prev
  • Il Medico risponde
  • Quando nascerà?
  • SOS adolescenza
  • Famiglia, Leggi e Diritto
  • Iscrizione newsletter
  • Mamma sei una sòla
  • Test di Edinburgh
next

Celiachia: oltre 200 mila sono gli italiani diagnosticati

febbraio 21, 2019 10:00 am

Sempre più numerose sono le diagnosi di malattia celiaca. I presidi diagnostici sono sempre più competenti e attendibili e le diagnosi più precise, la patologia è comunque in aumento

Il numero di persone cui viene diagnosticata la celiachia in Italia cresce sempre di più. Nel 2017 sono state superate le 200.000 diagnosi positive, parti allo 0,34% della popolazione, con un incremento di oltre 8 mila diagnosi, rispetto all’anno precedente. Il merito è delle nuove procedure diagnostiche che permettono di ridurre gli esami superflui e possibili errori.

 

Celiachia, il cuore del problema

La celiachia è una malattia ad appannaggio soprattutto delle donne, considerato che sono i due terzi dei malati e, soprattutto, è concentrata in alcune regioni. Le diagnosi di celiachia maggiormente accertate sono in Lombardia, nel Lazio, in Campania ed Emilia Romagna, mentre le regioni con minor numero di diagnosi sono Valle d’Aosta e Molise. Se si analizza invece la percentuale di persone celiache rispetto alla popolazione, allora il primato spetta alla Sardegna, seguita da Toscana e Provincia Autonoma di Trento. Secondo i dati pubblicati dal Ministero, negli ultimi sei anni sono state registrate 57.899 nuove diagnosi, con una media di circa 10mila all’anno. Nel 2017 sono state per la precisione 8.134, circa la metà dell’anno precedente. Un risultato da collegare all’entrata in vigore del nuovo protocollo diagnostico due anni fa, che ha portato ad un incremento delle diagnosi più moderato. Tutto questo, che a un primo momento potrebbe sembrare una brutta notizia, in realtà è positivo: i malati potranno essere curati al meglio, evitando le conseguenze come l’anemia, la crescita insufficiente, i problemi ossei e così via.

 

Celiachia, la novità nella legge

Inoltre dal 2017, con la revisione dei Livelli Essenziali di Assistenza – LEA  la celiachia è stata inserita tra le malattie croniche invalidanti, garantendo così l’esenzione per tutte le prestazioni sanitarie e gli alimenti senza glutine per celiaci, il fabbisogno giornaliero di carboidrati privi di glutine deve essere del 35%. L’unica prescrizione terapeutica per la celiachia è un regime alimentare privo di glutine. Nel 2017 il Servizio Sanitario Nazionale ha speso in prodotti senza glutine circa 250 milioni di euro, con una media annua nazionale di circa 1.200 euro pro capite. Inoltre, dallo scorso agosto, oltre alle categorie erogabili, sono stati stabiliti per decreto ministeriale anche i nuovi tetti di spesa per l’acquisto dei prodotti in esenzione, rivalutati per sesso ed età sulla base dei fabbisogni energetici, del livello di attività fisica, le esigenze nutrizionali e i prezzi medi di mercato. Nell’ambito dell’esercizio finanziario 2018, inoltre, sono stati pagati alle Regioni 320mila euro per somministrare pasti senza glutine e 534mila per le attività formative degli operatori alimentari della ristorazione.

 

Celiachia, la gestione dei bambini

Se convivere con la malattia celiachia  da adulti è relativamente semplice, non è così per i bambini. Per natura i bambini si confrontano quotidianamente con coetanei e quindi possono facilmente sentirsi un po’ diversi. Maggior attenzione e soprattutto l’educazione del bambino possono aiutare a superare tutto questo. Il primo ambito di confronto è con i famigliari: è quindi importante che non solo il bimbo, ma tutta la famiglia si privi dei cibi che contengono glutine, scegliendo solo gli alimenti permessi e combinandoli in ricette sfiziose, il piccolo deve imparare ad apprezzare e non subire la dieta. La legge da tempo prevede che le scuole di ogni ordine e grado eroghino pasti senza glutine per i celiaci identici nella forma a quelli degli altri bambini, ma preparati con gli ingredienti permessi. I genitori devono parlare senza indugio del problema con le insegnanti, in modo che il piccolo celiaco non avverta il peso psicologico della diversità della loro alimentazione rispetto ai coetanei. Il personale deve inoltre vigilare con discrezione sul bimbo celiaco: non deve ingerire pane o le merendine degli altri bambini, anche se è bene ricordare che l’ingestione accidentale provoca meno disturbi rispetto all’esposizione cronica al glutine. I piccoli con celiachia vanno insomma trattati come tutti gli altri bambini, non vanno tenuti sotto una campana di vetro. Possono e devono giocare e fare sport come tutti gli altri, hanno il diritto di andare alle feste, eventualmente con una sfiziosa merenda che susciti l’invidia degli altri bambini. Con il tempo e l’età impareranno da soli a regolarsi e a collegare certi alimenti con una sensazione di maggiore benessere.

 

Sahalima Giovannini

- -


ARTICOLI CORRELATI