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L‘importanza della fantasia

maggio 16, 2003 12:00 pm

I bambini hanno bisogno di un loro mondo fantastico per crescere più sereni, più equilibrati e più felici. Nel momento dei reality show, della cronaca in diretta e della guerra in Tv, l’eccesso di raziocinio e il bombardamento di immagini legate alla realtà stanno uccidendo la fantasia. Ecco perché gli psicologi avvertono che un’infanzia senza…

I bambini hanno bisogno di un loro mondo fantastico per crescere più sereni, più equilibrati e più felici.

Nel momento dei reality show, della cronaca in diretta e della guerra in Tv, l’eccesso di raziocinio e il bombardamento di immagini legate alla realtà stanno uccidendo la fantasia. Ecco perché gli psicologi avvertono che un’infanzia senza fantasia può trasformare i piccoli di oggi in adulti tristi, fragili, pieni di ansie e paure. Attenzione però, sostengono sette esperti su dieci, le favole di una volta non sono più attuali e servono nuove fiabe: Cenerentola, il Principe Azzurro e la Strega Cattiva sono troppo lontani dal loro mondo e dal loro linguaggio. Da Tv e videogiochi si devono forse prendere gli spunti per favole nuove in cui anche i più piccoli possano riconoscersi.

Meno fantasia, più paure
E’ quel che risulta da uno studio condotto da Eta Meta Research, attraverso interviste a 50 psicologi, pedagogisti ed educatori. I rischi di una crescita senza fantasia sono innanzitutto per gli esperti la predisposizione a frequenti paure (32%), ma non basta, il bambino può diventare anche un adulto asociale (23%) o un uomo con un costante senso di inadeguatezza di fronte alle responsabilità (19%). Il segno di un’infanzia legata al reale può far sentire i suoi effetti anche sul piano dell’umore: il 15% segnala il rischio di adulti tristi e depressi. Insomma, la fantasia fa bene ai piccoli e ai grandi di oggi e di domani: “E’ lo stimolo fondamentale per la crescita, in qualsiasi fase – afferma la psicologa Mariolina Palumbo, esperta in disagi giovanili – Togliere o anche solo limitare la fantasia vuol dire mettere la parola fine all’era dell’uomo, e il rischio di trovarsi di fronte a generazioni di adulti incapaci di affrontare la vita e di avere stimoli per andare avanti”.

Fiabe adatte ai bambini di oggi
La fantasia, però non può essere stimolata negando ai bambini Tv, videogiochi e fumetti. Ne è convinta la quasi totalità degli esperti (79%) e cosi’ il 68% degli intervistati sostiene appunto che deve cambiare il mondo delle fiabe. E se il 14% si dice convinto che basterebbe qualche intervento per ri-attualizzare la favola di Cenerentola o di Peter Pan, solo l’11% è convinto che il mondo delle fiabe non dovrebbe assolutamente essere toccato. Per ri-attualizzate le fiabe, sottolinea il 36% degli esperti, il mondo da cui attingere è quello televisivo, che per ritmi e codici i bambini sentono proprio. Al secondo posto con il 21% ci sono i videogiochi, seguiti (15%) dagli eroi e i personaggi di fumetti e cartoni animati.

Televisone ancora sotto accusa
Tra i generi televisivi che maggiormente mettono a rischio lo sviluppo della fantasia dei bambini, gli psicologi e gli esperti intervistati non hanno dubbi, il primo posto spetta al boom di reality Tv che ha invaso il piccolo schermo (34%). Seguono le trasmissioni basate sulla cronaca (23%) e i contenitori domenicali (18%). No anche ai talk show (13%) e gli stessi Tg (11%). Tutti programmi non certo pensati per i bambini, ma che di fatto vengono visti anche dai più piccoli. Promossi invece, quali veri programmi salva fantasia, i documentari presentati da trasmissioni come quelle di Alberto Angela o di Alessandro Cecchi Paone (28%), ma anche i notiziari e i varietà pensati ad hoc per i bambini (23%): entrambi sviluppano fantasia e creatività. Se si passa poi a indagare quali possano essere i nuovi personaggi per possibili innovazioni di temi e figure delle vecchie fiabe, al primo troviamo i protagonisti della Melevisione (31%), il varietà pensato apposta per i bambini, che va in onda su Rai 3. Secondo gli esperti “appartengono ad un mondo fantastico e hanno in più il ritmo e il linguaggio televisivo in cui i bambini possono riconoscersi”.

 

Matteo De Matteis

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