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Gestire la separazione

maggio 14, 2007 12:00 pm

Per un bambino l’uscita di casa di uno dei due genitori è sempre un evento traumatico: ecco come aiutarlo La separazione non è solamente scelta sentimentale, relazionale e sociale, rappresenta per chi la vive un evento traumatico con importanti ripercussioni sulla salute sia mentale che fisica. Il divorzio, come conclusione ultima di una storia affettiva,…

Per un bambino l’uscita di casa di uno dei due genitori è sempre un evento traumatico: ecco come aiutarlo

La separazione non è solamente scelta sentimentale, relazionale e sociale, rappresenta per chi la vive un evento traumatico con importanti ripercussioni sulla salute sia mentale che fisica. Il divorzio, come conclusione ultima di una storia affettiva, è un evento estremamente doloroso per tutti i membri che compongono il nucleo familiare, che porta innanzi tutto alla rottura dell’organizzazione familiare ed affettiva ed alla perdita di quelle sicurezze, derivanti dalla condivisione della quotidianità.

Bambini sotto stress
I bambini che assistono a scene di violenza in famiglia, quali i ripetuti litigi tra i genitori, subiscono danni nello sviluppo fisico, psicologico e sociale che possono essere paragonati a quelli dei piccoli che vengono maltrattati. È, infatti, accertato che gli stress più insidiosi sono quelli che i bambini vivono nel rapporto con i genitori o con gli adulti da cui sono affettivamente dipendenti o cui sono emotivamente legati. I bambini allevati in famiglie nelle quali esiste una notevole ostilità tra i genitori sono più aggressivi, irritabili o remissivi e non hanno un buon rendimento scolastico.
La cosa più preoccupante è però rappresentata dal fatto che i bambini tendono a vivere la separazione dei genitori come un tradimento o se ne assumono la colpa, vergognandosi per quello che accade in famiglia. Il bambino nella maggioranza dei casi penserà che il genitore non gli voglia più bene, sentendosi abbandonato, tradito e deluso. Se è vero che i figli soffrono a vedere litigare i genitori, è pur vero che desiderano avere accanto entrambi ad ogni costo. Inoltre sembrerebbe che, a differenza degli adulti, che tendono ad adattarsi agli stress ripetuti, i bambini reagiscono come se tutto accadesse per la prima volta, non riuscendo ad elaborare il dolore psichico connesso alla perdita degli affetti cari.

I segnali di un disagio
I segnali qui sotto elencati sono quelli a cui prestare attenzione e che devono funzionare come campanello d’allarme:

  • Disturbi del comportamento: aggressività, crudeltà verso gli animali, iperattività, comportamenti violenti contro di sé e gli altri, inibizione.
  • Disagi nell’area emotiva: ansia, rabbia, depressione, scarsa autostima.
  • Difficoltà a scuola: disturbi dell’apprendimento, scarso rendimento.
  • Sintomi psicosomatici: ansia, disturbi del sonno e dell’alimentazione.

    Età diverse, approcci diversi
    Per proteggere il più possibile i bambini da una situazione così stressante quale è quella della separazione coniugale, bisogna per prima cosa tenere conto della loro età.
    Il bambino fino a 5-6 anni non è in grado di ragionare sulle sue emozioni. Per questo è necessario cercare di non coinvolgerlo, parlargli di quello che sta accadendo in modo sintetico e senza scendere nei particolari, rassicurandolo sull’affetto di entrambi i genitori. Spiegazioni troppo accurate di ciò che accade porterebbero solamente ad un innalzamento del livello di tensione del bambino, che non è in grado di elaborarla mentalmente.
    Il bambino un po’ più grande (10 anni) è invece in grado di rimuovere i pensieri sgraditi e le emozioni dolorose. Questo non vuol dire però che debba diventare un’arma impropria nelle mani del genitore alla ricerca di un presunto appoggio, complicità o autorizzazioni da parte del figlio.
    Occorre sempre aspettare i tempi del bambino. Aspettare che sia lui a fare delle domande per poi rispondere in modo sincero ed autentico. Cosa ancora più importante è indispensabile rassicurare il bambino sull’affetto di entrambi i genitori, laddove la separazione non significa la perdita dei uno dei due, che, anche vivendo in un’altra casa, continuerà sempre ad amarlo.

     

    Dott.ssa Ilaria Ronchetti
    Psicologo

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