Il progresso della tecnologia e l’isolamento sociale

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Il progresso della tecnologia e l’isolamento sociale

Siamo davvero certi delle buone intenzioni del progresso tecnologico? E’ vero, ci regala tanto e forse troppo tempo libero, nel quale dovremmo aprirci agli altri, in realtà ciò che si osserva è l’aumento dell’isolamento sociale e dell’ignoranza.

Qualche giorno fa ad un incrocio, il semaforo rosso mi ha trattenuto giusto il tempo per osservare una scena poco carina, un gruppo di cinque adolescenti fuori della scuola, uno accanto all’altro solo spazialmente perché ognuno di loro era connesso con qualcun altro in modo virtuale: ognuno aveva il proprio cellulare incollato all’orecchio incurante della presenza del potenziale vero amico vicino.

Bé, che dire oggi, a conclusione della due giorni che si è tenuta alla Triennale di Milano: Il mondo che verrà, il mondo come è già. Per una critica della ragione tecnologica se non che la tecnologia non è proprio rispettosa dell’essenza dell’essere umano. L’uomo ha bisogno di essere sì costantemente connesso, l’uomo è un essere sociale e come tale ha la necessità di restare in contatto ma, la qualità del contatto dovrebbe essere tale da consentire una buona integrazione vis-a-vis, l’integrazione sociale ha bisogno di vedere la gestalt del viso umano: due occhi, un naso ed una bocca sorridente. Tornando alla foto che, per dovere di cronaca ho velocemente scattato, viaggio costantemente con la mia camera pronta all’uso, mi ha davvero impressionato vedere degli adolescenti, forse erano ragazzi di prima o seconda media, uno accanto all’altro tutti nella stessa identica posizione: un cellulare in mano ben spinto verso l’orecchio.

Dove stiamo spingendo i nostri figli? Verso quale socialità saranno proiettati? Verso la socialità virtuale incuranti dei bisogni delle singole persone? E quanto tutto questo potrà aiutarli il momento in cui si troveranno a risolvere i problemi cui la vita li sottoporrà nel loro prossimo futuro? Troppi interrogativi e zero risposte: se non aiutiamo i nostri ragazzi a cambiare direzione, purtroppo, rimarranno delusi da quanto la tecnologia sta loro rubando in termini di fantasia, di contatto sociale e di conoscenza.

Qualcuno potrà sostenere il contrario, dicendo che la conoscenza è amplificata dalla tecnologia, a queste persone voglio raccontare un episodio di qualche giorno fa. Sono tornata da poco da un viaggio in Sud Africa, una ragazza di non più di vent’anni mi chiedeva come fossi stata e come avessi trovato il Kenia, ho puntualizzato che non ero andata in Kenia ma in Sud Africa, imperterrita continuava a parlarmi del Kenia. Mi sono permessa allora di dirle che il Sud Africa è nella punta estrema dell’Africa e che il continente è molto grande e per farle un esempio le ho detto che la punta estrema del continente, a livello di parallelo corrisponde all’altezza dell’Argentina. La sua candida replica è stata … si, lo so bene che l’Africa confina con l’Argentina. Sicuramente la ragazza sarà preparatissima a livello tecnologico e saprà ben ricercare nel Web l’effimero ma in quanto a conoscenza, quella conoscenza intesa nel termine più ampio della parola, mi viene da replicare con una frase che ho letto su un quotidiano: questo è il lato oscuro della tecnologia e del progresso tecnologico.

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