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Bambini e disagio mentale

agosto 28, 2002 12:00 pm

I minori con problemi psicologici sono in aumento: quali sono le cause e come capire se ci sono rischi Sereni e spensierati solo perché sono bambini o adolescenti? Non sempre è così, anzi. Secondo una ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità i numeri del ‘disagio mentale infantile’ sono in aumento: se oggi, infatti, un bambino su…

I minori con problemi psicologici sono in aumento: quali sono le cause e come capire se ci sono rischi

Sereni e spensierati solo perché sono bambini o adolescenti? Non sempre è così, anzi. Secondo una ricerca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità i numeri del ‘disagio mentale infantile’ sono in aumento: se oggi, infatti, un bambino su 5 soffre di psicopatologie, entro i prossimi vent’anni circa il 50 per cento della popolazione tra 0 e 18 anni potrebbe avere a che fare con questi problemi. Una tendenza che viene confermata anche una ricerca multianalisi, basata su 57 studi condotti da un gruppo di neuropsichiatri USA, di recente pubblicata sul prestigioso American Journal of Psychiatry. Secondo questo studio ben il 16 per cento dei minori analizzati soffrirebbe di problemi di tipo emozionale, disturbi mentali e psicopatologie. Problemi ‘da grandi’ che, sempre più spesso, riguardano il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza. Come fare a riconoscerli e affrontarli?

I problemi psicologici
Il primo passo da fare per inquadrare questo fenomeno è uno sforzo di chiarezza. Nella categoria del ‘disagio mentale’ – dell’infanzia o dell’adolescenza – sono infatti raccolti insieme sia i problemi di ordine psicologico sia quelli legati alla presenza di handicap, dove una lesione cerebrale può essere causa di autentiche malattie, come la paralisi cerebrale infantile, ma anche di problemi come la sordità, la cecità e così via. Esistono poi problemi che hanno a che fare con il ‘ritardo mentale’ e che, in generale, riguardano difficoltà legate alla scuola. I ’mali’ che affliggono i più piccoli sul versante psicologico sono invece disturbi di diversi tipi: da quelli del linguaggio e dell’apprendimento, fino a quelli psichici tra cui vanno considerati i disturbi del comportamento e della condotta, i disturbi di ansia, quelli depressivi e quelli psicosomatici.
‘Sono in particolare – spiega il dottor Francesco Ciotti, pediatra e neuropsichiatra infantile, direttore dell’Unità operativa di Neuropsichiatria infantile dell’Azienda USL di Cesena e autore di volumi sull’argomento – i disturbi dell’apprendimento e quelli psichici i disagi che impegnano di più i servizi territoriali’.
Secondo i dati di afflusso alle strutture pubbliche della Regione Emilia Romagna, ma si tratta di valori che rispecchiano abbastanza bene la situazione a livello nazionale, su una popolazione di circa 550 mila minori in Emilia Romagna, ben 10.858 soffrono di disturbi del linguaggio e dell’apprendimento mentre 9.986 hanno problemi di natura psicologica. “I disturbi di linguaggio riguardano – continua il dottor Ciotti – bambini disfasici o dislessici. In questi casi, spesso, si verifica una diagnosi tardiva perché il ritardo nel parlare non viene vissuto come un problema da parte dei genitori e degli insegnanti di scuola materna. Si tratta di un problema che va trattato subito e, invece, le famiglie si rivolgono agli specialisti solo intorno ai 5/6 anni di vita del bambino, a ridosso cioè dell’inizio della scuola elementare”.
Mamme e papà occhio alle chiacchiere infantili, insomma. A quanto pare i disturbi del linguaggio sono meno facili da riconoscere rispetto a problemi legati all’apprendimento, la cui diagnosi è molto migliorata da quando, anche nella scuola elementare, il ‘modulo’ ha soppiantato il maestro unico.

