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Anche i bambini possono soffrire di ansia

novembre 30, 2018 10:00 am

Lo stato emotivo dell’ansia appartiene al genere umano da sempre ed è legato a particolari situazioni temute. E’ normale se si esaurisce con l’evento temuto ma potrebbe non essere così

I bambini possono soffrire di stati ansiosi, è importante distinguere se questa condizione è normale oppure nasconde un disturbo serio che va affrontato. Le situazioni di timore o di apprensione fanno parte del normale sviluppo emotivo del bambino e la loro presenza non è necessariamente segno di un problema. L’ansia è infatti una normale reazione al processo di adattamento: provare ansia, per esempio, quando si va da pediatra, si inizia la scuola o si ha un’interrogazione. In altri casi, l’ansia è segnale di malessere più profondo interferendo con il benessere del piccolo.

 

La causa scatenante potrebbe non essere facile da individuare

Se l’ansia è eccessiva per frequenza, intensità e durata, può rivelare la presenza di una problematica non risolta e che andrebbe indagata. In altre parole, se una semplice interrogazione a scuola o una festa diventano occasione per sintomi fisici come difficoltà respiratorie, vomito, rifiuto totale è bene indagare con l’aiuto del pediatra o dello specialista suggerito sempre dal pediatra. Il bambino potrebbe non aver ben superato la fase della separazione dalla prima figura di attaccamento, la madre, e come tale potrebbe avere una reazione emotiva inadeguata al suo livello di sviluppo manifestando ansia eccessiva quando si deve separare dalle figure per le quali prova attaccamento, ansia da separazione. Il piccolo, per esempio, potrebbe nutrire una preoccupazione non realistica circa incidenti che potrebbero capitare alle persone a cui il bambino è legato in maniera particolare, o la paura che esse vadano via e non tornino più. Potrebbe inoltre Immaginare che si verifichi un ricovero in ospedale o un incidente che potrebbe provocare la morte con la conseguente separazione dalle persone amate. Segnale di ansia patologica è anche la persistente riluttanza o rifiuto di andare a letto e di dormire se non è presente nella stanza un genitore. Il bambino con questo tipo di ansia può andare incontro a incubi ripetuti relativi alla separazione dai genitori e alla comparsa di sintomi somatici come il mal di testa, nausea e vomito nelle occasioni in cui si verifica la separazione da una delle figure di attaccamento, per esempio al momento di recarsi a scuola.

 

Il disturbo d’ansia da prestazione

La sindrome da ansia sociale è un disturbo caratterizzato da eccessiva timidezza nei confronti di persone poco familiari. La timidezza diventa così intensa da rendere impossibile, per il bambino, i normali rapporti interpersonali portandolo ad evitare ogni contatto con persone non ben conosciute. Il bambino, al di fuori della famiglia, può apparire isolato, timoroso, appartato, aumentando così il timore di non essere all’altezza di nessuna situazione. Il bambino con questa paura ricorrente e persistente, evita il contatto con gli estranei, se proprio necessario spesso compaiono associate manifestazioni somatiche varie. Una eccessiva tensione e preoccupazione riguardo al proprio comportamento porta il bambino a richiedere continue rassicurazioni senza le quali non riesce a portare a termine i propri impegni. La preoccupazione può riguardare eventi futuri, per esempio una verifica scolastica, una visita medica o eventi già verificatisi, quindi anche in situazioni nelle quali può essere messa in dubbio l’adeguatezza del comportamento tenuto.

 

L’intervento dello specialista può essere necessario

Se lo stato emotivo si protrae per più di un paio di mesi è necessario un approccio educativo al bambino ed alla sua famiglia, potrebbe essere necessario anche ottenere informazioni dalle insegnati per capire bene l’origine del disturbo. L’intervento psicoeducativo con il bambino e la famiglia è indispensabile per instaurare un’alleanza terapeutica ed una buona collaborazione per ogni forma di trattamento. I farmaci non sono indicati nei bambini al di sotto dei dodici anni, vanno quindi esclusi da subito, ma se il disturbo è davvero intenso si può ricorrere, sempre su prescrizione dello specialista, al alcuni rimedi omeopatici da affiancare ad una psicoterapia cognitivo-comportamentale largamente usata nei paesi anglosassoni. In ogni caso, di fronte ad un disturbo d’ansia importante, la decisione riguardo al trattamento da privilegiare deve essere legata non solo alla sintomatologia presente, ma anche al grado di interferenza dei disturbi nello sviluppo relazionale, cognitivo ed affettivo del bambino.

 

Lina Rossi

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