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Baby gang: genitori in cerca di giustificazioni

maggio 7, 2019 10:00 am

Mamme e papà, ogni tanto chiediamoci se facciamo il possibile per vigilare su come i nostri ragazzi passano il loro tempo libero, così da non essere costretti a cercare scuse inopportune

Non è colpa dei ragazzi, il paese piccolo offre poco, ci sono solo alcuni bar. Questa è la giustificazione della mamma di uno dei ragazzi per discolpare suo figlio, uno dei minorenni della banda di adolescenti che ha picchiato, fino a farlo morire, un pensionato di soli sessantasei anni nella propria casa a Manduria, in provincia di Taranto. Il pensionato aveva già esposto, qualche settimana prima di essere oggetto di aggressioni da parte di un gruppo di ragazzi, al locale posto di polizia. Purtroppo, a nulla è servito neanche l’esposto fatto dai vicini di casa che segnalavano gli episodi di violenza davanti casa del pensionato.

 

Minorenni, fino a quando vanno giustificati

Il nostro ordinamento giuridico riconosce la capacità di agire al compimento dei diciotto anni, in alcuni casi però al minore di sedici anni compiuti può essere riconosciuta la capacità di agire per legge, si tratta dell’istituto del minore emancipato. Il Tribunale in questo caso emette il provvedimento dopo aver accertato un adeguato livello di maturità del minore, sarà quindi in capacità di contrarre un matrimonio con tutte le conseguenze che mettere su una famiglia comporta. Quindi, se un ragazzo per legge a sedici anni può attendere ad una famiglia ed è in capacità di condurre una piccola vettura, rispettando le regole del codice stradale, significa che è in grado di valutare le sue azioni.  A maggior ragione sarà in grado di valutare se sta facendo del male a una persona, ovvero picchiarlo al punto tale da ridurlo in fin di vita. Le bravate, come alcuni sostengono rappresenti l’episodio in questione, possono essere considerate tali solo se non ne viene coinvolta la vita di nessuno, né degli animali né tanto meno delle persone. Le bravate che ledono il fisico e la psiche delle persone non possono essere accettate e non dovrebbero mai essere messe in atto da nessuno.

 

La violenza non può mai essere tollerata mai

La banda dei ragazzi di Manduria di cui si parla, ha un‘età compresa tra i sedici e diciassette anni, due di loro hanno venti anni, tutti ragazzi alti e ben capaci, possiamo ancora considerarli Baby? È forse arrivato il tempo di utilizzare un linguaggio più appropriato quando ci rivolgiamo ai nostri figli più che adolescenti. Sono ormai ragazzi avviati alla maturità e come tali in grado di comprendere il significato della violenza. La violenza puramente gratuita come quella messa in atto non può essere giustificata, mai. Può essere accettato il gioco vivace, irruento, ma picchiare solo per il gusto di esercitare la violenza non può essere contemplata nell’educazione di un bambino, solo per ricordarlo, i comportamenti aggressivi vanno stigmatizzati e stroncati fin dai primissimi anni di vita.

 

I principi dell’educazione si apprendono in famiglia

Essere genitore con successo significa lavorare molto duramente – è la frase slogan del nostro lavoro, è stata estrapolata da alcuni lavori di John Bowlby, medico, psicologo e psicoanalista, padre del cognitivismo e grande studioso dello sviluppo della personalità e del legame madre-bambino nel contesto famigliare. Sicuramente ci sono e possono essere comprensibili alcune situazioni di disagio in famiglia che fanno crescere ragazzi con problemi. In questo caso però, tali situazioni vanno individuate per tempo, in primis dalla famiglia, dal pediatra di famiglia, dai vicini di casa ed infine dalla scuola. Non possiamo sempre giustificare atti di violenza inaudita con con il disagio sociale, la società può avere delle colpe, oserei dire che la colpa più grave è quella del silenzio, è quella delle persone che fanno finta di non vedere, non me ne vogliano gli abitanti del posto ma, davvero nessuno si è mai accorto di questa situazione oltre i vicini di casa del pensionato? Essere genitori significa vegliare e modificare i comportamenti non adeguati, significa  mettere delle regole,  dire no e vietare i comportamenti non opportuni e se non si è in grado di farlo è doveroso chiedere aiuto. Il primo passo che un genitore responsabile dovrebbe fare quando raggiunge la consapevolezza della non capacità di gestire l’educazione è affidarsi ai consultori famigliari, agli oratori oppure agli educatori specializzati. Chiedere aiuto oggi significa salvare il proprio figlio da eventuali intemperanze che potrebbero condurlo un giorno chiuso tra quattro mura proprio come è capitato oggi ai ragazzi di Manduria.

 

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica

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