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Tuoni e lampi: i temporali provocano paura nei bambini

Novembre 4, 2019 10:00 am

Il temporale, un fenomeno atmosferico autunnale del tutto normale anche se, spettacolare, nei bambini piccoli può causare un vero terrore. Aiutiamoli a superare la paura dei tuoni

Il cielo sempre più nero, vento forte, lampi, tuoni e tanta, tanta pioggia: il temporale è un fenomeno naturale che da sempre attrae l’uomo, in un misto di fascino e paura. Poeti e pittori hanno rappresentato l’evento atmosferico nel corso dei secoli, segno che non lascia indifferenti. Ecco perché i bambini, a partire dall’anno circa in poi, spesso ne hanno paura. Niente paura, si tratta di una normale fase di passaggio nella crescita. Con il passare del tempo il timore si attenuerà automaticamente, ma nel frattempo  aiutarli ad essere più sereni.

 

Trasmettere sicurezza ai bambini è d’obbligo

A volte, la paura del temporale è la conseguenza dei timori degli adulti: fobie non risolte e atteggiamento preoccupato quando si scatenano tuoni e fulmini possono influenzare negativamente i più piccoli. I genitori, la mamma soprattutto, sono il punto di riferimento dei bambini: vedere il viso preoccupato degli adulti, sentirli esclamare – che paura – quando si scatena un tuono, può far nascere nei piccoli la convinzione che, in effetti, ci sia qualcosa da temere. Di conseguenza è importante mantenere un atteggiamento sereno quando c’è il temporale, cercando di risolvere le proprie paure per evitare di trasmetterle ai figli. In altri casi, non c’è una vera e propria ragione: il bambino ha paura del temporale perché è normale provare paura verso qualcosa di incomprensibile,  è uno stato emotivo certo non piacevole, che aiuta a prendere le distanze da quello che può essere pericoloso. I bambini vanno rassicurati, sempre

 

Fulmini e tuoni: uno spettacolo naturale

La paura nei confronti di tuoni e fulmini si può vincere inventando una specie di divertimento: al sicuro dietro la finestra, tenendo ben stretto il piccolo, si può giocare a chi vede per primo il lampo più grande e luminoso. Si spiega al bambini che il fulmine disegna una sorta di serpentello nel cielo scuro, se poi il bimbo ha paura soprattutto del rumore del tuono gli si può raccontare la s toriella del Nubista, ovvero, una specie di guardiano del   cielo che proprio come uno spazzacamino allontana i fulmini spaventandoli  con il rumore forte. Si c ercherà poi di distrarre il bambino facendolo concentrare e guardare le gocce  di pioggia che cadono sul vetro, le foglie e gli alberi mossi dal vento. Se poi il bambino prende confidenza anche con i tuoni, si può giocare alla conta: quanti secondi passano dopo aver visto il lampo, prima che si senta lo scoppio del tuono. Impostandolo in modo giocoso, il piccolo potrà presto superare la paura perché conoscerà quello che ha davanti.

 

Quando sono più grandicelli

Diverso è l’atteggiamento che va assunto con i bambini più grandi, loro sono già in grado di capire alcune cose. Ai tragazzini si possono raccontare storie e leggende, approfittandone quindi anche per aumentare la loro sete di sapere. Si può raccontare che una volta gli uomini credevano che fosse un dio, Zeus oppure Giove, a scatenare la tempesta nel cielo quando era arrabbiato con l’umanità, oppure quando voleva inviare segnali sulla terra. Va detto che, in quei tempi antichi, gli uomini vivevano in case più piccole e insicure rispetto a oggi e che non c’erano le conoscenze scientifiche e meteorologiche moderne. Il temporale, infatti, non è altro che un fenomeno naturale, dovuto all’incontro di correnti fredde e calde nelle parti più alte dell’atmosfera, dalle quali si scatenano cariche di elettricità che danno origine ai lampi e che il tuono, avvertito molto più tardi, è il rumore prodotto proprio dall’esplosione. La spiegazione che viene fornita ai ragazzini più grandi deve andare di pari passo con l’educazione:è buona norma restare al chiuso durante il temporale perché i fulmini possono cadere su qualcposa di appuntito che li attrae, proprio quelloo che fanno i parafulmini. Quindi: mai restare in piedi o ripararsi sotto un albero o una roccia appuntita isolata, perché in quel caso diventa pericoloso proprio per l’attrazione che fisicamente gli oggetti appuntiti richiama i fulmini.

 

Sahalima Giovannini

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