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Genitori, che fatica!

aprile 17, 2003 12:00 pm

Famiglia in crisi, ma ottimista: è il quadro disegnato dal Censis intervistando 1300 tra mamme e papà Genitori affaticati, in difficoltà nel trasmettere valori positivi, preoccupati per il futuro dei figli. E’ il quadro disegnato da uno studio del Censis, intitolato “Pochi rischi, siamo genitori” e realizzato intervistando 1300 tra padri e madri distribuiti su…

Famiglia in crisi, ma ottimista: è il quadro disegnato dal Censis intervistando 1300 tra mamme e papà

Genitori affaticati, in difficoltà nel trasmettere valori positivi, preoccupati per il futuro dei figli. E’ il quadro disegnato da uno studio del Censis, intitolato “Pochi rischi, siamo genitori” e realizzato intervistando 1300 tra padri e madri distribuiti su tutto il territorio nazionale. L’indagine sembrerebbe confermare l’idea di una famiglia in crisi, ma delle risposte emerge anche l’immagine di una famiglia più responsabilizzata rispetto al passato e decisa a dare fiducia ai figli.

Le difficoltà del quotidiano
Secondo sette genitori su dieci (il 73%), oggi è molto più difficile fare il padre e la madre: il 29,6% ritiene che i figli facciano troppe richieste, il 23,9% (con punte del 30 per cento al Sud) che vi siano costi economici insostenibili e il 20,1% ha troppi impegni di lavoro. Quanto al futuro dei propri pargoli, ben il 65% dei genitori crede che avranno delle difficoltà a trovare lavoro, il 12,8% lamenta una scarsa offerta scolastica formativa e il 13,1% generiche difficoltà economiche. Cambiano anche i punti di riferimento e così se un tempo la laurea era il punto d’arrivo, oggi il 49,5% la ritiene importante dal punto di vista culturale ma non da quello economico (e nel Nord-Est il 30% la ritiene inutile). Diventano invece fondamentali le lingue (53%) e lo studio delle nuove tecnologie (41%).

I genitori si sentono soli
Al di là delle motivazioni economiche, lo studio evidenzia anche delle problematiche sociali che sono alla base delle difficoltà della famiglia del terzo millennio e che, forse, rappresentano proprio il nocciolo vero della crisi. Il 64% degli intervistati, infatti, ritiene che la famiglia sia oggi troppo sola perché nei momenti di bisogno non ottiene adeguato supporto da soggetti come scuola e servizi pubblici e ben il 50,9% pensa che la famiglia faccia fatica a contrapporre alternative valide ai modelli proposti dalla televisione. Il 49,6% sostiene invece che i padri siano troppo assenti lasciando alle madri l’educazione dei figli. Che però, secondo il 41,7% sono meno protettive perché stressate dall’eccesso di lavoro. E quattro genitori su dieci (39,5%) ammettono di non esser più in grado di trasmettere valori positivi. Quanto ai rischi a cui i figli possono andare incontro dal punto di vista sociale, la maggior parte delle famiglie (il 43,5%) è spaventata dagli incidenti stradali, il 41,1% dalla droga, il 32,2% dalle cattive compagnie, il 32 dalle malattie e il 27% dal rischio che i loro figli possano diventare vittime dei pedofili.

I segnali dell’ottimismo
I genitori italiani però, nonostante il quadro attuale da loro stessi dipinto presenti ben poco di positivo, guardano avanti positivamente, convinti che la famiglia saprà comunque trovare una soluzione per uscire dalla crisi e garantire un domani ai propri figli. A fronte di un 20,8% di pessimisti “totali”, il 64,2% degli intervistati ritiene che la famiglia sia in grado di affrontare da sola i rischi a cui i figli potrebbero andare incontro nel futuro e il 58,2% dei genitori si dichiara ottimista malgrado tutto. E un ruolo fondamentale è rappresentato dai nonni che sono diventati veri e propri punti di riferimento: da un lato perché sempre più autosufficienti e dall’altro perché, di fronte alla giornate frenetiche dei propri figli, sono gli unici che possono dedicare tempo “vero” ai nipoti. Il 41,3% del campione sentito dal Censis riconosce loro un aiuto concreto nelle attività quotidiane e il 44,5% ammette che il loro sostegno economico è stato fondamentale per la nascita della stessa famiglia e per la crescita culturale e formativa dei figli.

E tu che tipo di genitore sei?
Nell’ambito del suo studio il Censis ha individuato cinque gruppi tipologici di genitori italiani.
Tu in quale ti riconosci?
Previgenti (27,8%) – Sono famiglie con almeno due figli, residenti al nord e con una buona disponibilità di reddito. Sanno risparmiare, gestendo insieme come investire il denaro, e mostrano una predilezione per i prodotti assicurativi e i fondi d’investimento. Sono tra coloro che lamentano la bassa qualità dell’offerta formativa.
Ottimisti (24,3%) – Generalmente famiglie con un solo figlio, un buon livello culturale e una buona disponibilità di reddito. E’ in questa tipologia di genitori che è più forte l’idea che la famiglia possa farcela comunque a far fronte alle difficoltà garantendo un futuro ai propri figli. Gli ottimisti hanno una buona capacità di risparmio e spesso ricorrono ai fondi d’investimento. Sono anche coloro che spendono buona parte del loro denaro per la salute dell’intera famiglia e per acquistare una casa per i propri figli.
Rinserrati (8,7%) – E’ il gruppo meno numeroso e si tratta di genitori sotto i 40 anni, residenti in piccoli paesi del centro o del nord est, con una scolarità medio bassa, così come la disponibilità economica (al di sotto dei 1500 euro) e la capacità di risparmio. I rinserrati confidano molto sul supporto dei familiari.
Apprensivi (17,9%) – Si tratta generalmente di famiglie con più di due figli che vivono in centri di medie dimensioni del sud e del nord ovest. Hanno bassa disponibilità di reddito e nessuna capacità di risparmio. Sono piuttosto timorosi per il futuro dei propri figli e non credono che la famiglia, da sola, possa fronteggiare i nuovi rischi.
Preoccupati (21,3%) – Il nucleo centrale è composto da famiglie con almeno due figli che vivono in centri di media dimensione del sud e delle isole. Per loro la prima preoccupazione è la futura collocazione dei figli nel mercato del lavoro e, per questo, cercano di lavorare sempre di più in modo da aumentare la disponibilità di reddito e, quindi, la capacità di risparmio.

 

Matteo De Matteis

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