Non solo gli animali domestici, le zecche possono infettare anche l’uomo

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Non solo gli animali domestici, le zecche possono infettare anche l’uomo

Considerate a lungo solo un fastidio, le zecche costituiscono in realtà un’insidia, che può rivelarsi anche seria per la salute. Non aggrediscono infatti solo gli animali (selvatici, domestici e di allevamento) ma attaccano facilmente anche l’uomo, trasmettendo batteri, virus e vari altri microrganismi, responsabili di malattie subdole e insidiose, non sempre facili da riconoscere.

Trenta persone colpite ogni anno
Tra quelle che destano le maggiori preoccupazioni vi è la meningoencefalite o Tick Borne Encephalitis (TBE) che ogni estate colpisce nel nostro paese circa 30 persone. Un numero purtroppo destinato a crescere. L’encefalite infatti può presentarsi con sintomi ambigui, che non facilitano la diagnosi, rendendo quindi incerta anche la valutazione del suo reale impatto sulla salute umana. Molto spesso la malattia si ferma a generici disturbi iniziali, ma in alcuni casi può evolvere e determinare complicanze a carico del sistema nervoso centrale, con esiti permanenti e talora invalidanti. A causarla è un virus di cui le zecche sono al contempo serbatoi e vettori. Per venire contagiati è sufficiente anche un singolo morso di zecca, evenienza tutt’altro che infrequente nelle aree boschive, soprattutto se umide, ombreggiate e ricche di vegetazione spontanea. Ed è soprattutto in queste zone che le zecche si annidano e colpiscono. Protette dalle loro minuscole dimensioni si mimetizzano con facilità fra cespugli e fogliame, ma basta sfiorarle per trovarsele addosso e una volta sull’ospite si preparano a compiere il loro pasto di sangue. Operazione lunga e piuttosto complessa, ma indolore, per cui passa facilmente inosservata. Purtroppo è durante il pasto che può realizzarsi il passaggio di vari patogeni dalla zecca all’ospite.

Un clima sempre più adatto alle zecche
A parte la primavera di quest’anno, particolarmente fresca e piovosa, le temperature medie annue salgono sempre di più facilitando il dinamismo delle zecche, che si mettono in “letargo” nei periodi più freddi per poi riprendere la piena attività da marzo fino all’autunno inoltrato (novembre), con picchi di “operosità” nei mesi estivi, proprio quando persone e animali domestici trascorrono maggior tempo all’aperto. Incontrarle, anche involontariamente, può trasformare un’incursione o una gita nel verde in una sorta di trappola, o quanto meno in un’insidia per la salute. E’ dimostrato infatti che le zecche sono in grado di trasmettere diverse malattie, dalla borreliosi di Lyme alla rickettiosi alla febbre ricorrente, ma la malattia più seria è la meningoencefalite (TBE). Inizialmente è facile confonderla con una banale influenza, magari estiva. Il suo esordio è spesso legato all’insorgere di febbre leggera, mal di testa, dolori muscolari che compaiono a distanza di 7-14 giorni dal morso. Se i sintomi sono sottovalutati, la malattia può evolvere in una seconda fase, coinvolgendo il sistema nervoso centrale, con possibili danni permanenti e invalidanti.

La protezione dal vaccino
Fortunatamente la TBE si può prevenire. Basta una semplice vaccinazione, efficace e sicura.
Il ciclo vaccinale prevede la somministrazione di almeno due dosi, da assumere prima della partenza per località dove è nota la presenza della malattia. Una terza dose va effettuato a distanza di un anno, ed infine un richiamo a 3-5 anni garantisce una immunità di molti anni.
Si tratta di una profilassi fortemente raccomandata agli abitanti ed ai villeggianti delle zone boschive e naturali, a chi pratica professioni a contatto con la natura, agli amanti del trekking e della campagna. Tra le aree considerate più a rischio vi sono i territori del Nord-Est italiano, della Carinzia, della Slovenia e gli stati dell’Europa dell’Est. Tuttavia è difficile individuare zone immuni da zecche, che possono essere trasportate anche a notevole distanza dalla fauna selvatica e soprattutto dagli uccelli migratori. Proprio per questo è importante accompagnare la vaccinazione che, va sottolineato, copre solo il rischio della TBE, con alcuni comportamenti, utili a evitare il contatto e il morso delle zecche.

Come prevenire il morso della zecca
In caso di escursioni in aree a rischio, è bene indossare un abbigliamento appropriato: sono indicate le camicie e i pantaloni lunghi, scarpe alte sulle caviglie o scarponcini, il tutto spruzzato con repellenti (facilmente reperibili in commercio). Durante le escursioni è consigliato inoltre camminare lungo sentieri battuti, evitare di addentrarsi o sedersi sull’erba, tenersi a distanza da arbusti. Al rientro è bene lavarsi accuratamente e ispezionare corpo e capelli per rilevare eventuali zecche che vanno subito rimosse (in commercio esistono vari strumenti che facilitano l’operazione, conclusa la quale è bene disinfettare la parte interessata). E’ dimostrato infatti che il tempestivo distacco della zecca riduce significativamente le possibilità di ammalarsi. Dopo la rimozione è utile annotare la data e attendere 30 giorni, prestando attenzione alla comparsa di eritemi e gonfiori nella zona del morso, o all’insorgere di febbre, mal di testa e inusuale stanchezza: in questi casi è necessario rivolgersi prontamente al medico curante, segnalando il morso di zecca subito.

Giorgia Andretti
Consulenza del dottor Maurizio Ruscio
Direttore del Dipartimento Diagnostico Strumentale
Ospedale ‘S. Antonio’ di San Daniele del Friuli (UD)
Centro di riferimento nazionale sulla TBE

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