neonato piange è perché vuole essere preso in braccio. Il consiglio che comunemente viene offerto è: fai finta di nulla, lascia che ilo piccolo esaurisca il suo capriccio, se lo prendi in braccio rischi di viziarlo. Ma, è proprio così? E’ chiaro che prima o poi chiunque smetterebbe di piangere, ma, probabilmente il bambino potrà sviluppare il timore dell’abbandono e di non sentirsi rassicurato nel momento del bisogno, convinzione che purtroppo si porterà dietro come un tratto del carattere.  Non v’è nulla di più rassicurante delle braccia di una mamma, rassicurazione che dovrebbe arrivare nel momento del bisogno per essere efficace. Nei momenti di maggiore difficoltà, dopo una malattia o un lungo periodo di distacco, questa richiesta si accentua proprio per il bisogno di rassicurazione.   Rispondere alle richieste di affetto del bambino è indispensabile per garantirgli la serenità di cui ha bisogno. Il potere calmante delle mani e braccia della mamma può fare miracoli. Molti bambini amano il contatto pelle a pelle. Gli studi mostrano che i bambini che ricevono un massaggio piangono meno e dormono meglio. A volte, i piccoli hanno solo bisogno del contatto e il massaggio risponde perfettamente a questa loro necessità. In molte culture, da noi considerate primitive, i bambini trascorrono gran parte della giornata in fasce sulle spalle o sul petto della madre. La fascia oltre a tenere ben stretto il bambino al corpo sono un grande aiuto per le braccia della mamma o del papà che libere possono fare altro.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini

Responsabile scientifico di Guidagenitori.it

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