L’insostenibile dolore della depressione può rubare la vita di una bambina

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L’insostenibile dolore della depressione può rubare la vita di una bambina

I parenti ed amici dicono di lei: era una persona meravigliosa, piena di vita e con una bimba amorevole. Lei era Alessia, la dentista di Bergamo. Deve aver lottato fino allo stremo prima di cedere all’insostenibile dolore della depressione e decidere di uscire per sempre dalla vita insieme alla sua amata bimba.

Alessia oggi come Francesca due settimane fa hanno trovato la soluzione al loro malessere, la prima deve aver addormentato prima di compiere il suo disperato gesto d’amore e la seconda ha fatto addormentare per sempre la sua bimba, facendole bere del veleno. Agli occhi di molti possono sembrare persone crudeli e la domanda che istintivamente affiora è: ma perché le bimbe…perché trascinarle nei loro ultimi viaggi? Eppure, le cose non stanno proprio così, per la mamma che arriva a maturare il pensiero di togliersi la vita, è difficile sopportare l’idea di lasciare la propria figlia sola a combattere con lo stesso mondo che, nella sua idea purtroppo sbagliata, non ha saputo accoglierla. Alla base del gesto estremo c’è un grande amore ed una grande pena per lasciare una figlia piccola ed indifesa, ed è proprio l’idea di volerla proteggere fino all’ultimo respiro che alla fine si sceglie la via senza ritorno.

Le vite di Alessia e Francesca non erano così parallele, la prima una professionista affermata, bella e ben inserita nella sua comunità, Francesca senza lavoro, separata e tornata a vivere sola con la sua bimba nell’appartamento che l’aveva vista felice insieme a suo marito, il padre della bimba. Ciò che avevano in comune era la depressione, quel sentimento che si appiccica addosso e tutto trasforma ai propri occhi ed all’emotività. Ogni situazione viene percepita con un’angoscia tale da non lasciare neanche spazio per il più flebile respiro. Nessuna mamma potrebbe accettare di veder soffrire la propria figlia, soprattutto se il dolore viene vissuto in prima persona. Ecco allora l’insana idea inserirsi nella sua mente, fino ad avvertirla come l’unica via per la salvezza, il paradigma a sostegno del pensiero è: “Io ti ho donato la vita ma, il mondo non è pronto ad accoglierti ed io non sopporto di leggere il dolore nei tuoi occhi”.

Francesca era chiaramente depressa, sarebbe stato sufficiente l’aiuto della persona della porta accanto, dell’amica o del padre della bimba che pur aveva passato insieme a loro alcune ore il pomeriggio di Pasqua. Una semplice telefonata ai servizi sociali avrebbe evitato una tragedia annunciata travestita dai panni dell’amore. Francesca invece era seguita da uno psicologo ma forse avrebbe dovuto essere seguita da uno psichiatra, forse se le fossero stati prescritti degli antidepressivi non saremo qui a leggere di lei.

Alcuni hanno avanzato l’ipotesi che si sia trattato di depressione post-partum in entrambi i casi, io non sono proprio d’accordo su questa tesi considerato il tempo trascorso dal parto. La bimba di Francesca aveva tre anni e la piccola di Alessia diciotto mesi.

La depressione post-partum E’ la vera forma depressiva del dopo parto. Generalmente inizia tra il secondo ed il terzo mese dal parto e può mantenersi costante per circa 6/8 mesi se non si interviene in modo appropriato. Soltanto il 10-15% delle neo-mamme può andare incontro a questo disagio psichico e di questa quota solo il 3-6% può evolvere in una depressione maggiore ovvero la vera e propria depressione.
Possono essere presenti tutti i sintomi caratteristici della depressione o solo alcuni di essi. L’intensità della sintomatologia può variare da un lieve disagio nel gestire i rapporti all’interno del proprio nucleo familiare fino ad arrivare ad un sentimento di totale difficoltà nell’affrontare anche gli eventi più banali legati alla gestione della casa.
Alla neo-mamma che presenta i sintomi iniziali di uno stato depressivo, deve essere dato tutto il supporto necessario che non si esaurisce soltanto affidandola alle cure di un buon psichiatra, la famiglia deve intervenire garantendo tutto il supporto logistico necessario.

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3 Comments

  1. jonatan ha detto:

    Purtroppo queste realtà ci circondano tutti i giorni, bisognerebbe a mio parere cercare di diffondere il più possibile aiuti a tutte le persone che soffrono di queste patologie, solo così posso essere aiutate e solo in questo modo possono evitarsi queste tragedie.

  2. raimondo ha detto:

    sembra che siamo incapaci a lavorare sulla prevenzione. E poi piangiamo quando capitano le disgrazie

  3. Simona ha detto:

    Mi viene la pelle d’oca! Non riesco a capire come questo tarlo letale della depressione riesca ad impossessarsi anche di persone
    felici… Dall’esterno sembra facile, ma credo che sia una delle cose più brutte che possa capitare ad una persona!