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Un ‘fantasma’ per amico

Gennaio 30, 2006 12:00 pm

Molti bambini inventano compagni di gioco immaginari: ecco perché accade e come bisogna comportarsi Il gioco svolge la funzione di accompagnare il bambino nello sviluppo delle sue capacità e della sua personalità, rappresentando il modo più divertente, naturale e spontaneo di imparare. Il bambino utilizza il gioco sia per conoscere se stesso sia per avventurarsi…

Molti bambini inventano compagni di gioco immaginari: ecco perché accade e come bisogna comportarsi

Il gioco svolge la funzione di accompagnare il bambino nello sviluppo delle sue capacità e della sua personalità, rappresentando il modo più divertente, naturale e spontaneo di imparare.
Il bambino utilizza il gioco sia per conoscere se stesso sia per avventurarsi alla scoperta del mondo che lo circonda. Il gioco gli permette, infatti, di mettersi continuamente alla prova, sperimentando le sue capacità di padroneggiare una determinata situazione ed offrendogli l’occasione di comprendere le relazioni che legano avvenimenti, oggetti e proprietà. Inoltre rappresenta una valvola di sfogo per le ansie e le paure del bambino, offrendogli la possibilità di vivere nel “gioco”, appunto, quelle situazioni negative della sua vita, le sue paure e frustrazioni. Ma il gioco è anche il regno della fantasia: è un mondo che si colloca a metà strada tra l’esperienza di sé come centro di un mondo totalmente soggettivo e il senso di sé come persona tra le altre persone. Permette inoltre al bambino di esplorare le proprie capacità di maturazione, di comunicare con gli altri, di coinvolgerli e di condividere con loro la sua esperienza.

Perché mio figlio gioca da solo?
Prima di tutto impariamo a riconoscere come il bambino vive il suo stare da solo. Infatti a fronte di situazioni “a rischio”, in cui è il gruppo di coetanei a rifiutare il bambino perché troppo timido od inibito, si possono osservare momenti in cui i piccoli scelgono autonomamente di dedicarsi ad attività e giochi solitari, che svolgono con serenità, creatività ed intelligenza. Questa scelta non deve allarmarci, essendo invece segno dell’acquisita capacità dei piccoli di stare da soli, senza ansie od angosce di abbandono, prodotto questo della costruzione di relazioni buone, dominate dalla fiducia e dalla sicurezza verso gli altri, in particolare verso i genitori.

Meglio soli o con l’amico immaginario?
Se nostro figlio ha un amico immaginario con cui parla, gioca o litiga dobbiamo preoccuparci? Significa forse che ha dei problemi o che ci sono dei problemi in famiglia?
Secondo la psicologa americana M. Taylor che ha recentemente pubblicato il libro “I compagni immaginari e i bambini che li creano” (Oxford University) circa il 60% dei bambini tra i tre e gli otto anni ha avuto per un certo periodo un amico immaginario. Crearsi un amico immaginario ha la funzione di aiutare il bambino ad affrontare ed adattarsi ad un ambiente complesso, qual è quello degli adulti. L’amico invisibile può essere un vero e proprio compagno di giochi per i più piccini, laddove per i più grandicelli diventa quel confidente a cui si possono dire quei segreti di cui si preferisce non parlare con gli altri.
All’amico immaginario i bambini possono attribuire desideri, intenzioni, capricci, bugie, paure, sensi di colpa e responsabilità. Se vista secondo quest’ottica di proiezione su un agente esterno di vissuti interiori, questa creazione fantasiosa può così rappresentare per i genitori una finestra sul mondo interiore dei propri figli.

Come reagire davanti all’amico immaginario?
Quando bisogna preoccuparsi di quest’amicizia un po’ speciale? Nel caso vi accorgiate che il bambino è talmente coinvolto nel suo gioco con l’amico immaginario da non volersi più divertire con i bambini veri, dovrete porvi rimedio consultando uno psicologo.
Sono comunque sconsigliati tutti i tentativi di rendere meno invisibile l’amico immaginario, magari riservandogli uno spazio reale, quale può essere un posto a tavola. L’amico invisibile deve restare tale, altrimenti il bambino potrebbe entrare in confusione rispetto alla dimensione del reale e del fantastico. Inoltre bisogna evitare di ridicolizzare questa fantasia con frasi del tipo “è una cosa stupida” oppure “non si può parlare con qualcuno che non esiste”, correreste il rischio di ferire vostro figlio portandolo a pensarci due volte prima di confidarvi un’altra cosa che riguarda il suo mondo interiore.

 

Dott.ssa Ilaria Ronchetti
Psicologo

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