prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

Figli sotto controllo

luglio 30, 2002 12:00 pm

Dal braccialetto per non perderlo al software per spiare come guida: nuovi strumenti, qualche dubbio La pubblicità scorre sul piccolo schermo e la prima, istintiva reazione è probabilmente positiva. Finalmente eccola lì, a portata di mano, la soluzione alla nostra paura di perdere un figlio tra la folla di una spiaggia. I meccanismo è semplice.…

Dal braccialetto per non perderlo al software per spiare come guida: nuovi strumenti, qualche dubbio

La pubblicità scorre sul piccolo schermo e la prima, istintiva reazione è probabilmente positiva. Finalmente eccola lì, a portata di mano, la soluzione alla nostra paura di perdere un figlio tra la folla di una spiaggia. I meccanismo è semplice. Il bambino indossa una braccialetto-trasmettitore che è collegato al ricevitore della mamma, se il primo supera la distanza di sicurezza predeterminata e finisce “fuori campo” l’apparecchio ricevitore lancia l’allarme luminoso ed acustico. Per ritrovare il bambino, poi, basta farsi guidare dal marchingegno che suona tanto più velocemente quanto più ci si avvicina al piccolo “fuggiasco”. C’è qualcosa però, nello spot pubblicitario, che costringe subito ad una riflessione: fa un po’ impressione quel braccialetto voluminoso sul polso di un bambino in costume da bagno. E così l’associazione scatta inevitabile: ma non si parlava di braccialetto elettronico per la sorveglianza dei detenuti in semilibertà? Di colpo, l’immagine di un figlio ridotto a “delinquente” da tenere sotto controllo non ci piace più tanto. E la sensazione negativa che avvertiamo è forse il segnale di una “sproporzione” tra il problema e la sua stessa soluzione.

Oltre l’ansia… l’educazione
Delegare ad una apparecchio elettronico il controllo di un figlio ha infatti ben poco a che fare con l’educazione di un bambino e molto con l’ansia di un adulto. La paura di perdersi un figlio è naturale, tanto quanto l’esigenza di imparare ad ascoltarla e a rispettarla. Vuol dire essere coscienti del bisogno di “stare” con i nostri figli – tanto più in vacanza, quando davvero il nostro tempo dovrebbe essere dedicato a loro – e consapevoli della necessità di educarli a non allontanarsi. Affidarsi ad un braccialetto elettronico che segnala “l’allontanamento”, vuol dire non tenere presente che i bambini imparano anche dagli errori e dai rimproveri. Privarli della possibilità di sbagliare e di allontanarsi troppo dall’ombrellone, così come hanno fatto da sempre tutti i bambini, vuol dire privarli della possibilità di diventare ogni giorno più responsabili. Rassicurati dalla nostra fiducia.

Controllare senza responsabilizzare
E d’altra parte proprio il rapporto fiduciario tra figli e genitori sembra essere messo in discussione da altre novità tecnologico-commerciali, destinate al “controllo” dei figli. Nelle farmacie spagnole è già in vendita un kit che permette ai genitori di scoprire, attraverso l’analisi di un capo d’abbigliamento sudato, se il figlio fa uso di sostanza stupefacenti. Mentre negli Stati Uniti è già stata sperimentata con successo una specie di “scatola nera” che si installa sulle automobili dei ragazzi e registra eccessi ed infrazioni commessi durante la guida. Velocità oltre i limiti, brusche sterzate e frenate improvvise non potranno più essere nascoste ai genitori: una volta a casa, la scheda , inserita nel computer, rivela il comportamento tenuto. Il futuro che ci si prospetta è, dunque, quello di un controllo tecnologico e assoluto sui figli. Ma un controllo assoluto non aiuta i figli a crescere, li deresponsabilizza, annulla lo spazio all’interno del quale figli e genitori devono sapere costruire un rapporto di fiducia accordata, rispettata, a volte tradita, di nuovo ricostruita. Pensare di annullare i rischi ampliando tecnologicamente e all’infinito il nostro vigile sguardo di adulti onnipresenti, è una illusione. Che non placherà la nostra ansia e che non aiuterà i nostri ragazzi a diventare adulti maturi e consapevoli.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra – Psicoterapeuta- laureata in psicologia clinica

- -


ARTICOLI CORRELATI