

L’abitudine di rosicchiare le unghie, comunemente considerata un semplice vizio, è oggi riconosciuta come un vero e proprio disturbo psichiatrico. L’onicofagia è stata classificata dagli psichiatri americani impegnati nella revisione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali – DSM 5 – il testo di riferimento per la classificazione delle patologie psichiatriche tra i comportamenti ripetitivi focalizzati sul corpo all’interno della categoria dei disturbi ossessivo-compulsivi.
Il comportamento di rosicchiarsi le unghie è stato incluso nella categoria dei disturbi ossessivo-compulsivi. Questa decisione si basa sulla natura ripetitiva e compulsiva del comportamento, caratteristica comune a tutte le patologie di questo tipo. Gli esperti sottolineano che l’impossibilità di interrompere volontariamente l’azione senza incorrere in una reazione ansiosa è un elemento chiave per la diagnosi. Tuttavia, è importante precisare che non tutti i casi di rosicchiamento delle unghie vanno considerati patologici. Solo le manifestazioni più gravi, quelle che compromettono la funzionalità delle mani e interferiscono significativamente con le attività quotidiane, rientreranno nella definizione di disturbo. Questo può verificarsi quando le dita sono talmente danneggiate da ostacolare movimenti essenziali, influenzando negativamente la vita scolastica, sociale e sportiva del soggetto.
Le cause sono spesso radicate in stati di ansia e stress. Nei bambini, in particolare, può essere un segnale di disagio emotivo legato a cambiamenti familiari, conflitti o difficoltà relazionali. Il gesto autolesionista può essere interpretato come un modo di esprimere rabbia o frustrazione che non si riesce a manifestare altrimenti. Gli specialisti consigliano di affrontare il problema con delicatezza, evitando rimproveri che potrebbero aumentare l’insicurezza del bambino. Invece, si suggerisce di indagare sulle possibili cause di stress e di intervenire su di esse. È fondamentale coinvolgere educatori e insegnanti per avere una visione completa della situazione del bambino. Per aiutare a superare questa abitudine, si raccomanda di distrarre il bambino con attività che impegnino le mani. Sport come tennis, scherma o baseball possono essere particolarmente efficaci. Per le bambine, si può fare leva sull’aspetto estetico, insegnando loro a prendersi cura delle proprie mani in modo appropriato all’età.
L’uso di smalti amari o sostanze piccanti sulle unghie sono sconsigliati, non solo perché potenzialmente dannosi ma troppo speso sono inefficaci. L’approccio migliore è quello di affrontare le cause sottostanti del disagio emotivo e fornire al bambino strumenti alternativi per gestire lo stress. La riclassificazione dell’onicofagia come disturbo psichiatrico porta ad una maggiore consapevolezza ed a interventi più mirati. Tuttavia, è importante mantenere un approccio equilibrato, riconoscendo che non tutti i casi richiedono un trattamento clinico. Mentre il dibattito sulla natura dell’onicofagia continua, è chiaro che questo comportamento merita attenzione e, nei casi più gravi, un intervento mirato del medico specialista. L’obiettivo principale rimane quello di aiutare le persone, soprattutto i bambini, a sviluppare strategie sane per affrontare lo stress e l’ansia, promuovendo il benessere psicologico complessivo.
Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Responsabile scientifico Guidagenitori.it
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