I disturbi del comportamento
Ai problemi di ordine psichico appartengono, tra gli altri, i disturbi del comportamento e della condotta. Si tratta di problemi forse più ‘facili’ da individuare perché spesso bambini iperattivi o difficili da trattare vengono segnalati proprio dagli insegnanti o dai genitori che si rivolgono agli operatori sul territorio perché fanno fatica a gestire questi ‘cuccioli’. “Questi – interviene ancora Ciotti – sono disturbi in aumento e in parte sono legati anche al fatto che, oggi, esiste una minore distanza generazionale tra genitori e figli con mamme e papà che tendono a fare ‘gli amici’ dei bambini senza comprendere che i più piccoli hanno bisogno di regole e di limiti da rispettare”.
Ma, nella ‘galleria’ dei mali dei bambini, ci sono anche disturbi dell’ansia (che porta a vivere la scuola o un altro impegno con eccessivo disagio) o disturbi depressivi che, pur essendo molto rari nei più piccoli, esistono e possono essere mascherati dall’iperattività. Accanto a questi c’è tutto il capitolo dei fenomeni psicosomatici da cui sono afflitti bambini che somatizzano angosce e paure e hanno problemi a dormire o dell’enuresi (il controllo degli sfinteri) fino, negli adolescenti in particolare, alla bulimia ed all’anorressia.
“Affrontare questo tipo di problemi – interviene ancora il dott. Ciotti – è abbastanza delicato. Di fronte a un mal di pancia o a un mal di testa persistente, i genitori portano i figli dal pediatra. Sta poi alla sua sensibilità ed alla sua esperienza, quando le analisi del sangue sono perfette, riconoscere il conflitto psicologico dietro al disturbo manifestato dal bambino”.

Fattori di rischio alla base del disagio infantile
Se i piccoli stanno male ‘dentro’, non è sempre colpa loro. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha catalogato i principali fattori di rischio psico-sociale alla base del disagio infantile.
La presenza di ‘genitori patologici’ con problemi di ansia, depressione ma anche di handicap fisico o psichico, non favorisce ad esempio una ‘corretta’ crescita dei piccini. Anche gli stili educativi hanno poi la loro importanza: quelli più ‘rigidi’, cioè severi e autoritari, tipici soprattutto dei paesi anglosassoni, possono determinare maggiore incidenza dei disturbi del comportamento e della condotta. Al contrario il modello iperprotettivo, attuato soprattutto dalle popolazioni latine, può indurre la presenza di disturbi di ansia. Anche l’eccessiva trascuratezza può creare problemi: sempre più spesso, il disagio si manifesta in ragazzini che vengono lasciati troppo soli. Ma anche divorzio e separazione incidono notevolmente sull’aumentare dei ‘mali oscuri’ dei bambini. Accanto a questo, assolutamente da non dimenticare, il lutto. La perdita non elaborata di un genitore, ma anche di un fratello o di un nonno, ha conseguenze delicatissime sull’equilibrio dei più piccoli. La reazione al lutto è infatti una fase depressiva che, se non viene superata, può trasformarsi in uno stato di depressione permanente.

Qualche consiglio ai genitori
Come si fa a capire che le cose non vanno e, soprattutto, come aiutare i nostri figli? “La famiglia – continua Ciotti – che non è più quella allargata di una volta con una rete di aiuti provenienti da nonni, zii e parenti, da sola può fare poco”. Di fronte a dubbi o perplessità nel comportamento dei più piccoli, allora, meglio rivolgersi agli operatori presenti nelle strutture territoriali di competenza. Va poi sottolineato che l’incidenza del disagio mentale in bambini e adolescenti è molto più alta nelle classi sociali svantaggiate, che hanno quindi meno capacità economica e, di conseguenza, educativa. Il consiglio più importante, però, resta quello di mettere da parte una diffidenza tutta ‘latina’ e vedere nello psicologo, nel medico, nei servizi sociali, un amico che può aiutare a risolvere meglio i problemi della crescita.

 

Antonella Valentini

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