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20-27 aprile ricorre la numero 5779 Pasqua ebraica

aprile 17, 2019 1:00 pm

La Pasqua ebraica è un tempo importante nell’anno liturgico, un insieme di tradizioni e di simboli affascinanti. Tutti i religiosi che hanno origini bibliche dovrebbero conoscere

Nel mondo cattolico occidentale, Pasqua significa uova di cioccolato, pulcini che sbucano dai cestini di pastafrolla e coniglietti. Non tutti sanno che questa ricorrenza origina dalla parola ebraica Pesach, ovvero: Pasqua il tempo della nostra liberazione, traduzione di  Pesach zeman charutenu. La commemorazione degli eventi narrati nei capitoli biblici 12, 13 e 14 dell’Esodo, quelli che trattano dell’uscita della popolazione ebraica dall’Egitto sotto la guida di Mosè. Il tempo, appunto, della liberazione e del riscatto dalla schiavitù, prima di raggiungere la terra promessa. I capitoli raccontano quello che acadde la notte precedente la partenza, in un rituale di commemorazione fortemente simbolica, ancora oggi seguita soprattutto dagli Ebrei osservanti.

 

I cibi simbolici della tradizione di Pesach

La sera precedente alla viglia di Pesach, è necessario eliminare dalle abitazioni qualsiasi traccia di lievito e di alimenti lievitati, simbolo del peccato, per rendere pura la propria vita. Alcuni pezzetti di pane vengono nascosti in angoli della casa, in modo che i bambini possano cercarli in una specie di caccia al tesoro a lume di candela, con uno scopo educativo. I pezzi di pane trovati vengono conservati tutta la notte, quindi vengono bruciati il mattino successivo. La cena della vigilia di Pesach è un momento importante, anch’esso intriso di una antica simbologia. Non devono mancare quattro coppe di vino rosso, più una dedicata al profeta Elia, pane azzimo, uno stinco d’agnello, uno di coniglio o un collo di pollo arrostito che simboleggiano l’agnello portato al Tempio per essere sacrificato. La cena prevede verdure o erbe amare, ad indicare l’amarezza della vita, una ciotola con acqua salata, simbolo delle lacrime versate dagli Ebrei in Egitto, in cui vengono inzuppati sedano, cipolla cruda o patata sbucciata e bollita. Non deve poi mancare una ciotola di charoset, impasto di frutta e frutta secca: mele, pere, noci e vino a simboleggiare la malta d’Egitto, utilizzata dagli schiavi israeliani per fabbricare i mattoni. I cibi sono sistemati sul ke’ arà, un vassoio particolare utilizzato in occasione del pasto di Pasqua.

 

Azzimo, il pane della afflizione

Il pane che compare in tavola, al centro del vassoio, è azzimo, ossia non lievitato. È il pane dell’afflizione, simbolo di servitù, pane del povero, segno della partenza improvvisa e frettolosa degli Israeliani dal paese d’Egitto. Il posto che corrisponde alla coppa di Elia viene lasciato vuoto, nel caso il profeta dovesse arrivare e sedersi a tavola. Elia infatti, secondo la religione ebraica, verrà e porterà con sé il Messia. Durante la cena, le portate si alternano a meditazioni, canti e letture dalla Bibbia, introdotte dalla domanda posta dai bambini secondo un preciso rituale sul senso della celebrazione, alla quale rispondono gli adulti. Gli adulti bevono quattro coppe di vino, secondo il rituale, quindi i bambini corrono ad aprire la porta di casa e tutti i commensali, alzandosi in piedi, esclamano in ebraico – Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Infine, vengono intonati canti tradizionali a celebrare la fede e la grandezza di Dio.

 

Giorgia Andretti

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