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Un orso a strisce colorate

Al Polo Nord c’è un grosso orso perennemente raffreddato, finché un giorno non riceve un caldo dono

Barley, un grosso orso bianco, vive da sempre al Polo Nord. Qui fa un freddo terribile e il mare è coperto da grandi pilastri di ghiaccio tutto l’anno, ma questo è l’ambiente naturale di tutti gli orsi polari. Di tutti ma non di Barley, che seppur dotato come gli altri di una spessa pelliccia bianca, è per trecentosessantacinque giorni l’anno raffreddato! Va in giro per la banchisa sempre con la goccia al naso e starnutisce in continuazione. Sia quando inizia a soffiare il vento glaciale, che quando il clima è più mite, Barley si raggomitola tutto e borbotta: “Brrr! Sono ammalato. Mi sento le zampe molli…Etciù! Etciù!”. Un giorno l’orso, stufo, dice: “Basta, ho deciso!… Etciù! Me ne vado da questo posto così freddo…” e si allontana lentamente sul ghiaccio.

Barley inizia a camminare davanti a sé senza mai voltarsi e cammina per chilometri e per alcuni giorni. Attraversa una fitta foresta, poi una grande pianura, fin quando una sera giunge nei pressi di un piccolo villaggio abitato. Le finestre della prima casetta sono illuminate. Barley allora si avvicina e guarda dentro: una vecchia signora sta seduta davanti a un caminetto col fuoco acceso e agita due strane bacchette qua e là. “Che cosa starà facendo?” mormora l’orso bianco “Non ho mai visto… Etciù! Etciù!”. La vecchietta sente lo starnuto, si volta e vede Barley. L’anziana signora non si sente molto sicura: gli orsi bianchi sono pericolosi e normalmente non si spingono mai fino al villaggio. Ma un po’ stupita gli domanda: “Sei raffreddato? Un orso polare raffreddato?! Non pensavo ne esistessero”. Barley allora risponde: “Sì, sono sempre raffreddato…e sono completamente ghiacciato”. Sentendo queste parole e vedendo che l’orso tremava dalla testa ai piedi, la signora si impietosisce e gli dice: “Forse potrei aiutarti, ma tu devi promettermi che non mi farai del male”, “Promesso, lo giuro! Etciù!”, dice Barley allo stremo delle forze.

L’anziana signora allora apre la porta e il grande orso entra nella stanza. “Ah! Che bel calduccio” esclama Barley e si va ad accucciare davanti al caminetto. Come per magia da subito smette di tremare, di battere i denti, di starnutire e si addormenta sul tappeto. La signora intanto tira fuori dal ripostiglio una vera montagna di gomitoli di lana d’ogni colore e comincia a sferruzzare; lavora a maglia per tutta la notte senza fermarsi un attimo…dritto, rovescio, dritto, rovescio…fino all’alba.
Il mattino dopo quando Barley si sveglia il lavoro della vecchietta è terminato. “Con questo potrai tornartene a casa tua senza avere mai più freddo” gli dice dandogli il maglione a strisce, con sciarpa, guanti e berretto che lei aveva fatto durante la notte. “Straordinario!” grida l’orso “Grazie infinite. Lei è una nonna incredibile!”.

Una volta indossata la roba, Barley saluta l’anziana signora e si allontana verso casa. “La nonnina aveva proprio ragione: così vestito certamente non soffrirò mai più il freddo” pensa l’orso mentre cammina verso nord. Quando arriva al Polo Nord, per come era conciato viene subito notato dalle foche birichine, che all’inizio rimangono un po’ perplesse e ammutolite, ma poi scoppiano in una grande risata e iniziano ad andare in giro a gridare “C’è un orso stranissimo sui ghiacci, un orso a strisce colorate!”. Sentendo la buffa notizia tutti gli abitanti del Polo Nord prendono in giro Barley, ma al grande orso bianco non interessa nulla perché ora finalmente non è più raffreddato e non sente più freddo grazie al caldo maglione a strisce che le ha donato la sua nonnina!

 

Domizia Luzzi

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