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Circoncisione: troppi bimbi perdono la vita

aprile 8, 2019 10:00 am

La circoncisione, pratica cultural-religioso, è sempre più effettuata anche nel nostro paese, purtroppo, in modo illegale, esponendo i neonati a serie problematiche fino al decesso

I primi giorni dell’anno a perdere la vita è stato un bambino di due anni vicino a Roma. Due settimane fa un neonato a Reggio Emilia e pochi giorni fa, un bimbo di soli tre mesi a Genova. Tre piccole vittime della circoncisione casalinga, una pratica che fino a qualche anno fa era sconosciuta dalle nostre parti, ma che l’immigrazione ha portato con se come patrimonio genetico a cui dovremmo abituarci.

 

La circoncisione è sempre più diffusa

La circoncisione consiste nella asportazione della pelle del prepuzio del pene, la sua funzione è ricoprire il glande. Se eseguito in una struttura ospedaliera, in ambiente sterile e con strumentazione adeguata, ovviamente in anestesia, l’intervento non ha particolari complicanze. Diventa un problema quando l’intervento si effettua tra le mura domestiche e senza anestesia su un bambino di pochi giorni, con strumenti non sterili e assolutamente inadeguati come coltelli da cucina, seppur ben affilati con conseguenti emorragie.  Le cronache riportano particolari da far accapponare la pelle. Un padre sostiene di aver circonciso personalmente il figlio neonato, perché a chiederlo in sogno era stato Dio. Nel caso di Genova, l’operazione era stata effettuata da un santone reperito su internet e pagato 80 euro. Con tutta la comprensione possibile che si può avere per le pratiche dettate dalla religione, il pensiero corre subito alla miseria che porta alla necessità di risparmiare denaro per poter rispettare una consuetudine che, secondo gli esperti occidentali, non ha motivazione di essere effettuata né per ragioni igieniche né per motivi di salute.

 

Dove è diffusa la consuetudine della circoncisione

La circoncisione rituale viene eseguita in molte zone del mondo, per ragioni di tipo culturale, religioso e medico. La si pratica per esempio nei paesi a religione musulmana ed ebraica e in parte dell’Africa. A discrezione dei genitori, anche in America del nord. In Europa l’intervento è eseguito solo se necessario per cause urologiche, ossia nei casi in cui un uomo sia diagnostica una fimosi, ovvero la chiusura del prepuzio che ricopre il pene, il risultato è l’impedimento ad ottenere una erezione e quindi a compiere l’atto sessuale.  In assenza di fimosi, la circoncisione è dettata solo da ragioni di tipo religioso o culturali. Oggi, secondo i dati della Associazione dei medici stranieri in Italia, ogni anno nel nostro paese sono eseguite circa 5000 circoncisioni rituali, il 35%  delle quali in modo clandestino a casa e in strutture non autorizzate. Situazioni ad alto rischio di emorragia e decesso, che hanno spinto l’associazione a chiedere al Ministero della Salute di autorizzare la circoncisione nelle strutture pubbliche a livello nazionale e inserirla nei Lea. Stesso parere viene dal Comitato Nazionale per la Bioetica nel 1998.

 

Come limitare le complicazioni di una circoncisione

La comunità scientifica è invece divisa. Molti chirurghi urologi e pediatri ritengono che sia il momento di andare incontro a un’evoluzione di mentalità: la circoncisione rituale, quando non è motivata da ragioni di salute come appunto la fimosi, non ha alcuna ragione di essere effettuata. In ambiente domestico, mette a rischio la vita: in ambiento ospedaliero non è priva di rischi a confronto dei benefici e presuppone comunque un dispendio di risorse da parte del sistema sanitario, che potrebbero essere messe a disposizione per patologie serie e ben più gravi. D’altra parte si comprende la difficoltà di una famiglia straniera, desiderosa di rispettare una tradizione secolare e al tempo stesso stretta tra difficoltà economiche: l’intervento in privato può costare centinaia di euro. E a farne le spese è spesso un bambino di pochi mesi. Per questa ragione alcune regioni come il Piemonte hanno messo a disposizione tariffe agevolate: l’intervento è concesso a un prezzo accettabile. La speranza è che le famiglie con i bambini piccoli, attraverso il pediatra o le Asl, riescano a informarsi per evitare nuove tragedie.

 

Giorgia Andretti

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