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Virus cinese: quanto si rischia e come proteggersi

27 Gennaio, 2020 10:00 am

Niente viaggi in Cina, lavaggio accurato delle mani e niente panico. Il virus che a detta di alcuni arriva dai serpenti e da altri costruito in laboratorio a breve, si spera, avrà un vaccino

Un altro pericolo sanitario arrivato dalla Cina: è il terzo nel giro di una manciata di anni, dopo le epidemie di Sars e di Mers. Si tratta del 2019-nCoV, un virus appartenente alla famiglia dei coronavirus, così chiamati perché, visti al microscopio, hanno una forma tondeggiante attorniata da tante punte, come una corona. Sono virus responsabili di problematiche respiratorie: tosse, raffreddore e febbre, ma questo caso particolare sembra essere più aggressivo.

Da dove è partito il virus?

Il virus 2019-nCoV è arrivato all’uomo dai serpenti: sarebbero questi gli animali nei quali il virus, trasmesso dai pipistrelli, si sarebbe ricombinato e poi passato all’uomo. Lo indica l’analisi genetica pubblicata sul Journal of Medical Virology da Wei Ji, Wei Wang, Xiaofang Zhao, Junjie Zai, e Xingguang Li, delle università di Pechino e Guangxi. La ricerca è stata condotta su campioni del virus provenienti da diverse località della Cina e da diverse specie ospiti. Per       fonti ben informate, sembra invece che il virus sia stato creato in un laboratorio dove si facevano esperimenti per modificare il virus della Sars per scopi militari, la guerra biologica è sempre in agguato tra i potenti.  Comunque, il ministro della Sanità della Cina, Ma Xiaowei, ha affermato che la capacità di diffusione del coronavirus sembra diventare più forte e che non sono ancora chiari i rischi della sua mutazione. In una conferenza stampa, Ma ha affermato che il periodo di incubazione è tra 1 e 14 giorni ed è probabile che il numero di casi continui ad aumentare. Quello che è certo è che, ad oggi, ha contagiato nel giro di poche settimane circa 2.000 persone e ha causato sessanta decessi. In molti casi erano persone anziane o con già malattie pregresse. In qualche caso però si trattava di adulti giovani e in salute: il virus è aggressivo, ha un decorso rapido e causa seri disturbi respiratori che vanno incontro a complicanze.

Le misure in Cina

In Cina, è stato costruito un nuovo ospedale per fronteggiare quella che, lì, è un’emergenza. In molte province è obbligatorio l’uso di una speciale mascherina, Hong Kong ha chiuso Disneyland, gli americani avviano l’evacuazione dei propri connazionali, la Peugeot quella del proprio staff. Intanto un malato è sotto osservazione a Toronto, in Canada. Un caso sospetto è stato registrato anche in Austria. In Italia due casi sospetti si sono rivelati falsi allarmi. Gli italiani attualmente presenti a Wuhan e nella regione dell’Hubei, secondo il Ministero degli Esteri, avranno la possibilità di utilizzare un trasferimento via terra al di fuori dell’Hubei, ma questo comporta necessariamente un successivo periodo di osservazione di 14 giorni in una struttura ospedaliera. Negli altri casi, si raccomanda di evitare i viaggi in Cina.

Come proteggersi?

In Italia una task force del Ministero della Salute ha stabilito di rafforzare i controlli e aumentare il personale medico negli aeroporti di Roma Fiumicino e Milano Malpensa.

Della task force fanno parte rappresentanti di Istituto Superiore di Sanità – ISS, Istituto Spallanzani, organizzazioni di medici e infermieri, Nas, sanità militare, oltre ai direttori generali del ministero della Salute. Al momento da noi il rischio è basso e ci si augura che venga contenuto anche altrove, visto che ci si augura di mettere a punto in tre mesi il test di un vaccino. Sono almeno cinque i team internazionali coinvolti nell’impresa, con l’obiettivo di ottenere il prima possibile quello che normalmente richiede almeno due o tre anni di lavoro. I primi test sull’uomo potrebbero arrivare in tempi record, meno di tre mesi, a fronte dei  venti del vaccino sperimentale per la Sars, secondo uno dei massimi esperti di immunologia, Anthony S. Fauci, direttore dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive – Niaid del National Institutes of Health, l’agenzia del governo degli Stati Uniti responsabile della ricerca e della salute pubblica. Nel frattempo, per chi non si fosse ancora vaccinato contro l’influenza è il caso di farlo, per evitare la dannosa azione sinergica di più virus, così come è opportuno approfittare dei vaccini contro polmonite e influenza da emofilo B. Come misura di sicurezza in più, è essenziale lavarsi sempre bene le mani, da sempre la nostra redazione di Guidagenitori.it lo raccomanda donando saponette e tossire e starnutire sempre in un fazzoletto da gettare via, per limitare la diffusione di altri virus.

Giorgia Andretti

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