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Figli unici per forza

maggio 23, 2003 12:00 pm

Ci si sposa più tardi, il lavoro è incerto, i bambini costano e le coppie rinunciano al secondo figlio Le coppie italiane si sposano desiderando almeno due figli, ma nella maggior parte dei casi rinunciano e si fermano dopo il primo figlio. Rinunciano e si fermano colpite dalla “sindrome del ritardo”, ossia l’insieme di circostanze…

Ci si sposa più tardi, il lavoro è incerto, i bambini costano e le coppie rinunciano al secondo figlio

Le coppie italiane si sposano desiderando almeno due figli, ma nella maggior parte dei casi rinunciano e si fermano dopo il primo figlio. Rinunciano e si fermano colpite dalla “sindrome del ritardo”, ossia l’insieme di circostanze economiche, sociali e culturali per le quali ci si sposa e si fanno figli sempre più tardi. E’ questa la conclusione del rapporto sulla fecondità in Italia curato dall’Accademia dei Lincei e presentato nei giorni scorsi a Roma in occasione di un convegno dal titolo “La bassa fecondità tra costrizioni economiche e cambio di valori”.
L’Italia è ormai il fanalino di coda in Europa per il numero di nascite: negli ultimi 30 anni il numero dei bambini nati dalle famiglie italiane è diminuito drasticamente, quasi dimezzato, passando dai 900.000 l’anno del 1970 ai 535.000 del 2001. Nel nostro Paese il numero di figli per donna è ormai precipitato al valore di 1,25 ed è, si rileva nel rapporto, “nettamente inferiore al valore occorrente per mantenere nel lungo periodo la stazionarietà della popolazione”.

Il lavoro incerto e i costi di un figlio
Le analisi presentate nel corso del convegno riescono a spiegare in gran parte i motivi di questa rinuncia generalizzata al secondo figlio da parte delle coppie italiane. Per un gruppo di esperti in statistica dell’Università di Padova, ad esempio, c’è “una correlazione negativa tra reddito e fecondità”, così come pesa sulla gestione della famiglia un “mercato del lavoro che non è in grado di accogliere le esigenze delle madri”. Il lavoro part-time, ad esempio, continua ad essere una opportunità “rara e spesso caratterizzata da un basso profilo professionale”. Si calcola inoltre che, dal punto di vista economico, un figlio costa una cifra pari al 22% del bilancio di una coppia senza figli (riferito al periodo 1987-2001). Vale a dire che una coppia che nel 2001 spendeva 2.500 euro al mese, se avesse avuto un figlio avrebbe dovuto spendere il 22% in più, raggiungendo così una spesa mensile di 3.050 euro per mantenere il tenore di vita precedente la nascita del bambino.

I desideri delle donne ed il cambiamento dei valori
Assegni familiari e congedi parentali retribuiti sono le proposte in favore della fecondità lanciate nel corso del convegno da alcuni degli studiosi presenti. “Oggi – ha osservato il demografo Antonio Golini, dell’Università di Roma “La Sapienza” – sono libere di realizzare i loro desideri le donne che non vogliono figli o che ne vogliono uno solo. La stessa libertà non c’è, invece, per le donne che ne vorrebbero due o tre”. L’aspetto economico, ha osservato però lo stesso Golini, non è l’unico fattore determinante: “E’ anche necessario – ha spiegato – un cambiamento di valori, dato che nella mentalità comune avere tre o quattro figli è ormai considerato una stravaganza”. Questo accade, ha aggiunto, “perché i bambini sono considerati un fatto privato di una coppia e non un valore sociale. Occorre invece – ha concluso – che la nascita di un bambino torni ad essere un bene collettivo”.

 

Matteo De Matteis

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