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Aggressività, stato emotivo naturale da educare

Dicembre 2, 2019 10:00 am

La nostra specie esiste perché uno degli istinti primari codificati dal nostro DNA è l’aggressività Oggi ci siamo grazie al desiderio di conquista dello spazio vitale per l’esistenza dei nostri avi

I bisogni vitali: cibo, protezione e ricerca compagni; insieme agli stati emotivi negativi: paura, rabbia, dolore e frustrazione, se accompagnate da un’eccitazione elevata, possono attivare la risposta istintiva dell’aggressività.  Filosofi hanno iniziato ad occuparsi, nei secoli passati dell’aggressività sostenendo la tendenza innata ad essere aggressivi, già Hobbes nel 1650 sosteneva che gli esseri umani sono naturalmente malvagi e Freud, che ha vissuto il disastro della prima guerra mondiale, sosteneva che: sebbene le persone abbiano un istinto di vita hanno anche un istinto di morte. L’aggressività è un impulso verso la distruzione di sé stessi e degli altri, possiamo aggredire quando ci sentiamo minacciati, salvacondotto alla nostra sopravvivenza individuale e/o genetica. Il comportamento antisociale e l’aggressività, in una ricerca di qualche anno fa, erano più evidenti nei bambini gravemente maltrattati e questo effetto era ancora più forte per i bambini con una variazione genetica che riduceva la produzione di serotonina.

Strutture cerebrali chiave coinvolte nella regolazione dell’aggressività

L’istinto alla risposta aggressiva è controllato in gran parte dall’area più antica del cervello – l’amigdala – di concerto con altri sistemi legati alla paura: sistema nervoso simpatico. È in questa area del cervello che avviene la regolazione delle nostre percezioni relative alla paura e alla conseguente reazione aggressiva. L’amigdala modula anche le reazioni a esiti negativi, in particolare agli stimoli che percepiamo minacciosi o quando leggiamo le espressioni facciali di paura in altre persone.  In questo caso l’amigdala stimola il cervello a ricordare i dettagli così da evitare situazioni simili in futuro. Sostanze come il testosterone e l’alcol rendono la soglia di attivazione al comportamento aggressivo più bassa. Allo stesso modo, eventi come la frustrazione e alcune forme psicopatologiche: ADHD, stato maniaco-depressivo, disturbo border line di personalità e psicosi, possono attivare e amplificare l’istinto aggressivo. Fortunatamente altre aree del cervello sì attivano con la funzione di controllo della risposta e conseguente inibizione delle tendenze aggressive, la più importante risiede nella regione della corteccia prefrontale. È questa l’area deputata al controllo della risposta aggressiva, tanto più l’area si è auto modulata tra genetica e epigenetica, tanto più siamo in grado di controllare gli impulsi aggressivi. Una ricerca americana ha scoperto che la corteccia cerebrale è meno attiva negli assassini e nei detenuti nel braccio della morte, suggerendo che il crimine violento può essere causato almeno in parte da un fallimento o da una ridotta capacità di regolare le emozioni.

Altre sostanze possono amplificare l’aggressività

L’ormone sessuale maschile è associato ad una maggiore aggressività non solo nell’uomo ma anche negli animali seppur più debole negli umani. Il testosterone influenzando lo sviluppo fisico: forza muscolare, massa corporea e altezza, consente al maschio di esercitare l’aggressività con maggior successo. Sebbene le donne abbiano livelli più bassi di testosterone nel complesso, sono comunque influenzate, infatti, nei momenti di maggior aggressività nelle donne è presente un temporaneo aumento del livello di testosterone. Ricerche recenti hanno individuato il ruolo della serotonina nella modulazione dell’aggressività. Bassi livelli di serotonina predicono l’attivazione di atti aggressivi. La serotonina svolge, di concerto con le aree prefrontali della corteccia cerebrale, il ruolo inibitore dell’aggressività. L’alcool invece libera in modo esponenziale l‘aggressività, il consumo eccessivo aumenta la probabilità di risposte aggressive alle provocazioni, anche in persone normalmente non aggressive, possono infatti reagire con violenza quando il tasso alcolemico è elevato. Sembra che l’alcol modifichi i circuiti neuronali nella corteccia prefrontale lasciando libera l’aggressività. Anche la temperatura ambientale è associata ad una maggior aggressività. Più la temperatura è elevata maggiore è il livello di aggressività. Le regioni più calde in genere hanno tassi di criminalità più elevati rispetto alle regioni più fredde e fatti violenti accadono di più nei giorni caldi rispetto a quelli più freddi e negli anni più caldi rispetto agli anni più freddi. I ricercatori che studiano la relazione tra calore e aggressività prevedono che il riscaldamento globale produrrà probabilmente ancora più violenza.

Le emozioni negative causano aggressività

La frustrazione, determinata dal confronto sociale, alimenta i pensieri e sentimenti spiacevoli, e sono proprio questi inconvenienti a stimolare comportamenti violenti. L’effetto catarsi dovrebbe far sentire meglio le persone, e di fatto questa convinzione porta le persone a impegnarsi nella pratica dei videogiochi violenti, molti studi però hanno dimostrato che questi approcci possono avere effetto contrario. Bambini con problematiche cognitive o forme con difficoltà comunicative, incluso l’autismo,  possono manifestare aggressività. I ragazzini con queste difficoltà psichiche manifestano aggressività proprio a causa della loro difficoltà a gestire l’ansia e la frustrazione. Ragazzini con ADHD, pur sperimentando l’aggressività non riescono a elaborare quello che dall’esterno viene percepito come tale, in realtà loro non pensano e programmano nulla, agiscono e basta. Differente è invece l’aggressività sperimentata dai ragazzini con disturbo della condotta, loro sono intenzionalmente dannosi, necessitano per questo di un trattamento terapeutico. Alla base dell’aggressività possono anche essere riscontrate lesioni organiche, come nel caso di ragazzini con danno al lobo frontale o alcuni tipi di epilessia.

Ruolo dell’epigenetica nell’aggressività

I neonati maschi Sioux, nativi americani, erano portati fino all’esasperazione del pianto da fame, una volta attaccato al seno, al piccolo venivano inflitti dei pugnettini sulla testa per disturbare la soddisfazione del succhiare, dopo tanta attesa, e in alternanza, il piccolo veniva staccato velocemente dal seno, così da provocare ulteriore pianto e rabbia. I Sioux, tra tutte le tribù native erano riconosciuti per essere una delle tribù più aggressive.

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psicologo, Psichiatra, Psicoterapeuta cognitivista

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