

Se ci ammaliamo spesso o le infezioni sembrano durare più del normale, la causa potrebbe essere la qualità o la quantità del sonno notturno. Studi mostrano che dormire poco o male rende più probabile ammalarsi dopo l’esposizione a virus come il raffreddore o l’influenza, e che il recupero può richiedere più tempo. Il legame tra sonno e sistema immunitario è reciproco: non riposare adeguatamente indebolisce le difese, e trovarsi malati altera il sonno.
Durante il sonno notturno vengono prodotti gli anticorpi e le citochine, proteine fondamentali per combattere infiammazioni e infezioni. La carenza di sonno riduce la produzione di queste sostanze, lasciando il corpo con meno munizioni contro agenti patogeni. Quando siamo ammalati l’organismo aumenta la richiesta di citochine per contrastare l’infezione; se non dormiamo abbastanza, non le riproduciamo a sufficienza, rallentando la guarigione. Alcuni ricercatori ipotizzano inoltre che il corpo spinga a dormire di più durante la malattia proprio per concentrare le risorse sul processo di recupero, ad esempio favorendo la febbre o altri meccanismi riparativi. Questo legame si osserva anche nelle vaccinazioni: l’efficacia di alcuni vaccini è maggiore se si dorme a sufficienza nelle ore e nei giorni successivi all’iniezione.
L’insonnia, che rende difficile addormentarsi o mantenere il sonno, spesso richiede un approccio combinato di terapia comportamentale e, se opportuno, farmaci. L’apnea ostruttiva del sonno, caratterizzata dal collasso della muscolatura della gola durante il sonno con ripetute interruzioni della respirazione, frammenta il riposo e aumenta il rischio di ipertensione, ictus e aritmie; trattamenti possibili includono perdita di peso, posizionamento laterale nel sonno o l’uso di CPAP per mantenere le vie aeree aperte. La sindrome delle gambe senza riposo provoca disagio e spinta a muovere gli arti al momento di addormentarsi; strategie utili sono modifiche dello stile di vita, esercizio, massaggi o terapie specifiche. La narcolessia comporta eccessiva sonnolenza diurna e attacchi di sonno incontrollabili: non ha cura, ma può essere gestita con terapie e cambiamenti nello stile di vita.
Il rischio di sviluppare diabete di tipo 2 è maggiore quando il sonno è insufficiente o frammentato, con ripercussioni sui livelli di zucchero e sull’HbA1c. Problemi cardiaci e vascolari sono più frequenti in chi soffre di disturbi del sonno: l’apnea è collegata ad aumento della pressione, infarto e ictus. La mancanza di sonno favorisce anche l’aumento di peso; nei bambini questo è particolarmente critico perché il sonno influisce sullo sviluppo cerebrale e sui centri che regolano energia e appetito. Inoltre, obesità e cattivo riposo si alimentano a vicenda, creando un circolo vizioso che peggiora la qualità del sonno. Esiste infine un forte legame tra sonno e salute mentale: insonnia e depressione si influenzano reciprocamente. Trattare un disturbo del sonno, come l’apnea, può attenuare anche i sintomi depressivi. Perfino malattie infettive nuove come la COVID-19 mostrano interazioni con il sonno: la privazione di sonno aumenta la vulnerabilità e molti pazienti post-COVID riferiscono insonnia o disturbi del sonno persistenti.
Gli adulti dovrebbero mirare a 7–9 ore di sonno di buona qualità ogni notte; gli adolescenti 8–10 ore, e i bambini ancora di più, almeno 9–10 ore a seconda dell’età. Oltre alla durata, conta molto la continuità e l’assenza di risvegli o russamento significativo. Segnali come stanchezza diurna, sonnolenza o russamento forte meritano attenzione. Una diagnosi corretta e interventi mirati — modifiche dello stile di vita, terapie comportamentali, dispositivi medici o farmaci quando necessari — possono migliorare il riposo e, di conseguenza, rafforzare le difese e la qualità della vita.
Rossi Lina