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Gestosi, un nuovo esame per prevederla

Maggio 25, 2018 10:00 am

Un test sviluppato e sperimentato in Australia, sta dando ottimi risultati nell’individuare precocemente i segnali della gestosi, patologia che può causare parto prematuro

Grazie a nuovo esame del sangue si può prevedere chi potrà soffrire in gravidanza di gestosi o di preeclampsia, condizione correlata all’aumento della pressione sanguigna e delle proteine nelle urine e potenzialmente letale sia per la donna sia per il feto. Il test è stato introdotto al Royal Women’s Hospital di Melbourne, dove è stato messo a punto il test che misura due proteine rilasciate dalla placenta e si trovano a livelli anormali nelle donne che svilupperanno la sindrome. Gli esperti sono fiduciosi: si tratta di un ottimo test predittivo per indicare chi potrà contrarre preeclampsia durante le fasi avanzate della gravidanza. Se è positivo si intensifica la vigilanza in modo ed essere in grado di avviare terapie mediche che possono migliorare l’esito per la madre e per il bebè.

 

Gestosi: di cosa si tratta

La gestosi è un disturbo tipico della gravidanza, le cui cause non sono ancora ben conosciute, compare in genere nella seconda metà della gravidanza. È caratterizzata da edemi, rigonfiamenti, oltre che ai piedi e alle caviglie, fatto comune in gestazione, anche al volto e alle mani. Circa 3% delle donne in gravidanza è colpita da questo disturbo. Le gestanti maggiormente soggette a gestosi sono quelle che soffrono di pressione alta, hanno avuto disturbi al fegato o ai reni, sono giovanissime o hanno più di 40 anni, in gravidanze precedenti hanno sofferto di gestosi oppure sono n attesa di gemelli. La gestosi è caratterizzata da una serie di sintomi inconfondibili: rigonfiamenti localizzati ai piedi o alle caviglie, al volto, alle mani, causati da un’eccessiva ritenzione di liquidi, aumento di peso anche se il regime alimentare è regolare, aumento della pressione sanguigna, fino ad arrivare a oltre i valori di 90/150 e presenza di proteine nel sangue, soprattutto di albumina.

 

I rischi che si corrono

La gestosi comporta una serie di rischi piuttosto seri per la mamma e per il bambino perché può provocare il distacco precoce della placenta e quindi un’emorragia. Inoltre può causare danni permanenti ai reni della donna e degenerare in eclampsia, una forma di gestosi molto più seria caratterizzata da convulsioni, vomito, attacchi di vertigini, ulteriore aumento della pressione sanguigna. L’eclampsia richiede l’immediato ricovero in ospedale e il taglio cesareo per fa nascere il bambino. Per questa ragione è essenziale scoprirla per tempo, non sottovalutando i sintomi ed effettuando il dosaggio di proteine nelle urine della gestante e controllando la pressione. A ogni visita ginecologica viene misurata la pressione alla futura mamma e ogni due mesi circa la donna si sottopone alle analisi delle urine. È quindi possibile monitorare con attenzione l’eventuale instaurarsi di questo disturbo.

 

Curare la gestosi

Nella maggior parte dei casi, è possibile curare la gestosi in modo da tenere sotto controllo la malattia fino alla nascita del bambino. Dopo la nascita del piccolo, le condizioni di salute della neomamma si stabilizzano spontaneamente. È essenziale limitare l’apporto di sali nell’alimentazione e assumere diuretici per aumentare la quantità di urina emessa e favorire quindi l’eliminazione dei liquidi. La donna con gestosi deve riposare a letto, possibilmente su un fianco. Si deve assumere farmaci capaci di abbassare la pressione sanguigna. Se la gestosi non migliora adottando queste precauzioni, è meglio che la donna sia ricoverata in ospedale per essere seguita costantemente dal personale medico.

 

Giorgia Andretti

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