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Dimenticarsi un bimbo in auto

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Come può accadere che un genitore, dopo aver pianificato di portare il proprio bimbo al nido, si ritrovi a fare un percorso diverso e dimentichi il proprio figlio in macchina per ore?

Il papà di Elena, il piccolo angelo di 22 mesi, rischia di essere accusato di omicidio colposo. Il suo voler far tutto e bene, lo ha portato inconsapevolmente a dimenticare la bimba in macchina. Si era preso lui l’incarico di portare la bimba all’asilo per evitare strapazzi alla moglie all’ottavo mese di gravidanza. Questo denota un padre attento e premuroso. Come è possibile, allora, dimenticare la propria bambina in auto? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Rosalba Trabalzini, psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica.
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Essere un genitore non equivale ad essere infallibile. Può capitare ad ogni singola persona di commettere degli errori ed un genitore non fa eccezione. In questi giorni è stato scritto molto: ci sono stati tanti colpevolisti ed alcuni innocentisti. E’ buona norma, prima di emettere un giudizio, soffermarsi sempre ad analizzare e poi comprendere cosa stava capitando in quel particolare momento della vita al papà di Elena. Una gravidanza complicata all’ottavo mese della moglie, una bimba da accudire, la docenza presso l’università dove il corso stava volgendo al termine e l’approssimarsi delle sessioni di esami in dirittura d’arrivo. E’ vero, qualcuno dirà: tutto questo non giustifica una dimenticanza così importante, quella di una bimba nel suo seggiolino sui sedili posteriori. E’ anche vero però che l’essere umano si comporta seguendo degli schemi mentali. Quando un comportamento viene ripetuto, per più volte, eseguendo lo stesso identico percorso gestuale, si attiva quel particolare schema mentale. Possiamo supporre che il papà di Elena, dopo aver preso la decisione di accompagnarla al nido, è uscito di casa, ha raggiunto l’auto ed ha diligentemente adagiato la bimba nel seggiolino, partendo poi alla volta del nido. La strada che deve percorre per andare al nido ha lo stesso tragitto iniziale di quella strada abituale che conduce al lavoro. Ecco quindi che intervengono gli schemi mentali prefissati che, come qualsiasi abilità acquisita, si avviano automaticamente a meno che non intervenga un qualsiasi stimolo sensoriale ad interromperlo o un’idea nuova che si sovrappone allo schema attivato. L’assenza di quello stimolo, così importante in questo caso unito con molta probabilità al pensiero di quello che avrebbe dovuto fare in università, può aver non solo attivato ma anche mantenuto per tutto il percorso fino al posto di lavoro, lo schema mentale di ogni mattina: casa, macchina, percorso stradale, parcheggio, luogo di lavoro. L’uomo, insomma, era nel pieno dello schema attivato, quello dell’andare al lavoro. Se la piccola Elena non si fosse addormentata, il suo vociare o il pianto nel momento in cui viene chiuso lo sportello della macchina, di sicuro avrebbe interrotto quello schema mentale così consolidato.
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Qualche anno fa una donna di Merate aveva lasciato la bimba in auto ed era andata al lavoro. Quindi può succedere anche alle madri?

Gli schemi mentali, ovvero tutte quelle abilità o azioni che quotidianamente mettiamo in atto, sono universali, senza distinzione né di sesso né di cultura o razza, sono semplicemente dei meccanismi che vengono attivati per velocizzare e risparmiare le energie. Non è una questione di istinto materno, per cui ad una mamma questo non deve capitare. Purtroppo capita, esattamente come è capitato alla mamma di Merate o alla mamma di Arcueil in Francia o alla mamma che, nelle vicinanze di Bruxelles, ha lasciato la bimba di cinque mesi in macchina, dopo aver accompagnato gli altri due più grandi a scuola. Può capitare che anche una mamma dimentichi il proprio figlio in macchina, gli schemi mentali una volta attivati, non fanno sconti a nessuno.
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La moglie sta difendendo il marito. Come può una mamma che ha perso una bimba così piccina difendere colui che è stato il responsabile della sua morte?

La mamma di Elena deve conoscere molto bene il suo compagno di vita, lo avrà visto chissà quante volte giocare e abbracciare la sua bimba. Lo avrà visto cambiarla o farla mangiare, forse anche alzarsi di notte per cullarla, lei era ed è in difficoltà, è all’ottavo mese di una gravidanza che l’ha tenuta a riposo. Se ha sostenuto pubblicamente che era un buon padre, sicuramente deve essere così. E sarà ancor di più un buon padre per questo secondo figlio che sta nascendo. Tra un paio di settimane ci sarà un bimbo da accudire ed amare, il papà e la mamma devono essere presenti e per quanto sarà nelle loro forze…. sereni, perché questo bimbo merita di essere accolto con amore e non con la morte nel cuore. E, bene hanno fatto a donare gli organi della bimba, hanno donato la vita a quattro bambini. La mamma di Elena è una donna che ha saputo comprendere il dramma di un uomo che per sempre porterà un immenso dolore in fondo al suo cuore e che il tempo non potrà mai cancellare.
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Giorgia Andretti

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