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Insonnia, disagio sempre più conosciuto

Aprile 9, 2019 10:00 am

Un tempo l’insonnia iniziava con la terza età oggi, purtroppo, è sempre più diffusa grazie alla vita frenetica che siamo chiamati a vivere e ai problemi quotidiani che non lasciano tregua

L’insonnia si insinua gradualmente tra le onde rivelatrici della qualità del sonno stravolgendo, alla fine, quella regolarità necessaria a farci svegliare il mattino riposati e pronti per affrontare un nuovo giorno denso di: lavoro, genitorialità o dell’essere nonni prestati ad accudire i nipotini.

 

Per un recupero ottimale il sonno deve essere regolare

Per un recupero delle nostre energie il sonno deve passare per tutte le fasi, ovvero per tutti i tipi di onde rilevate e tracciate dall’Elettro Encefalo Gramma – EEG e quindi:

  • Onde Delta lente – presenti nel sonno profondo
  • Onte Theta semi lente – presenti nel sonno REM – la fase in cui si sogna
  • Onde Alfa media – presenti nella fase che precede il sonno profondo, durano pochi secondi e sono anche chiamate: ipnagogiche
  • Onde Beta – presenti durante la veglia cosciente

Quando l’alternanza delle onde non è più rispettata fa la sua comparsa l’insonnia con difficoltà di addormentamento iniziale o con risvegli tra le varie fasi del sonno nel cuore della notte. Tutto questo disallineamento delle onde cerebrali rende stanchi fin dal risveglio mattutino.

 

Non sempre la stanchezza riallinea le fasi del sonno alterate

Andare a letto con la sensazione della stanchezza eccessiva, con le luci attenuate e silenziando l’ambiente dovrebbe far cadere immediatamente addormentati, al contrario, all’improvviso può capitare di sentirsi in preda ad una rivoluzione motoria: le gambe si muovono ripetutamente, la testa vaga sul cuscino e il corpo inizia ad assumere le posizioni più strane cercando di intercettare il sonno. L’unica sensazione provata è quella di sentirsi ancor più stanchi senza peraltro aver affaticati i muscoli durante il giorno. I pensieri prendono le distanze dal corpo e, anziché assecondarlo, iniziano a vagare tra le cose lasciate in sospeso e tra tutte le incombenze rimandate al giorno seguente. Se a tutto questo vagare del corpo e della mente si intermezza il pianto di un bambino perché un nuovo dentino cerca di bucare la gengiva oppure un brutto sogno richiede la presenza di mamma o papà, tutto diventa   ancor meno gestibile del solito. Se tutto questo si ripete notte dopo notte, il timore che stia accadendo qualcosa al nostro bioritmo potrebbe trasformarsi da un semplice timore in paura, la fobia di non riuscire più a dormire normalmente con tutte le conseguenze che la mancanza di sonno si porta dietro.

 

Insonnia: terapia farmacologica o rieducazione

Quando l‘insonnia si impadronisce della notte, si cerca di ricorrere ai ripari. E’ con grande difficoltà che si ricorre al medico di famiglia chiedendo un sostegno farmacologico a patto che sia leggero così da poter avvertire il pianto di un bambino. La prima sostanza che si richiede è la melatonina, un prodotto da banco utilizzato soprattutto dal personale delle linee aeree per abbattere il jet lag, il disagio dovuto all’attraversamento di almeno tre fusi orari. Purtroppo questo rimedio non è efficace nell’insonnia, al contrario le benzodiazepine sono efficaci ma fanno cade in un sonno più profondo facendo sì che il mattino la sensazione di stanchezza è ancora maggiore. Un rimedio ancora poco utilizzato per trattare l‘insonnia è la rieducazione al sonno, questa opportunità si può ottenere attraverso la Terapia Cognitivo Comportamentale – CBT. Il terapeuta lavorerà principalmente nell’andare a rintracciare le abitudini sbagliate attraverso un inventario ben dettagliato. Una volta trovato il ritmo sbagliato del sonno e soprattutto quali sono le abitudini che lo sottendono si inseriscono dei nuovi schemi di comportamento più adeguati allo stile di vita. La CBT cerca di identificare i comportamenti e i pensieri che attivano l’insonnia e in cambio offre strumenti e comportamenti positivi da sostituire alle vecchie e care abitudini. E’ ovvio che per eliminare le cattive abitudine e inserire i nuovi comportamenti non sono sufficienti poche settimane, è un percorso che può durare anche mesi. Il terapeuta inizierà a modificare le piccole abitudini comportamentali per poi passare ai pensieri. Ecco alcune regole basilari da cui partire:

 

  • Se il sonno non arriva entro i primi venti minuti da quando ci si è coricati, bisogna alzarsi e andare in un’altra stanza tranquilla con luci soffuse a leggere un libro cartaceo. Tutti i monitor devono essere spenti e quindi niente: televisione, smartphone o computer. Dopo circa mezzora di lettura, tornare nel letto;
  • Caffè, te, cioccolato e bevande gasate possono essere concesse fino alle ore 14,00, saranno proibite dopo tale orario;
  • Ovviamente niente pisolini;
  • Mettere i programma una sana attività motoria quotidiana, anche salire e scendere le scale a piedi va bene;
  • attivare una routine prima di andare a letto: fare un bagno almeno un paio di ore prima dell’orario programmato per andare a letto;

 

Per quanto riguarda le istruzione sui pensieri, sarà il terapeuta a guidare il nuovo sviluppo del sistema cognitivo.


Dott.ssa Rosalba Trabalzini
Psichiatra, psicoterapeuta, laureata in psicologia clinica

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