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La donna della Tv

luglio 8, 2002 12:00 pm

Una ricerca ha analizzato l’immagine della figura femminile in televisione: tra stereotipi e nuovi ruoli Tende per sua natura a mettere in scena solo gli aspetti della realtà più adatti ad essere rappresentati e finisce, così, per accentuare i modelli più stereotipati. Ad essere chiamata in causa, questa volta, è la televisione che per fotografare…

Una ricerca ha analizzato l’immagine della figura femminile in televisione: tra stereotipi e nuovi ruoli

Tende per sua natura a mettere in scena solo gli aspetti della realtà più adatti ad essere rappresentati e finisce, così, per accentuare i modelli più stereotipati. Ad essere chiamata in causa, questa volta, è la televisione che per fotografare ruolo e figura femminile non riesce, ancora, a liberarsi da vecchi schemi e vecchi pregiudizi. E’ l’estrema sintesi di una ricerca, promossa dal Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro) e realizzata dall’Osservatorio di Pavia, sulla rappresentazione televisiva della donna e, in particolare, della donna che lavora. Si tratta di un’indagine sotto certi aspetti innovativa. Per la prima volta, infatti, la rappresentazione televisiva della donna è stata analizzata e confrontata con quella maschile non solo sotto il profilo socio-demografico ed occupazionale dei personaggi, ma anche rilevandone l’aspetto esteriore, i valori di riferimento, la personalità, il comportamento verso la società, i rapporti di interazione in famiglia, tra gli amici e al lavoro. Nonostante queste novità, le conclusioni non sono però così diverse rispetto a quelle di altri studi: aumentano le protagoniste nella fiction televisiva (…ma il ruolo centrale resta sempre appannaggio degli uomini), mentre, nell’intrattenimento, quello femminile resta un ruolo assolutamente marginale e ‘decorativo’.

Bambole o eroine, ma sempre mal rappresentate
L’analisi dei contenuti ha riguardato la programmazione di fiction e intrattenimento, trasmessa dalle 12 alle 23 di una settimana tipo nel marzo 2001, dalle reti Rai, Mediaset e La7. Un campione totale di 162 programmi, all’interno dei quali sono stati individuati 1.045 protagonisti. Di questi, solo 444 erano donne, a conferma che la figura femminile resta ancora ai margini dello ‘show system’ in generale.
Come risultato più eclatante, dalla ricerca emerge che pur aumentando la presenza femminile nella fiction televisiva, nei programmi di intrattenimento trionfa solo il suo ‘corpo’, ridotto a ‘puro accessorio o a scontato specchietto per le allodole, utile a richiamare un pubblico distratto’. I dati sulla fiction disegnano invece una visione non del tutto tradizionale delle protagoniste femminili che, pur essendo meno presenti dell’uomo, rispecchiano abbastanza bene il ruolo delle donne nella società di oggi: dinamiche, consapevoli, con un lavoro e una certa autonomia. Si tratta insomma di un ‘riscatto’ rispetto alle caratteristiche tipiche delle protagoniste della narrativa popolare (che ha a lungo influenzato la produzione televisiva) che voleva per la donna un ruolo subalterno e di grande fragilità. Il dato più ‘allarmante’ è semmai il fatto che il vero grande assente dalla fiction contemporanea è il lavoro, soprattutto quello manuale. Protagonista quasi assoluta dei programmi è infatti una ‘classe media’ di donne/professioniste (medici, avvocati e così via) con una scarsa considerazione per la classe alta o per quella che svolge attività umili.
La cose cambiano quando si passa all’intrattenimento. Nei varietà, infatti, il corpo femminile è sistematicamente esibito e ostentato, sottoposto ad uno sguardo continuo ed insistente, spesso senza alcuna giustificazione, e privato di qualunque identità. La donna delle trasmissioni di intrattenimento è insomma solo una vetrina, un oggetto da guardare. Si tratta di un cambiamento radicale rispetto, ad esempio, agli anni ’60 e ’70, quando la comparsa in video delle prime ragazze ‘discinte’ rappresentò la rottura con un modello culturale prevalentemente puritano e contribuì in qualche modo all’emancipazione della donna.

Nella fiction maggiore ‘verità’
Contrariamente a quanto accade nell’intrattenimento, la maggior parte dei protagonisti di questo genere è adulto, con una netta predilezione per gli uomini rispetto alle donne (62.4 per cento contro 46.4 per cento). Tra le donne prevalgono le giovani (29.3 contro il 19 per cento degli uomini) che meglio si prestano ad evidenziare tratti come la bellezza. Oltre la metà dei personaggi è celibe o nubile (52.6 per cento), gli sposati ammontano al 20.9 per cento e i separati sono l’8 per cento. La maggior parte delle donne (67.1 per cento) è rappresentata come lavoratrice, anche se in netta inferiorità rispetto agli uomini occupati (quasi l’80 per cento). Sul piano dei valori che orientano atteggiamenti e comportamenti, la donna televisiva si contraddistingue per una maggiore adesione a quelli della socialità, della dimensione estetica e dell’affettività, a fronte di uomini che credono prevalentemente nell’affermazione nella sfera individuale e sociale. Indipendentemente dal sesso, poi, il successo è la meta perseguita soprattutto da quanti lavorano mentre l’affettività e la famiglia risultano una prerogativa tutta femminile indipendentemente dallo stato di lavoratrice o meno. Nel ruolo maschile questi elementi assumono particolare rilevanza solo si tratta di uomini non occupati.
Le donne della fiction sono inoltre più buone degli uomini, ma anche più fragili, anche se ad essere più buone sono quasi sempre le non occupate. Se lavorano, insomma, tendono ad essere assimilate, nella rappresentazione, ai modelli maschili. Sul piano, infine, dei comportamenti nei confronti della società, la ricerca sottolinea che è l’uomo ad esserne più frequentemente autore o destinatario. Il 54 per cento degli uomini compie atti altruisti rispetto al 45 per cento delle donne. Lo stesso andamento si osserva nei comportamenti ‘anti-sociali’, assunti per il 70.8 per cento dai signori e per il 29.2 per cento dalle signore.

In Rete:
Il Cnel
L’Osservatorio di Pavia

 

Antonella Valentini

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