Adolescenti: la campagna per la contraccezione si chiama Love it!

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Adolescenti: la campagna per la contraccezione si chiama Love it!

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La campagna informativa è stata pensata soprattutto per le giovani tra i 18 e 25 anni, ma se fruita anche dalle loro sorelle minori, le adolescenti, è sicuramente un bene. Infatti, anche se le ragazze italiane iniziano ad avere rapporti sessuali in un età sempre più precoce, non è detto che siano altrettanto mature dal punto di vista mentale e psicologico. Il sesso viene vissuto in modo del tutto inconsapevole ed il rischio di incorrere in gravidanze non desiderate e in malattie sessuali è più che reale. Ed ecco il perché è nata – Love it! – la campagna promossa dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia – SIGO, in collaborazione con lapillolasenzapillola.it.

Italiane poco attente alla contraccezione
Nonostante le italiane siano ragazze intraprendenti e moderne, il nostro paese resta il fanalino di coda nella contraccezione ormonale con il 14-16%, a fronte delle ragazze olandesi 50%, inglesi 35%, francesi 40% e tedesche 30%. Il 42% delle under 25 italiane non utilizza alcun metodo contraccettivo alla prima esperienza sessuale e la conseguenza è che una gravidanza su cinque non è desiderata e il consumo della pillola del giorno dopo è aumentato del 60% negli ultimi sette anni. Gli esperti spiegano la diversità del progetto di comunicazione – Love it! A differenza delle altra campagne di informazione, per parlare di contraccezione usa lo stesso linguaggio dei giovani. La campagna ha come testimonial la rapper Baby K e una Love Band formata da 10 ginecologhe, inoltre, verrà rilasciato un servizio di consulenza online per chiarire tutti i dubbi.

Adolescenti troppo poco seguiti
La campagna è ancora più meritevole perché l’adolescenza e la prima giovinezza rappresenta una fascia di età senza alcun riferimento sanitario ad hoc. Lo ha dichiarato, qualche anno fa, una ricerca pubblicata su Lancet, da cui emerge una carenza di attenzione specifica verso ragazzi e ragazze da parte del sistema sanitario anche nei Paesi sviluppati. I giovani si trovano ad affrontare problemi simili, come abuso di stupefacenti, alcol e tabacco. Inoltre molti giovani sono seriamente esposti al rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. Secondo gli autori dello studio, il problema della mancanza di strutture adeguate è dovuto al fatto che il Terzo Millennio è iniziato con problemi nuovi per i giovani, verso i quali la sanità non è stata in grado di fare fronte in tempo. Il sostegno della famiglia e un’educazione adeguata sono armi essenziali, devono inoltre, essere potenziati i centri sanitari specifici oltre alla formazione di professionisti competenti e specializzati.

I problemi dei più giovani
I problemi che riguardano da vicino i giovani, oltre all’obesità che ormai riguarda circa il 17% della popolazione sotto i 20 anni e l’assunzione di droghe già a 15 anni, esiste il rischio concreto delle malattie sessualmente trasmesse, un problema ancora sottovalutato. Nel nostro paese, infatti, al di sotto dei 18 anni è possibile sottoporsi al test per l’HIV solo dietro consenso dei genitori. Molti giovanissimi, che magari hanno avuto rapporti a rischio, evitano di effettuarlo per timore o vergogna, privando se stessi della possibilità di effettuare cure tempestive nel caso abbiano contratto la malattia. Inoltre esistono rischi anche per quanto riguarda le altre malattie. La sifilide, considerata a torto una malattia d’altri tempi, sta purtroppo tornando a farsi sentire, così come altre patrologie: condilomi, clamidia e altre di cui spesso i giovani ignorano l’esistenza. Inoltre molte ragazze, per scarsa conoscenza dei metodi anticoncezionali o per paura di rivolgersi ai servizi sociali, si trovano a iniziare una gravidanza non desiderata, che a volte può portare a conseguenze drammatiche sul piano personale, nei rapporti con la famiglia e con il bambino stesso.

Giorgia Andretti

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