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Intelligenze multiple, ad ognuno il suo modo di essere. Parte A

maggio 17, 2018 10:00 am

Howard Gardner, neuroscienziato americano, professore ad Harvard porta avanti da oltre trent’anni la sua teoria delle intelligenze multiple. Ripercorriamo insieme il suo lavoro

È sciocco classificare gli esseri umani in due categorie: gli intelligenti e gli stupidi. Ogni singola persona è unico e non classificabile. Gardner ha iniziato il suo lavoro mettendo in discussione il concetto di intelligenza come metro di valutazione intellettuale, sostituendolo con la dimostrazione di un insieme di forme intellettive che possono coesistere tutte o in parte nella stessa persona.  Gardner ha quindi ben descritto sette tipi di intelligenza: musicale, linguistica, logico-matematico, spaziale, cinetico-corporale, interpersonale e intrapersonale. A queste forme andrebbero aggiunte: l’intelligenza culinaria, mistica ed ecologica. Passerò in rassegna i tipi di intelligenze, ma per poterle illustrare tutte, il lavoro sarà diviso in due parti: A pubblicata oggi e B la prossima settimana.

 

I test di intelligenza non misurano le reali capacità

All’inizio, quando Simon e Binet misero appunto in test del Q.I. ovvero il test per misurare il valore dell’intelligenza attraverso la Scala Binet-Simon, come avviene sempre quando si dispone di strumenti innovativi, è stato utilizzato per codificare l’intelligenza. Gardner iniziò così a chiedersi per quale motivo le persone considerate emergenti in politica, in finanza, nella scienza, della medicina o di altri settori, non sempre hanno mostrato il loro lato positivo anzi, il più delle volte hanno mostrato lacune inspiegabili. Gardner ha quindi iniziato un esperimento attraverso il Goodwork Project, intervistando più di 1.200 individui facendo emergere così una realtà misconosciuta fino ad allora ovvero, le persone che non mostrano il meglio di loro stessi possono essere professionisti eccellenti o viceversa, iniziando così a dar vita al suo studio.

 

Intelligenze multiple

La definizione del termine intelligenza così recita: è la capacità di risolvere i problemi o di creare dei prodotti, apprezzati e riconosciuti all’interno di uno più contesti cultuali. Immaginiamo ora questa definizione applicata alle diverse tipologie di intelligenza.

 

  • Intelligenza musicale – il talento musicale è la prima abilità che l’individuo riesce a manifestare. Lo studio dell’intelligenza musicale è sicuramente di aiuto a comprendere altre forme intellettive, ad esempio il linguaggio, potrebbero infatti far parte della stessa matrice genetica. Sicuramente ci sono eccellenze strutturare geneticamente e completate attraverso l’apprendimento all’interno dal contesto famigliare. Il piccolo Mozart a cinque anni compose il suo primo minuetto e a sei anni suonò davanti all’imperatrice Maria Teresa. Mozart nasce in una famiglia attiva musicalmente: il padre musicista e insegnate di musica, sorella musicista e quindi geneticamente predisposto, il contesto famigliare ha stimolato ulteriormente lo sviluppo delle aree cerebrali già attivate del linguaggio e nella sfera logico-matematica, basi complementari della musica. Per contro il piccolo Mozart non poteva definirsi un genio in altre abilità, ha avuto una vita totalmente sregolata.

 

  • Intelligenza linguistica – le radici del linguaggio parlato iniziano dal balbettio nei primi mesi di vita ed i suoni emessi sono uguali per tutte le culture, persino i bambini sordi emettono qualche suono. E’ con lo sviluppo delle ramificazioni neuronali che si compie la maturazione linguistica, ovviamente acquista importanza il contesto uditivo in cui il bambino è immerso. Il processo imitativo è fondamentale nello sviluppo del linguaggio, ci sono bambini molto attivi nell’imitazione ed altri meno, è così che si sviluppano bambini fenomeno o bambini con difficoltà linguistiche. Gli scrittori, poeti, saggisti e tutti coloro che lavorano con la parola e la scrittura, ovviamente hanno maggiormente sviluppato l’intelligenza linguistica. Jean Paul Sartre ne è un esempio concreto, già a cinque anni incantava coloro che lo ascoltavano, aveva un eloquio ben sciolto e organizzato: era un bambino abile nell’imitare gli adulti. A soli nove anni iniziò a scrivere racconti e nell’adolescenza aveva già scritto alcuni dei suoi libri. Il linguaggio si sviluppa attraverso un insieme di fatti: vocali, fonatori, uditivi e attraverso la scrittura simbolica, essenzialmente è un prodotto di due aree cerebrali attivate geneticamente e completate attraverso il processo dell’imitazione.

 

  • Intelligenza logico-matematico, in contrasto con le capacità linguistiche e musicali, la competenza logico-matematica è una forma di pensiero che può essere ricondotta al confronto con mondo degli oggetti. E’ infatti il confronto tra gli oggetti, nell’ordinarli e nello stimarne la quantità che il bambino piccolo affina le sue capacità nell’ambito della matematica con l’acquisizione del concetto dei numeri. Con lo sviluppo dei lobi frontali nella pre-adolescenza avanza il pensiero logico deduttivo, passando così dalla concretezza degli oggetti al pensiero astratto ed è qui che si avvia l’intelligenza logico-matematica: la porta verso la scienza e le conoscenze scientifiche. La conoscenza ha bisogno di essere ipotizzata, sviluppata e confrontata. Così stando le cose è difficile rintracciare una linea di confine tra la logica e la matematica: a tutti gli effetti sono una sola entità. È certo che Newton non avrebbe avuto l’opportunità di calcolare i moti dei pianeti, oggetto dei suoi studi, se non avesse avuto la capacità matematica di applicare il calcolo infinitesimale.

 

La prossima settimana seguirà l’esplicazione delle altre forme di intelligenza, vi lascio però con una frase rubata direttamente a Gardner: – L’apprendimento è l’unico antidoto contro la vecchiaia e lo porto ogni giorno ad Harvard con i miei studenti.

 

Dott.ssa Rosalba Trabalzini

Medico psichiatra, psicologo, psicoterapeuta

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