

La notte tra il 28 e 29 marzo si spostano le lancette dell’orologio: con l’ora legale guadagniamo un’ora di luce la sera, utilissima per attività all’aperto con i bambini, ma il lunedì mattina potrebbe farsi sentire la stanchezza. Il cambiamento orario non è un fenomeno nuovo: l’idea risale al XVIII secolo, con il noto saggio di Benjamin Franklin, e fu ripresa e applicata su vasta scala nel XX secolo per ragioni di economia energetica e necessità belliche. Oggi l’ora legale è adottata in gran parte dell’Europa, ma resta oggetto di dibattito: c’è chi propone di abolirla e chi ritiene che abbia ancora benefici sociali ed economici.
Lo spostamento dell’orario provoca un piccolo jet lag che altera i ritmi circadiani. Negli adulti come nei bambini possono comparire sintomi transitori quali stanchezza, sonnolenza diurna, irritabilità, difficoltà di concentrazione e calo della produttività. Nei più piccoli il cambio può manifestarsi con risvegli notturni, pianti serali, appetito irregolare e difficoltà nell’addormentarsi. Pur essendo effetti generalmente temporanei, è utile affrontarli con strategie pratiche che riducano il disagio e favoriscano un rapido ritorno alla routine. L’ora in più di luce serale aumenta l’esposizione alla luce naturale, stimolando la produzione di serotonina e favorendo la sintesi di vitamina D, importanti per il tono dell’umore, il sonno e la salute in generale, inclusa quella materna durante la gravidanza. La chiave è però gestire il passaggio con gradualità per limitare l’impatto sui ritmi biologici.
La gradualità e la coerenza sono le parole chiave. Anche se i piccoli cambiamenti di orario possono sembrare banali, il loro accumulo incide sui ritmi biologici; intervenire con piccoli aggiustamenti nei giorni precedenti riduce sensibilmente il disagio. Il dibattito sull’utilità dell’ora legale è sempre attivo: se da un lato favorisce più ore di luce serale e possibili risparmi energetici, dall’altro impone al corpo di adattarsi due volte l’anno con effetti sulla salute, seppure generalmente transitori. Nel quotidiano, però, l’obiettivo pratico per le famiglie è rendere il passaggio il meno traumatico possibile per i bambini, sfruttando la luce in più per attività salutari e mantenendo abitudini coerenti per il sonno.
Rossi Lina