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New Delhi, il nuovo batterio che fa paura

Settembre 18, 2019 10:00 am

Il suo nome è già un programma: New Delhi Metallo beta-lactamase o semplicemente batterio New Delhi. In Toscana ha già provocato 31 decessi, sono necessarie adeguate norme igieniche

L’abuso sconsiderato degli antibiotici sta servendo il conto finale: sono in aumento i ceppi batterici che non riescono ad essere sconfitti da questa classe di farmaci e, per questa ragione, le infezioni diventano sempre più serie, soprattutto nelle persone con malattie croniche e un sistema immunitario compromesso. In Toscana, dove è stato isolato un batterio, già ribattezzato superbatterio New Delhi, tra novembre 2018 e il 31 agosto 2019 è stato isolato nel sangue di 75 soggetti ricoverati con malattie gravi, provocando 31 decessi. Una mortalità, insomma, del 40%, anche se le autorità sanitarie non hanno al momento trovato una vera e propria responsabilità del batterio: potrebbe essere una coincidenza il fatto che queste persone siano decedute e il fatto che fossero portatrici del germe.

 

Le misure sanitarie per contrastare il New Delhi

A scanso di equivoci, i portatori del batterio sono stati sottoposti a misure di contenimento per evitare la diffusione del germe anche se non è detto che ci sia un nesso causale automatico con la presenza del ceppo batterico. Inoltre, lo screening tradizionale verrà sostituito da un test molecolare che garantisce più rapidità nella risposta e verrà pubblicato settimanalmente il monitoraggio dei malati degli ospedali toscani in cui è stato isolato il batterio. Si tratta comunque di un evento epidemiologicamente rilevante, che evidenza una volta di più quanto alcuni ceppi batterici siano diventati resistenti ai carbapenemi, gli antibiotici ritenuti più efficaci. Inoltre, altro aspetto negativo è che il batterio NDM di diffonde soprattutto tra le strutture sanitarie e il fatto che si trovi in numero rilevante in una zona densamente popolata e altamente turistica, come la Toscana, porta a un elevato rischio di trasmissione.

 

Le origini del batterio NDM ovvero New Delhi

Il batterio fa parte di una ampia famiglia che si trova nella flora intestinale dell’uomo. Non tutti ne sono portatori sani, ma in qualche caso il batterio diventa aggressivo e si diffonde a causa delle scarse condizioni igieniche del luogo di origine, nel caso particolare, l’India, da cui il nome New Delhi,  in cui vive la maggior parte della popolazione indiana e a questo si aggiunge l’uso scorretto degli antibiotici, che favoriscono lo sviluppo di forme di resistenza. Presente quindi anche nel nostro paese, il batterio si trasmette per contatto e non sempre causa infezione: questo avviene soprattutto nel caso di persone ricoverate in ospedale con malattie croniche o molto gravi. La diffusione è favorita dalla non osservanza di buone pratiche di igiene, come il lavaggio delle mani da parte degli operatori sanitari. I principali sintomi dell’infezione da batterio New Delhi sono febbre, infezioni urinarie, arrossamento della pelle, dolori al torace, polmonite, problemi neurologici. Al momento non si registrano pericoli al di fuori degli ambienti ospedalieri dove sono ricoverati i malati gravi. Il modo migliore per proteggersi resta l’accurato lavaggio delle mani. È sempre essenziale l’uso corretto degli antibiotici.

 

Lina Rossi

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