I bimbi prendono il cognome paterno ora è possibile anche quello materno

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I bimbi prendono il cognome paterno ora è possibile anche quello materno

famiglia

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Nel cognome della madre: una frase fortemente simbolica e allusiva per dare voce a una esigenza che, a quanto pare, è sentita sempre di più nel nostro paese. Da noi, infatti, vige ancora una concezione prettamente patriarcale della famiglia: quando un bimbo viene al mondo e il padre lo riconosce, automaticamente al piccolo viene dato il cognome del papà. Quello della mamma non ha alcun legame con il bambino. Non si tratta di una cultura mediterranea o maschilista: basti pensare che negli Usa la donna prende il cognome del marito non appena si sposa – salvo recuperarlo in caso di divorzio, quindi perde il proprio ben prima. In Perù, invece, il bambino ha per molti anni il doppio cognome: quello del papà e quello della mamma. Con gli anni deve inevitabilmente lasciare da parte quello materno: se li mantenesse entrambi e li desse ai propri figli, dopo alcune generazioni un bambino avrebbe una vera e propria sfilza di cognomi… Insomma se ne lascia uno da parte soprattutto per ragioni pratiche, ma se non altro il cognome materno resta e a lungo.

Una campagna per il cognome della mamma
In Italia, invece, al momento della registrazione della nascita presso lo stato civile il bambino può assumere il solo cognome del papà: questa consuetudine, secondo molti, è una palese violazione del diritto comunitario in tema di parità di diritti tra uomo e donna. Una situazione che lascia indifferenti alcuni, ma che altri non voglio accettare. Tra questi c’è proprio il presidente della Corte Costituzionale, Franco Gallo, che nella sua relazione annuale ha parlato di una tradizione troppo patriarcale che ormai dovrebbe essere superata. Sulla stessa linea si colloca Equality Italia, una rete trasversale di persone che operano per i diritti civili e che ha lanciato la campagna, appunto – Nel cognome della madre – a sostegno della libertà di scelta dei cognomi. L’iniziativa ha l’obiettivo di chiedere al Parlamento Italiano di approvare una normativa chiara e certa sulla possibilità di scelta del cognome, che sia quello del padre o della madre o di entrambi, così da superare l’attuale legislazione, figlia di una visione familiare superata dai tempi e dall’attuale organizzazione sociale. Per stessa ammissione dell’associazione, si tratta di una campagna simbolica finalizzata a chiedere alla politica di intervenire sulla legge relativa al diritto di famiglia, di cui è necessaria una completa revisione per renderla più aggiornata e al passo con i tempi.

Eppure, la battaglia va ben oltre la semplice ideologia: ammettere anche il cognome della madre è come riconoscere un marchio di fabbrica che porta l’impronta genetica, civile e sociale di entrambe le figure genitoriali. La mancanza di una legge che consenta ai figli di adottare anche il cognome della madre relega questa figura in una condizione di marginalità sociale. È una situazione da cambiare anche per essere in linea con le norme europee. La burocrazia, però, in questo come in altri settori è lenta e ci vorrà del tempo prima di avviare il cambiamento. Tuttavia, nonostante le numerose raccolte di firme e presentazioni alla camera di richieste per variare una legge patriarcale e contraria a numerose leggi europee sull’uguaglianza e la discriminazione, ad oggi non c’è ancora la possibilità di assegnare al proprio figlio il cognome della madre in una coppia sposata. Esiste in realtà una procedura burocratica che permette di aggiungere al cognome del padre quello della madre, aprendo una richiesta di Cambio di cognome, ma a quanto pare è talmente complessa da far perdere qualsiasi motivazione. Negli ultimi anni in Italia ci sono stati sette disegni di legge ma non sono riusciti ad approdare a nulla. Al momento ci sono oltre 2.500 domande ogni anno per la richiesta di cambio di cognome e di aggiunta di quello materno. Se le procedure fossero più snelle gli esperti sostengono che sarebbero molte di più.

Sahalima Giovannini

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